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Tu, mio di Erri De Luca: intervista doppia

Tu, mio romanzo di Erri De Luca dal punto di vista di tre lettrici di leggeremania: Rosaria, Domizia e Arianna.

Tu, mio di Erri De Luca narra la vicenda di Carlo, durante un’estate, negli anni Cinquanta; il libro, intenso e appassionante, è la storia della consapevolezza, della maturità che si fa strada, senza le illusioni dell’adolescenza, dell’affermazione del dolore per la guerra appena finita, dell’amore che apre le sue porte.

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Domizia Moramarco e Arianna Di Fratta parlano del libro Tu, mio di Erri De Luca con un’ intervista doppia a cura di Rosaria Andrisani.

  • Perché hai deciso di leggere Tu, mio di Erri De Luca?

DOMIZIA: Ho iniziato a leggere i libri di De Luca dopo questa estate, spinta dal desiderio di conoscere questo autore di cui molti amici mi hanno sempre parlato con toni entusiastici. E poi si tratta di un italiano, e spesso conosciamo sempre poco degli scrittori nostrani. Devo ammettere che l’esperienza è stata intensa. Apprezzare uno stile talmente singolare, lirico, in lingua originale, è un grosso vantaggio per un lettore, consente di apprezzare meglio alcune sfumature, De Luca poi ricorre a metafore e a espressioni dai densi significati emotivi, che inevitabilmente scalfiscono la sensibilità di chi legge.

ARIANNA: All’università, ho un’amica che legge De Luca da sempre. Più volte mi ha consigliato di leggerlo perché lo considerava in sintonia con i miei canoni di lettura.

  • Come definiresti la scrittura di De Luca, in quest’opera?

DOMIZIA: Poeticamente sublime. Trovo che questo lungo racconto sia come una conchiglia luminosa approdata a riva, sulle spiagge di un’isola misteriosa. Aprendola il lettore si ritrova risucchiato in una dimensione che sa di sale e di sole, di ferita e di guarigione allo stesso tempo. L’aspetto sublime della storia raccontata sta soprattutto nell’atmosfera mistica che De Luca è riuscito a creare nell’evocazione del passato di Caia, eventi drammatici si trasformano in ricordi circondati da un alone di magia, l’unico balsamo, forse, in grado di addolcire la nostalgia e la malinconia di quanto ci viene strappato con la forza da un’ inspiegabile crudeltà.

ARIANNA: De Luca è un tradizionalista, uno scrittore molto legato alla storia letteraria italiana. È un autore da “prosa lirica”, cioè uno scrittore che scrive prosa metaforica e musicale. Parlo di “storia letteraria italiana” perché non abbiamo una forte tradizione romanzesca e il fatto che De Luca sia molto lirico ne è un esempio brillante. Quando scrive, sembra quasi che dipinga. Per noi italiani, scrivere bene equivale nella maggior parte dei casi ad essere “poetici”. Ma la mia non è una critica, solo una semplice osservazione. Anzi, la trovo una scelta adeguata. È ciò che cerca il lettore italiano.

  • Definisci il romanzo con un colore e spiegane il perché.

DOMIZIA: Ne scelgo due, che poi sono complementari l’un l’altro alla metafora del fuoco: il grigio e il rosso. Il primo richiama la cenere, calda, che nasconde scintille di fuoco che, rimestate, riprendono ad ardere, così come il protagonista, che da riccio silenzioso si trasforma in un giovane squalo che si dimena nelle acque del mare in tempesta.

ARIANNA: Verdastro. Il colore del mare in tempesta. Il colore dell’amore adolescenziale, ancora in erba. Il colore dell’inesperienza.

  • Ti è piaciuta la storia? Perché?

DOMIZIA: Molto. Ritengo che in poche pagine l’autore sia riuscito, ancora una volta, a coinvolgere il lettore in una storia emozionante e delicata affrontando un argomento difficile, come quello della Seconda Guerra mondiale, il cui eco risuona ancora fresco nelle coscienze di noi Italiani. Le riflessioni su quella che è stata vissuta da ignari soldati come una violenza gratuita, la forza esplosiva con cui si impongono certi ricordi e le remore con cui vengono nascosti questi stati d’animo, rendono la storia attuale. Inoltre, le domande che il giovane protagonista pone al pescatore che ha vissuto la guerra sulla sua pelle, pur permettendo di dispiegare questo silenzio faticosamente trattenuto, rivelano quanto sia difficile esporre a chi non c’è stato e, soprattutto, quanto spesso sia vano, ma allo stesso doveroso, cercare di riscattare un passato che ha segnato l’animo umano.

ARIANNA: Sì, mi è piaciuta. È un romanzo che riesce a mescolare perfettamente semplicità e complessità: ad un argomento apparentemente ingenuo (il primo amore adolescenziale estivo), De Luca accosta tematiche pesanti (la guerra, la paura, l’oblio, il razzismo, la memoria) senza appesantire il quadro d’insieme. È un romanzo che può essere letto in maniera scorrevole o approfondito interiormente, al lettore la scelta.

  • Hai letto altri libri di De Luca? Se sì, quali?

DOMIZIA: Il mio incontro con questo autore è recente, come ho riferito poc’anzi, e il suo primo libro acquistato è stato Storia di Irene, l’ultimo pubblicato da Feltrinelli. Dopo le prime pagine, che mi hanno colpito per la liricità intensa, ho sentito l’esigenza di fermarmi e di andare a ritroso, per il gusto di scoprire passo passo la scrittura di De Luca. Ho letto così Non ora, non qui, la sua opera prima che mi ha emozionata molto per lo stile evocativo e per il tema trattato, narrato come attraverso una cinepresa, mentre il protagonista sfoglia vecchie istantanee del suo passato, subito dopo I pesci non chiudono gli occhi, dove ho ritrovato molti elementi già presenti nel primo, e frequenti in altri romanzi, quali il mare, l’adolescenza, la famiglia, poi ho dunque ripreso e concluso Storia di Irene e, dopo di questo, ho letto anche In nome della madre che ho apprezzato moltissimo, come una piacevole sorpresa per l’originalità con cui viene affrontata la figura della Vergine Maria, e infine ho letto Tu, mio. Senza dubbio, ne leggerò ancora altri.

ARIANNA: No, questo è l’unico romanzo di De Luca che abbia mai letto.

  • A chi regaleresti Tu, mio? Per quale motivo?

DOMIZIA: A chi definisce lo stile di De Luca troppo astruso. Anche se i suoi romanzi sono molto brevi, c’è chi ritiene troppo impegnativo lo stile utilizzato. E’ vero, comporta pause, ci vuole tempo per masticare e digerire un dolce destinato a palati raffinati perché in fondo fa riflettere, ma forse pensare troppo comporta eccessiva fatica al giorno d’oggi?

ARIANNA: A chi ha ancora da giudicare chi non è italiano, per sensibilizzare la questione dell’integrazione.

  • In quanto tempo hai letto il libro?

DOMIZIA: Diversamente dagli altri, ci ho impiegato un po’, un mese, perché ho voluto gustarmi ogni parola, sensazione e momento di crescita del protagonista. Inoltre, a differenza degli altri romanzi letti, sono stata travolta da un ritmo più concitato ed ero curiosa di arrivare all’epilogo per scoprire se sarebbe stata presa una certa decisione.

ARIANNA: Un mese. Non perché il romanzo non sia scorrevole, semplicemente perché le mie tempistiche di lettura sono un po’ lente. Amo gustare i libri che leggo parola dopo parola.

  • Ritrovi in te qualche caratteristica del carattere del protagonista?

DOMIZIA: Diciamo più che altro che ho ri-trovato alcune caratteristiche che mi hanno contraddistinta nell’età adolescenziale, quando i sentimenti affiorano dal cuore alla testa in tutta la loro prorompente drammaticità, quando le parole sono forti verso le ingiustizie che crediamo di subire, quando la passione divampa e ci fa sentire totalmente vivi, presenti a noi stessi, in un mondo tutto nostro. Credo sia stato un bene ritrovarmi attraverso questo racconto, perché fa sempre bene ricordarsi di come eravamo e di come siamo diventati oggi grazie a quello che siamo stati ieri, perché in fondo le tracce del nostro passato restano dietro e dentro di noi, non si possono cancellare, neanche quando il vento della maturità spira forte e cerca di infiacchire quei principi che un tempo abbiamo sostenuto con ferrea convinzione.

ARIANNA: La foga del sapere a prescindere dai sentimenti altrui. Lo so, è un bel difetto.

Un triplo grazie alle nostre autrici per questa bellissima intervista doppia!

©RIPRODUZIONE RISERVATA




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