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Premio strega 2013, vince Walter Siti

… mi sarebbe tanto piaciuto essere stregata dal Premio Strega!

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Ci sono momenti in cui sarebbe meglio non leggere e non sapere. C’è stato un lontano momento della mia vita in cui mi domandavo come si potesse essere informati sugli eventi e sugli incontri culturali; fin dall’ultimo anno delle elementari i miei hanno deciso che per noi bimbi sarebbe stato meglio vivere in campagna, prima a Merate ridente paesino nella provincia di Lecco, e poi a Frascati e successivamente a Rocca di Papa, ai Castelli Romani, e quindi le mie opportunità di partecipare ad eventi mondani erano limitate da problemi prettamente logistici e di informazione. Poi nel passare degli anni le opportunità sono cresciute grazie all’agognata patente, alla libertà di movimento e alla diffusione delle informazioni in rete, di cui ancora oggi godo e che mi permettono di riuscirmi ad organizzare sempre, anche all’ultimo minuto.

Quando ho finalmente scoperto di poter seguire il Premio Strega anche in tv, mi sono detta “Ecco l’ultima barriera che ci divide da Villa Giulia è caduta!”. Ma ho scoperto anche, con mio grande rammarico, che forse, sarebbe stato meglio che rimanesse ben barricata. Sono due anni che seguo questo evento in tv, anche perchè non ha mai avuto troppe sponsorizzazioni (poi si lamentano che in Italia non apprezziamo quello che abbiamo!). In più assistiamo ogni anno alla fiera delle vanità che mette in luce il lato “horror” della cultura, l’incubo di ogni lettore. Nessuno ha più nulla da dire. Ma intendiamoci, non è che non ci sia, il problema è che quel che c’è da dire pare evidentemente scontato o necessita di essere espresso in maniera altisonante, altolocata o peggio contemporanea. Io la definisco craxiana, ovvero come i discorsi politici della prima repubblica, dopo ore di sermoni se ti mettevi a parafrasare i termini utilizzati, vocabolario alla mano, ti rimanevano frasi che si presentavano come un mero elenco di vocaboli messi insieme senza alcun senso.

Questo è quello che ho visto lo scorso anno, in cui andava di moda sottolineare la “verticalizzazione della narrativa”, e quest’anno dove si passava dalla “scrittura che ha bisogno di consapevolezza collettiva” della Maraini, proprio nell’anno in cui Garzanti pubblica Steiner che sostiene che lettura e scrittori abbiano bisogno di silenzio e raccoglimento, a “una scrittura con controcanti”, che non significa “attributi”, ma credo si riferisse al significante della storia ma non ne ho la certezza.
Persino gli autori stessi sembrano perdere l’uso della parola quando vengono intervistati.  Paolo Di Paolo, alla domanda “In quale personaggio si ritrova di più” risponde all’intervistatrice una serie di frasi che non dicono assolutamente nulla, lasciandola così interdetta da costringerla a rivolgersi al critico che ha presentato il libro (quello dei controcanti per intenderci) onde trovare una via d’uscita.

Colui che si salva è in fondo solo Walter Siti, persona e non personaggio (almeno in pubblico), con una propensione al “silenzio opportuno” (ovvero nel momento necessario) ma che non si risparmia di fronte alle domande. Per il resto si sapeva già che avrebbe vinto, non appena aperta la diretta già su Twitter anticipavano la vittoria – tant’è che qualche neofito si è e ha domandato se la trasmissione fosse effettivamente “in diretta”- e per fortuna lo spoglio non è stato tanto lungo come lo scorso anno in cui, nonostante si avesse già l’idea del vincitore, si è prolungato all’inverosimile forse per ragioni televisive. Tutto da buttare allora? No, quest’anno le letture sono state fatte da una professionista e ci auguriamo che l’anno prossimo insieme alla professionista vengano scelti brani con altrettanta professionalità, visto che quelli letti quest’anno sembravano essere stati selezionati a caso. Il voto elettronico mette poi a tutto un’aura tecnologica che arricchisce un salotto che guarda alla cultura italiana dal ’47 – e fino ad oggi sembrava non aver carpito questo mutamento epocale – anche se presentatore e intervistato del momento lo attribuiscono ad una necessità derivata dai social (di cui non ho ancora ben capito la correlazione!) e non ad una semplice questione organizzativa (ve l’avevo detto che hanno la propensione a complicare qualsiasi cosa?).

Un altro mondo, e salotto, rispetto a quello che nel 1947 decreta vincitore Ennio Flaiano con il suo “Tempo di uccidere” nato da una richiesta di Longanesi, quel premio che vedeva Maria Bellonci (scrittrice in cerca di un editore che ebbe la possibilità di pubblicare tramite l’interessamento di Goffredo che poi diverrà suo marito) e i suoi amici premiare uno sconcertato Ennio che proprio non era così contento di vincere. E alla frase che molti intervistati hanno ripetuto ovvero “Questo premio aiuta la lettura e i libri” mi piacerebbe rispondere “Di chi?”. Nessuno degli interpellati ha dato la benché minima idea di aver letto i libri in questione. I libri e la lettura vengono aiutati da chi legge e racconta esperienze di lettura e non da chi impapocchia qualche frase sparsa letta qui e lì, magari in quarta di copertina.

Siti, con il suo Resistere non serve a nulla  lo leggerò sicuramente, Perissinotto forse, Di Paolo l’ho già fatto e ve lo consiglio caldamente perché è veramente un lavoro ben fatto. Per Romana Petri e Simona Sparaco probabilmente attenderò, perché, sempre in risposta a quelli che sostengono che questo galà aiuti la lettura, non ho estremi per entrare in libreria e scegliere di comprare i loro libri. Infine, un’informazione per Capranica, che solitamente adoro: Antonio, i voti elettronici, non sono mai segreti!

Questo è quello che ho visto io e voi?

Buone letture, speriamo!

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA




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