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Il mistero di Dan Brown

Il mistero Dan Brown… e i dubbi amletici sui best seller.

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Correva l’anno 2004 in Italia. Una nuova moda impazzava tra le bocche frementi di lettori pendolari. Un nome e un’opera d’arte folleggiavano su tutti i quotidiani e in tutte le discussioni pseudo colte, fomentando una reazione a catena: imitazioni, libri, imitazioni di libri, imitazioni di sorrisi, parodie, ricerche, ricercatori, viaggi, domande, dubbi. Il tutto incentrato su un grande nome e una grande opera. Leonardo Da Vinci. La Monna Lisa.

Il 2004 era l’anno che segnava una riscoperta mondiale dell’arte rinascimentale italiana? Un particolare anniversario legato a La Monna Lisa del noto Da Vinci? O semplicemente passione artistica? Inizialmente, nulla avrebbe fatto sospettare che una tale fama fosse legata non tanto al talento del più noto artista italiano rinascimentale (Buonarroti non me ne voglia), bensì ad un libro. Un romanzo. Un best-seller mondiale di nazionalità – guarda caso – americana. Il made in USA e in UK è ormai una consuetudine nel campo dei best-seller da un po’ di anni a questa parte. Ciò che ha però reso Dan Brown il re dei thriller (se così si possono definire seppur nella loro particolarità e specificità i suoi romanzi) è l’elemento “colto”. Un professore universitario nel ruolo dell’eroe indiscusso alla ricerca di indizi in un passato che si fa oscuro, tortuoso, sconosciuto. Sette, organizzazioni internazionali, trame insidiose minacciano dal passato un futuro apparentemente roseo e vanno a formare il mix vincente che garantisce all’ormai famosissimo scrittore americano e alle case editrici di tutto il mondo che pubblicano i suoi romanzi fior fior di quattrini.

I numeri parlano chiaro: Il Codice Da Vinci vende ben 80 milioni di copie, secondo quanto riportato dal sito dell’editore italiano Mondadori . Inferno, l’ultima “fatica” di Brown, è record di vendite a solo un giorno dall’uscita nelle librerie italiane (senza contare il record di prevendite).

Ma qual è allora il segreto di Dan Brown? Perché i lettori lo amano così tanto? Qual è la formula vincente dei suoi best-seller?

Una cosa è certa: il 2004 non segna di certo la nascita dei cosiddetti best-seller, i quali vengono alla luce molti secoli prima. Dumas dice qualcosa? Daniel Defoe? La formula è la stessa: si sceglie un eroe con cui il lettore ha la possibilità di identificarsi, si allunga il brodo, si dà un tocco di suspense tra un’avventura e l’altra, un po’ di charme, un po’ di brio, morti cruente e ad effetto, sacrifici umani, un po’ d’amore, un po’ d’intrigo. Con l’aggiunta di indovinelli e segnali criptici incastonati negli angoli più invisibili di opere d’arte note ai più. E i lettori restano incollati fino all’ultima riga. Perché Robert Langdon è sì un professore di Harvard, ma ha anche la stoffa dell’uomo d’azione in versione nerd (come dimenticare il fantastico orologio di Topolino e la sua ben nota claustrofobia descritta dall’autore con minuzia di particolari per pagine e pagine?). E’ un abile nuotatore – come ricordato in tutti i volumi, Langdon ci tiene a tenersi in forma facendo varie vasche di prima mattina nella confortevole piscina di Harvard – corre che è una meraviglia, è instancabile negli inseguimenti e la sua mente si mantiene sempre lucida nonostante la stanchezza accumulata. Una sorta di supereroe universitario che tiene il lettore con il fiato sospeso con quelle che appaiono essere intuizioni brillanti e nozioni scritte su libri di studi avanzati vietati ai cervelli più comuni. La verità è che Dan Brown è molto astuto nel saper accozzare voci di corridoio, leggende metropolitane e fiabe della più comune tradizione orale facendole passare per veritiere. Brown – c’è da riconoscerlo – è un vero e proprio maestro dell’arte della simulazione: le tesi di Langdon e i suoi infiniti aneddoti sul passato sono convincenti, dettagliati, apparentemente privi di contraddizioni e/o intoppi. Se da un lato si può accusare Brown di scrivere dei thriller epici all’insegna della ripetizione e della stessa formula di base, dall’altra non si può negare il suo potenziale immaginativo.

Dumas dichiarava senza mezze misure di prolungare a dismisura i suoi romanzi perché pagato per ogni parola che inseriva settimanalmente. Personalmente, imputo questa prolissità innanzitutto a un’esigenza inconscia, in tempi moderni, di far corrispondere in maniera forzata la quantità alla qualità. E’ la cosiddetta affezione ai personaggi che caratterizza soprattutto gli scrittori di saghe, thriller e sequel i quali non a caso riprendono personaggi precedenti per narrare nuove storie, quasi entrando in un circolo vizioso, una dipendenza cronica. Solo che a volte questa soluzione può risultare vincente, ma in altri casi – soprattutto quando si tratta di sequel – non è necessaria. Col passare del tempo infatti, i romanzi di Dan Brown – seppur brillanti nella loro capacità di rendere veritiera la più sciocca delle leggende metropolitane – rischiano di diventare prevedibili e la frenesia narrativa di Langdon finisce per essere scambiata per spocchia gratuita. A lungo andare, il lettore sa che il suo eroe preferito sa. Allora perché sfoggiare con tanta presunzione il suo sapere? Per sminuire i lettori? O per sminuire la controparte femminile dell’eroe (che, come in tutti i sequel di James Bond, si rivelano intellettualmente pari se non superiori al protagonista)?
No, la risposta è un’altra. Riprendendo le fila del discorso precedente, dall’altra parte ci sono le dure leggi del mercato e dell’editoria che non sono cambiate. I best-seller vendono per la loro originalità tematica (elemento che li rende merce appetitosa per il largo pubblico) ma non variano nelle rigide regole stabilite e tramandate nei secoli dagli editori. Il best-seller si caratterizza, stilisticamente parlando, per una scrittura semplice e fresca, personaggi ben descritti e dai ruoli fissi (oltre che sufficientemente definiti a livello psicologico), trama complessa ma regolare e dalla fine prevedibile ma non del tutto scontata. In parole povere, scambiando gli elementi il risultato non cambia, se non per il tema.
Dan Brown scrive per attirare la curiosità dei lettori, quindi per vendere. E per poter vendere, deve allungare il brodo, far parlare per pagine e pagine anche a rischio di ripetersi. E’ la dura legge del mercato a cui gli autori di best-seller devono piegarsi. Da Dumas a Dan Brown. Senza eccezioni.

Quindi, in conclusione, qual è il segreto di Dan Brown? Perché i lettori continuano a leggere i suoi best-seller nonostante alcuni dei suoi trucchetti siano ormai venuti alla luce del sole?

Certo, Robert Langdon permette al lettore di fare ragionamenti logici, viaggi nel tempo, considerazioni di tipo artistico e letterario eppure non può essere questo l’unico motivo a spingere tutti noi a comprare i suoi romanzi. La verità è che i sequel e le saghe mettono il lettore nelle condizioni di affezionarsi all’eroe. Noi, i lettori, i soggetti interessati in prima persona, amiamo Robert Langdon. Viviamo, corriamo, sussultiamo e capitoliamo insieme a lui in ogni sua avventura. Ed è questo che ci spinge a sopportare i suoi dialoghi prolissi, la sua claustrofobia da professore nerd preparato e il suo atteggiamento un po’ da sciupafemmine disinteressato. I best-seller creano un’atmosfera di familiarità incondizionata. Dan Brown ne ha fatto la chiave del suo successo, creando un personaggio tanto vicino quanto distante dal target di riferimento. Ovviamente, ci sono tante altre ragioni per screditare o ammirare questo scrittore, ma chi sono io – o voi – per dare un giudizio insindacabile sui suoi best-seller? Dopotutto Dumas e Defoe sono entrati nel canone della letteratura mondiale. I romanzi di Dan Brown passeranno il test dei memi di Richard Dawkins? Saranno i lettori del futuro a decidere le sorti di Robert Langdon. Per il momento godiamoci il suo presente così com’è, con annessi e connessi.

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Numero di articoli : 5

Commenti (1)

  • Agostino de Santi Abati

    La Gioconda è il ritratto di Pacifica Brandani amante di Giuliano de Medici a breve libro che svela i segreti celati dal dipinto dal luogo del panorama e suo significato alla data di inizio del ritratto 15.., ai messaggi celati e molto altro ancora. IL VERO CODICE DA VINCI di Agostino de Santi Abati (Vir Bonus Nomen Nescio)

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