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Stirpe di Marcello Fois

Stirpe-marcello-fois-einaudiStirpe di Marcello Fois è la storia di una famiglia che proviene dal nulla e che vuole lasciare un’impronta sulla Terra: Michele Angelo Chironi e Mercede Lai sono due figli illegittimi, cui qualcuno, pietosamente, ha prestato il proprio cognome. Il primo, prelevato da un orfanotrofio da un fabbro rimasto vedovo, l’altra messa ancora bambina a servizio di una famiglia che in casa ha tante cose inutili in un’epoca in cui si fa fatica a trovare da mangiare. Michele Angelo e Mercede un giorno del 1889 cominciano ad esistere uno per l’altra: si incontrano in chiesa e decidono con uno sguardo che quel momento chiamato amore verrà perpetrato nel loro matrimonio.

(…) Gli amori durano esattamente un momento perfetto, il resto è solo rievocazione, ma quel momento può essere sufficiente a dare un senso a più di una vita. (…) pag. 10

Si sposano dopo qualche mese, come due latitanti, senza troppi sfarzi e nella cappella secondaria: a far da testimoni il padre adottivo di lui e il sacrestano del paese. Il suocero ha lasciato loro l’officina di fabbro e due stanze sopra dove abitare. Michele Angelo è forte e molto bravo nel suo mestiere: a cavallo tra il XIX e il XX secolo le balconate di ferro sono molto richieste in una Nùoro che non è più fatta solo di campagna e di pastori ma anche di modernità: il paese ha ambizioni grandi, vuol diventare città e così decide sia di ingrandirsi, sia di diventare bella.

La famigia Chironi, con l’arrivo dei due gemelli Pietro e Paolo e con lavoro che permette loro di ingrandire l’officina e la casa, comincia a suscitare la curiosità del paese che vuol sapere tutto di questi due giovani così fortunati: Mercede rimane incinta una seconda volta ma perde un bambino e poi, in occasione della vendemmia della loro vigna, ne perde un’altra a termine gravidanza. È una brutta batosta per i due sposi che decidono, per non attirare l’invidia altrui, di vivere modestamente, al di sotto delle proprie possibilità: anche se possono permettersi di farsi dare una mano in casa, preferiscono ammazzarsi di lavoro per essere come tutti. La famiglia si ingrandisce benedetta dall’arrivo di altri due maschietti: Gavino e Luigi Ippolito. E Mercede rimane di nuovo incinta.

Nùoro nella sua ambizione decide di fare un salto di qualità raccogliendo fondi per far costruire una statua a Gesù Cristo risorto, il famoso Redentore che ancora oggi svetta dal monte Ortobene: i Chironi, per devozione, fanno una donazione sulla quale in tanti ricameranno. Quando poi decidono entrambi di saltare un giorno di vendemmia per andare alla messa di inaugurazione della statua, le voci sulla cifra favolosa da loro donata  si moltiplicano. I due figli maggiori, i gemelli ormai decenni, vengono incaricati di portare le paghe e le vettovaglie ai lavoranti impegnati nella vendemmia.
Ma quando i genitori tornano a casa, a sera, di Pietro e Paolo non c’è più traccia, né sono mai arrivati alla vigna. Li cercano per tutta la notte fino a quando un cane da caccia li trova sotto un cespuglio: qualcuno li ha derubati, uccisi e resi pasto per i cinghiali.

Il colpo è terribile: Michele Angelo e Mercede fanno molta fatica a riaversi. Lui dà fuoco alla vigna, che da allora in avanti verrà abbandonata, lei non metterà mai più piede in cimitero. È cominciato l’Inferno.
Sì, perché Fois, in maniera forse poco originale ma certamente efficace, divide il suo romanzo in tre cantiche come la celeberrima Commedia e fino alla messa per il Redentore la vita dei due sposi si è svolta come in Paradiso, ma da questo momento in poi la famiglia dovrà affrontare l’Inferno, che durerà oltre quarant’anni e si porterà via, un pezzo alla volta, la possibilità di dar vita ad una stirpe.

Le vicissitudini analizzate saranno molteplici e attraverseranno momenti topici come la Grande Guerra che si porterà via Luigi Ippolito, la seconda Guerra Mondiale che si porterà via Gavino e, fenomeno locale ma forse non troppo, il banditismo che si porterà via il ramo femminile della famiglia. Anche Mercede si perderà, nonostante nel frattempo abbia dipanato la matassa del mistero della morte dei figli gemelli attraverso il martirio della beata Antonia Mesina che l’autore ci racconta in un cameo che dà a questo suo il respiro del romanzo storico.

Scomparsa Mercede, resteranno, a portare avanti il fardello pesante dei tanti lutti, solo il patriarca Michele Angelo e la dolce Marianna.

La famiglia Chironi, venuta su dal niente, pian piano afferma la propria esistenza in una Nùoro ambiziosa a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Sebbene i suoi componenti siano modesti e non ostentino sia per indole che per volontà, il lavoro dell’officina cui partecipano Michele Angelo e Gavino, entrambi bravissimi, porta loro il benessere: Luigi Ippolito, lo studioso della famiglia viene mandato a studiare in città e lì porta a termine la sua semi-inventata storia delle radici della famiglia che a suo dire arrivano da uno spagnolo De Quirón: si tratta di una storia raccontata intorno al focolare che fa sognare senza illudere. Soltanto una volta Michele Angelo, affrontando suo genero, tirerà fuori la storia della propria nobiltà ma solo perché indignato dal fatto che la figlia e la nipotina debbano andare a trovare i genitori/nonni quasi di nascosto come se dovessero vergognarsi di qualcosa.

(…) tutti ci figuriamo essere predatori e invece siamo prede. Tutti ci sentiamo padroni e invece siamo sempre servi. Certo, ci vogliono generazioni per abituarsi al benessere, specialmente se il benessere è stato conquistato col sudore della fronte. (…)
pag. 31

Sembra quasi  un romanzo di verghiana memoria, dove il fare il passo più lungo della gamba (acquistare una vigna, mandare un figlio a studiare, sposare una figlia ad un nobile vero) preannuncia tragedie su tragedie che sembrano non voler finire.
Ma in questo Inferno ci sono anche dei momenti dolci, i ricordi:

(…) Ora a Mercede sembra di poter dire che la sua vita è stata una Via Crucis. (…) Eppure non si ha idea di quanti momenti felici si siano vissuti in quella casa (…). Sarebbe uno sgarbo a Dio dire che nella casa del maestro del ferro non è entrata mai la felicità.

Come la volta che Luigi Ippolito e Gavino decisero di portarla al mare. Che cosa fu ancora non si può raccontare, che non ci sono parole (…)
pag. 171

Ed un finale che lascia spiazzati e dà senso al tutto: tutto sembra perduto, la famiglia Chironi altro non è che un ramo secco in una desolazione di guerra. Siamo nel 1943, gli Alleati bombardano Cagliari e Nùoro è colma di sfollati cui dare riparo e ristoro. Marianna, anima conservatasi pura nonostante tutto, offre quella che è stata la casa dei suoi suoceri agli sfollati e si dedica, da brava figlia e padrona di casa, nonostante abbia fino ad ora vissuto da signora, a suo padre cui nasconde accuratamente la morte dell’ultimo figlio maschio rimasto in vita.

Ma il destino ha in serbo altre sorprese e viene a bussare alla porta di un povero vecchio e della sua devota figlia, un destino che ha un volto familiare che dà inizio al Purgatorio quale momento di conoscere la verità sul senso dell’esistenza della famiglia Chironi su questo mondo:

(…) Poi, poi tutto fu chiaro. (…) E la fine non è una fine.
Pag. 243

 

SCHEDA LIBRO

AUTORE: Marcello Fois
TITOLO: Stirpe
EDITORE:  Einaudi editore – Supercoralli
PAGINE: 250
EURO: 19,00
ISBN:  9788806157739
Fromato Kindle:Stirpe (Supercoralli)

 

NOTA SULL’AUTORE

Marcello_Fois_scrittoreMarcello Fois (Nuoro 1960) vive e lavora a Bologna. Tra i suoi tanti libri ricordiamo Picta (Premio Calvino 1992), Ferro Recente, Meglio Morti, Dura madre, Piccole storie nere, Sheol, Memoria del vuoto (Premio Super Grinzane Cavour 2007, Premio Volponi 2007 e Premio Alassio 2007). Stirpe ha ricevuto il premio Città di Vigevano 2010 e il Premio Frontino Montefeltro 2010.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA




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