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Intervista a Flavio Villani, autore de L’ordine di Babele

L’ordine di Babele è il primo romanzo di Flavio Villani, pubblicato nel 2013 ed edito da Laurana.

La vicenda.

Nel 1954 Vincent Pollack, agente del Dèuxieme Bureau, si trova a Saigon e il suo obiettivo è trovare ed eliminare Babel, la spia che lavora contro l’intelligence francese. È ossessionato dalla sua missione, perde di vista anche la sua vita coniugale: la moglie Isabelle ha un amante, e incinta di una bambina lascia il marito e torna in Francia. Questa bambina, che si chiamerà Emmanuelle, diversi anni dopo vorrà scoprire chi è suo padre: Vincent, Pierre Kastòr (ufficialmente psichiatra del Bureau, segretamente inquisitore dei prigionieri e amante di Isabelle) o lo stesso Babel, chiunque egli fosse? La ragazza indaga il passato cononoscendo le versioni di Vincent e di Pierre, per trovare le risposte di cui ha bisogno su suo padre e sull’identità di Babel.
L’opera di Villani si dipana lungo sei decenni e le ambientazioni sono multiple, spazia su tre continenti diversi. Il mistero lo scioglierete voi lettori.

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Flavio Villani è nato a Milano nel 1962, ed è neurologo. Ha lavorato negli Stati Uniti come ricercatore nel settore della neurofisiologia e come scrittore ha esordito con L’ordine di Babele. Ho apprezzato moltissimo questo romanzo e ho deciso di fargli un’intervista per conoscere meglio lui e il suo libro.

Innanzitutto, un caloroso benvenuto a Flavio Villani su Leggeremania, siamo contenti di ospitare un autore al suo primo romanzo.

Iniziamo subito con le domande.

  • Come mai un neurologo, che ha quindi una formazione scientifica, decide di scrivere un romanzo? E che collegamenti possono esserci tra la professione di medico e il tuo romanzo?

In realtà non mi sembra che in questo ci sia una contraddizione. È vero, l’idea che abbiamo oggi del medico oscilla fra quella, positiva, di uno scienziato e quella, negativa, di un tecnocrate, dimenticando che tradizionalmente il medico è anche un umanista. Per me quindi non c’è alcuna incoerenza fra il possedere una formazione scientifica, essere neurologo, e scrivere romanzi. Anzi, credo che un approccio rigoroso, “scientifico”, alla scrittura sia un grande vantaggio.

La gestazione de L’Ordine di Babele è stata piuttosto lunga. Ho iniziato a scriverlo nel 2006 e l’ho terminato all’inizio del 2011, con periodi d’interruzione durante i quali ho scritto altre cose, per lo più racconti e poesie. Le difficoltà maggiori le ho incontrate nel tenere sotto stretto controllo una materia complessa, cresciuta nel tempo oltre le attese, con la difficoltà aggiuntiva di avere scelto una struttura non convenzionale. Una struttura basata su salti temporali e spaziali. Il rischio era quello di cadere in grossolane contraddizioni, ripetizioni, errori. Infine, penso che seguire i propri personaggi per diversi decenni, dall’infanzia all’età della pensione, richieda una ferrea coerenza, cosa su cui ho dovuto lavorare non poco.

  • Ti sei ispirato a qualcuno in particolare per caratterizzare i personaggi principali?

Non specificamente. Ovviamente quando si scrive un romanzo con un forte sfondo storico è difficile non subire le suggestioni che arrivano dai personaggi reali in cui ci si imbatte nella fase di documentazione. Ma questo è anche il bello del confrontarsi con la realtà.

  • Facendo riferimento in particolare alla cornice storica in cui si collocano le storie di Vincent, Isabelle e Pierre, viene da chiedersi: Flavio Villani è un appassionato di storia?

Sì, un interesse per la Storia l’ho sempre avuto. Si comprende il presente attraverso l’analisi del passato. Nulla di nuovo, ovviamente, ma ho l’impressione che ultimamente si tenda a dimenticarlo, come se non ci fosse più nulla da imparare dagli errori del passato. D’altra parte vorrei avere una chiave d’interpretazione del reale, e l’analisi storica me la fornisce. Detto questo ci tengo a sottolineare, e l’ho anche fatto nel libro con un breve “disclaimer”, che L’Ordine di Babele non è un romanzo storico, ma, un oggetto complesso (non complicato) in cui entrano la Storia, ma anche e soprattutto, le relazioni fra le persone, siano esse amorose o familiari, le passioni, i tradimenti. In sintesi, in questo romanzo i personaggi e le loro vicissitudini esistenziali sono costantemente al centro della narrazione.

  • Io ho sempre ammirato chi si mette in gioco e si sottopone al giudizio degli altri; anche per questo non potrei scrivere nulla, per paura delle critiche negative. Hai avuto qualche dubbio del genere quando hai deciso di pubblicare il tuo lavoro?

A dire il vero no. La possibilità che qualcuno non apprezzi il tuo lavoro c’è sempre. In ogni campo. L’unanimità è difficilmente raggiungibile e forse neppure auspicabile, dato che ricorda il pensiero omologato che tanto piace a chi vuole controllare le masse. A maggior ragione in un campo come quello letterario dove il giudizio è spesso quasi solo soggettivo. La possibilità di essere criticati non deve costituire un deterrente. Molti scrittori scrivono per il proprio piacere, molti per mestiere, ma tutti, credo senza eccezioni, desiderano essere letti. Perfino un diario intimo può essere utilizzato per comunicare, così come un messaggio in una bottiglia abbandonata nell’oceano. E quel qualcuno può essere un singolo o una molteplicità. Può essere reale o immaginario.

  • Grazie a L’ordine di Babele abbiamo visto che con le spy story ci sai proprio fare, anche se hai dichiarato altrove che il romanzo non fa solo parte di quel genere, ma preferisci considerarlo come un’opera di narrativa, al di là delle varie etichette. C’è, però, qualche genere in particolare in cui ti piacerebbe cimentarti in futuro?

In realtà penso sempre alle storie che mi piacerebbe raccontare in modo del tutto indipendente dai generi. Le distinzioni di genere mi sembrano gabbie all’interno delle quali rinchiudersi. Certo, a seconda della storia, dei contesti e di altre variabili, può essere necessario utilizzare strutture che rimandino ad un genere preciso. Arrivo fin qui. Di sicuro mi affascinano le situazioni ambigue, l’inganno e la mistificazione che si trovano nelle spy story e nei thriller. Sono in dirittura finale del mio nuovo romanzo che può essere in qualche modo assimilabile a un thriller. Ma non solo. Se poi penso al futuro mi piacerebbe scrivere una grande avventura epica, ambientata nell’ottocento, fra Europa e Africa.

  • Quali sono gli autori o le opere che hanno contribuito alla crescita di Flavio Villani come scrittore?

In fatto di letture sono onnivoro, anche se a periodi monotematico. Devo leggere continuamente. So che alcuni autori interrompono le loro letture mentre sono in fase di scrittura. Non so come facciano. Per me la lettura è fonte costante d’ispirazione, anche se quello che leggo non ha nulla a che vedere con quanto sto scrivendo in quel momento. Per quanto riguarda il passato devo dire che l’amore per l’avventura e le ambientazioni esotiche mi nasce dalla passione che ho sempre avuto per i racconti di mare, da Conrad a Melville. Due autori che ho amato moltissimo da ragazzo, ma che continuo ad amare tuttora. L’idea che la spy story crei l’ambientazione e le atmosfere ideali per affrontare questioni di natura esistenziale mi è nata da frequentazioni con autori come Graham Greene e il primo Le Carré. In questa direzione va anche la mia passione per Dürrenmatt: un maestro nell’utilizzare il genere per dire molto, molto di più. Ma su questo argomento potrei andare avanti a lungo, mi fermo qui.

  • Cosa pensi dei prodotti editoriali italiani di oggi? Si dice che il livello qualitativo si vada abbassando sempre di più, sei d’accordo?

Francamente mi sembra più che altro un luogo comune. In Italia ci sono molti ottimi autori, giovani e meno giovani. Nonostante il loro sicuro valore spesso sono tenuti ai margini del grande mercato editoriale dove invece vivono e prosperano calciatori, star televisive, ex comici, attori, attrici, politici. In poche parole: personaggi che, a prescindere dal prodotto “letterario” proposto, garantiscono visibilità, soprattutto televisiva. Il problema quindi è quanto gli autori, quelli veri, siano supportati dalle Case Editrici, e quanto l’editoria sia disposta a scommettere sulla qualità. Molto poco, mi pare, giudicando dalla pletora di seriali fatti con lo stampino, di trilogie erotiche e così via. Non a caso siamo grandi importatori di prodotti editoriali dall’estero, spesso di qualità non eccelsa, mentre esportiamo molto poco. Capisco che gli editori debbano vendere i loro prodotti. Questo è uno scopo condiviso con gli autori. Le idee su come arrivare a farlo non sono purtroppo sempre coincidenti. Sono convinto che il pubblico si adatti a ciò che gli viene proposto. Bisognerebbe provare a scommettere al rialzo. Alla lunga, credo, potrebbe pagare.

Grazie mille a Flavio Villani per la bella intervista e per il tempo che ci ha dedicato. Gli auguriamo tanto successo per L’ordine di Babele e gli facciamo un grandissimo in bocca al lupo per il suo prossimo lavoro!

 

SCHEDA LIBRO

Titolo: L’ordine di Babele
Autore: Flavio Villani
Anno di pubblicazione: 2013
Pagine: 560
Prezzo: 18 €
Editore: Laurana – Collana “Rimmel. Narrativa italiana”
ISBN: 978-88-96999-83-7

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA




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Autore

laureata in lingue e culture moderne e studentessa in lingue e letterature moderne dell'occidente e dell'oriente. Siciliana, amante della sua terra e dei libri, coltiva anche altre passioni come danza e sport. Generalmente predilige i grandi classici, soprattutto italiani e inglesi, ma ama spaziare in tutti i campi della letteratura senza precludersi nulla.

Numero di articoli : 41

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