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L’invenzione di Morel di Adolfo Bioy Casares

L’invenzione di Morel: breve romanzo fantascientifico del 1940 considerato l’inizio della carriera di Adolfo Bioy Casares, nonostante sia la sua settima opera.

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Adolfo Bioy Casares ha vissuto per molto tempo all’ombra del suo caro amico Jorge Luis Borges, uno dei più grandi autori della letteratura sudamericana e mondiale, dal quale si sgancerà definitivamente dopo la sua morte, ma è proprio nell’anno 1940 che abbiamo la grande svolta: la pubblicazione de L’invenzione di Morel, un piccolo romanzo fantascientico scritto sotto forma di diario. In più, in alcune edizioni (io ho letto quella in lingua originale edita da Austral), in nome dell’amicizia con Borges, è presente anche un prologo all’opera scritto da quest’ultimo, che si conclude con queste parole:

He discutido con su autor los pormenores de su trama, la he releído; no me parece una imprecisión o una hipérbole calificarla de perfecta.

(Trad: Ho discusso con il suo autore i dettagli della sua trama, l’ho riletta; non mi sembra un’imprecisione o un’iperbole qualificarla come perfetta)

La vicenda è narrata in prima persona da un isolano di cui non si saprà mai il nome ed è divisa in piccolissimi paragrafi che sembrano quasi degli appunti. E’ un fuggitivo che si nasconde su un’isola deserta da qualche parte nella Polinesia. Un giorno vede arrivare dei turisti che si stabiliscono lì e inizia ad aver paura di venire scoperto, ma improvvisamente nota una donna, tra questi, e s’innamora di lei. Inizialmente la guarda da lontano, la spia quando va a prendere il sole sulla scogliera e la vede mentre chiacchiera con Morel, un uomo barbuto che le parla in francese. In una di queste occasioni scopre anche che il suo nome è Faustine. Allora decide di mostrarsi a lei, ma quando lo fa la donna sembra non accorgersi di lui. Come mai? Forse lo ignora di proposito, quasi fosse una sfida nei suoi confronti. Man mano che passano i giorni però si accorge che nemmeno gli altri “turisti” lo notano, nessuno lo vede, nessuno lo sente, e, cosa ancor più inquietante, comincia a rendersi conto che le conversazioni, le azioni di queste persone si ripetono ogni settimana allo stesso modo: fanno sempre le stesse cose, dicono sempre le stesse frasi. Tra l’altro, da quello che sa lui circa l’isola sulla quale pensa di trovarsi, in quel territorio c’è un avvelenamento da radiazioni, che potrebbe essere la causa della sua presunta follia.

Un giorno però spariscono tutti e lui torna al museo (un posto che lui chiama museo, più esattamente) e cerca di capirci qualcosa, ma non trova tracce di vita recente, quindi pensa sia tutto dovuto all’ingestione di cibo avvelenato. Però più tardi ricompaiono tutti come se fossero sempre stati lì, e si rende conto di altre cose molto strane, nello specifico di due copie esatte di un pesce morto che aveva visto al suo arrivo e di due soli e due lune nel cielo. Allora inizia a formulare diverse ipotesi su tutto questo: “sono diventato invisibile?”, “ho una malattia che influenza la mia immaginazione?”, “sono esseri di un altro pianeta?”, e cose simili. Però riesce a scoprire la verità quando ad un certo punto sente e vede Morel che spiega agli altri turisti il funzionamento di una macchina che ha inventato lui stesso, che funziona grazie all’azione dei venti e delle maree e che gli permetterà di rivivere all’infinito i giorni passati con la donna che ama (Faustine?).

Allora l’isolano inizia a provare la macchina decidendo di inserire anche se stesso nella vita fittizia che verrà a crearsi, in modo tale da poter stare per sempre con la donna di cui si è innamorato, senza che sia un problema il fatto che è stata amante di Morel. Nelle ultime pagine il protagonista spiega dettagliatamente cosa gli succede mentre si sottopone all’azione dell’invenzione di Morel lasciandoci intendere che l’unico modo per poter avere l’amore di Faustine è morire.

I temi principali di questo romanzo sono: il binomio amore/morte, che è connesso con la solitudine del protagonista che per uscire dal suo stato e poter amare Faustine è costretto a morire; l’immortalità, in quanto la morte fisica e reale implica, grazie alla macchina, una vita infinita come soluzione a tutti i problemi; il controllo degli eventi, poichè grazie alla macchina sia Morel prima che il fuggitivo dopo riescono a plasmare il corso degli avvenimenti secondo il loro gusto, creando una sorta di vita di cui hanno deciso loro la trama.

Volutamente non ho descritto il funzionamento della macchina, è il fulcro di tutta la narrazione. Servirebbe solo a rovinare la lettura a chi fosse curioso di intraprenderla!

VOTO: 8

SCHEDA LIBRO

AUTORE: Adolfo Bioy Casares
TITOLO: L’invenzione di Morel
EDITORE: Bompiani
PAGINE: 146
EURO: 6,90
ISBN: 978-8845246845

NOTA SULL’AUTORE

L'invenzione_di_Morel_Adolfo_Bioy_CasaresAdolfo Bioy Casares (Buenos Aires, 1914 –1999) è stato uno scrittore argentino di libri di fantascienza e fantastici.  Il suo romanzo più famoso è L’invenzione di Morel (La invención de Morel). Tra i suoi libri ricordiamo anche Un leone nel parco di Palermo e Cronache di Bustos Domecq, entrambi editi da Einaudi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA




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Autore

laureata in lingue e culture moderne e studentessa in lingue e letterature moderne dell'occidente e dell'oriente. Siciliana, amante della sua terra e dei libri, coltiva anche altre passioni come danza e sport. Generalmente predilige i grandi classici, soprattutto italiani e inglesi, ma ama spaziare in tutti i campi della letteratura senza precludersi nulla.

Numero di articoli : 41

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