I miserabili di Victor Hugo è la stupenda storia di Jean Valjean, una vita per redimersi dal furto di un tozzo di pane.

I miserabili-Victor hugoI miserabili è il romanzo del francese Victor Hugo pubblicato nel 1862, considerato uno dei pilastri della letteratura francese e mondiale. Il periodo in cui si svolge la storia è quello successivo alla Restaurazione, un arco di tempo dal 1815 al 1830. Il romanzo, per il quale Hugo impiegò quasi quindici anni a scrivere, fu spesso criticato da coloro che erano vicini al governo di Napoleone III perché lo ritennero immorale e celebrativo nei confronti delle rivoluzioni precedenti. L’opera comunque ebbe un grande successo non solo in Francia ma anche in molti altri paesi, tanto che nello stesso anno della pubblicazione venne tradotta in italiano, greco, portoghese e inglese, raggiungendo un ampio pubblico straniero.

Hugo già in altri scritti si era interessato alle tematiche sociali o alla dignità dell’uomo, ma solo nel 1845 ideò un romanzo che parlasse di coloro che occupavano l’ultimo (o addirittura sotto l’ultimo) gradino della gerarchia sociale. Poiché questo progetto parlava della miseria, il primo titolo fu Les Misères, ma fu interrotto e ripreso quasi dieci anni più tardi durante l’esilio finché non fu pubblicato nel 1862.
Se abbiamo detto che i personaggi sono stati scelti tra gli “ultimi” della società, e questo bene o male faceva parte delle tendenze dell’epoca, vediamo adesso nel dettaglio chi sono e qual è la trama di questa grande opera.

Il protagonista dei protagonisti

Jean Valjean è un ex galeotto. Doveva scontare solo pochi anni di carcere per il furto di un tozzo di pane in un panificio con cui voleva sfamare i figli della sorella; tuttavia, per aver tentato più volte la fuga, è stato considerato recidivo e ha scontato la galera per ben diciannove anni. All’inizio del romanzo lo “vediamo” (ed è questa la cosa strabiliante, ci sembra proprio di vedere i nostri personaggi mentre si svolge la vicenda, come se fossimo con loro) in cerca di un alloggio in diverse locande che però lo rifiutano, fino ad approdare alla casa di un vescovo che invece, con suo grande stupore, lo accoglie, lo sfama e gli dà un letto. Ma Valjean dopo un po’ decide di scappare rubando dei candelabri e qualche posata d’argento, viene trovato dalla polizia e riportato in casa del vescovo come ladro. Il buon uomo dichiara di essere stato lui stesso a regalare al poveretto quella roba e Jean Valjean viene liberato. Questo è il momento in cui inizia il percorso, potremmo dire, di purificazione dell’anima del nostro ex forzato: il vescovo, rappresentante di Dio, gli sta dando la possibilità di passare dalla parte del bene e di rimediare ai propri errori.

Così si stabilisce in un paesino povero, Montreuil-sur-Mer, dove grazie al denaro ricavato dalla vendita delle posate d’argento del vescovo (i candelabri non li venderà mai, per ricordo) riesce a creare una fabbrica di bigiotteria dando lavoro a tante persone e trasformando quel posto in un fiorente centro di commerci. Diventa un uomo molto influente sotto il nome di Madeleine e viene nominato sindaco, ma come responsabile della polizia gli viene affidato Javert che conosceva Jean Valjean e dopo un po’ inizia a sospettare che Madeleine sia lui. Ma poi crede di sbagliarsi dato che viene trovato un delinquente che tutti pensano sia Valjean. Il vero Valjean però non riesce a permettere che qualcuno paghi al suo posto e va a denunciarsi, tanto che per tutto il resto del romanzo verrà inseguito da Javert. Nel frattempo però un’operaia della fabbrica, Fantine, muore e prima di spirare confessa a quello che lei crede sia Madeleine di avere una figlia, Cosette, affidata alla famiglia Thénardier, una famiglia di truffatori e delinquenti. Questi trattano la bambina come una serva, e Valjean decide di andare a prenderla e scappare insieme.

Cosette viene cresciuta con amore da quello che lei considera suo padre e si rifugiano in un convento grazie all’aiuto di un uomo che lui aveva salvato tempo prima, Fauchelevent. Cosette conosce un giovane di cui s’innamora segretamente, Marius, figlio di un soldato bonapartista che crede di essere stato salvato da Thénardier. Dopo varie vicissitudini i due riescono a conoscersi, ma devono dividersi perché Valjean, preoccupato per la figlia proprio a causa di Thénardier (che interviene spesso nel romanzo), vuole portarla via, e nel frattempo ha anche scoperto l’amore sbocciato e ha paura di perdere la ragazzina. Marius, disperato, decide di uccidersi e va alla barricata, ritrovandosi nel bel mezzo degli scontri tra polizia e rivoluzionari; quasi in fin di vita, viene salvato in tempo da Valjean che aveva capito la sua volontà di suicidio e si era precipitato per salvarlo. Lì c’era anche Javert che era stato fatto prigioniero: viene ordinato a Valjean di ucciderlo, ma questi spara in aria e fa fuggire il poliziotto che ormai non sa più cosa credere; mentre, infatti, prima era ligio al dovere e faceva ciò che andava fatto adesso, capisce che Valjean non è il male e deve a lui la propria vita, tanto che più tardi incontrerà l’ex galeotto e a sua volta lo lascerà libero. Questi saranno eventi destabilizzanti per Javert che deciderà di suicidarsi lasciandosi annegare.

Marius viene portato a casa del nonno e col passare del tempo torna in salute e può finalmente coronare il suo sogno d’amore con Cosette. Ma la verità deve venire a galla e Valjean gli confessa il suo passato, venendo allontanato gradualmente dalla famiglia. Paradossalmente sarà proprio Thénardier, perenne antagonista di tutti, a svelare a Marius come stanno davvero le cose, a dirgli quanto sia buono quell’uomo che credevano un assassino e un ladro e a permettergli di tornare con Cosette da Jean Valjean prima che fosse troppo tardi, prima della fine di un uomo che ormai ha compiuto la propria missione e che già da un po’ ha iniziato a vacillare:

“La pupilla era spenta; più nessun lampo; anche la lacrima era essiccata e non si raccoglieva più nella piega delle palpebre; il suo occhio meditabondo era asciutto. La testa era china, in avanti, il mento talvolta si agitava, e le rughe del collo scarno muovevano a pietà. Talvolta, quando faceva cattivo tempo, portava sotto il braccio un ombrello che non apriva. Le donnette del quartiere dicevano: «Dev’essere uno scemo!». I monelli lo seguivano ridendo.”

Le mie considerazioni sul romanzo

La tecnica descrittiva di Hugo è di una raffinatezza fuori dal comune. A parte qualche digressione di tema storico o sociale (ad esempio su Waterloo, sul monastero o sulle cloache di Parigi) la lettura dei Miserabili è molto scorrevole per tutte le pagine. Vedendo la mole del romanzo ci si potrebbe spaventare, invece non è per nulla pesante.

Colpisce molto la delicatezza con cui viene descritto l’incontro tra Valjean, omone alto, forte e rozzo, e la piccola Cosette, bambina indifesa, vestita di cenci e ridotta a schiavetta dei Thénardier, e soprattutto il momento in cui lui le regala una bambola, la più bella che ci fosse in vendita, donando alla bambina una grande gioia che non aveva mai provato. Un’altra cosa strabiliante è la perfetta descrizione dei personaggi e il loro continuo riapparire: vengono introdotti, lasciati da parte per un po’ e poi tornano prepotentemente sulla scena.

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Victor Hugo
TITOLO: I miserabili
EDITORE: Newton Compton – Mammut
PAGINE: 960
ISBN: 978-88-541-1288-9

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