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Intervista doppia su Una donna spezzata

Rosaria Andrisani e Domizia Moramarco rispondono alle domande di Grazia Spano per far conoscere ai nostri lettori la loro visione di Una donna spezzata di Simone De Beauvoir.

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Una donna spezzata di Simone De Beauvoir narra la storia di tre donne, tre percorsi interiori di amarezza, sofferenza, tre realtà complesse, affrontate in relazione alla maturità di ognuna delle tre protagoniste, nel trovare la forza di ricominciare e di guardare la vita con una nuova individualità.
L’autrice delinea un punto cruciale del percorso esistenziale delle tre protagoniste, mettendo in discussione il loro ruolo di mogli e madri, fino ad arrivare all’ultimo racconto, che è un monologo disperato di una madre che affronta il dolore per il suicidio di sua figlia.

  •  Quanto c’entra il fattore donna nella scelta di questo libro?

ROSARIA: Nella scelta del libro il fattore “donna” c’entra, inutile negarlo; sono una donna che difende le donne (chiedo scusa per l’eccessiva ripetizione) ne sostiene la forza di volontà, la tenacia e la capacità di riuscire a fare tante cose insieme, senza arrendersi. Ma sono una persona che sa anche riconoscere gli errori del sesso femminile, dai quali bisogna imparare, capire per non sbagliare una seconda volta.

DOMIZIA: Personalmente, direi tutto. Ho deciso di accostarmialle opere di Simone De Beauvoirda alcuni mesi, spinta dal desiderio di approfondire l’elemento femminile nella letteratura.Mi hanno sempre attirato le scrittrici che hanno dedicato la loro causa al fattore donna e con la loro abnegazione hanno contribuito allo sviluppo di un pensiero aperto sul tema, quindi noi donne contemporanee dobbiamo esser loro immensamente grate. Una donna spezzata, come in un incantesimo, mi ha chiamato a sé, è uno di quei libri giusti arrivati nel momento giusto della mai vita.

  •  Cosa lega le vite delle tre protagoniste?

ROSARIA: Le vite delle tre protagoniste sono accomunate dal senso della sconfitta e della delusione, dalla perdita delle certezze, dalla disperazione (ognuna per motivi differenti) situazioni dalle quali si deve rinascere, con una nuova coscienza personale. Il fattore comune è quella naturale debolezza che nasconde una tenacia quasi sconosciuta, che deve incoraggiare ad affrontare la realtà, a guardarsi dentro per ricominciare una nuova vita.

DOMIZIA: Il senso di fallimento delle proprie vite.

  • Durante la lettura vi siete mai lette tra le righe ?

ROSARIA: Durante la lettura ho colto sensazioni e atteggiamenti che denotano la fragilità femminile, ma anche la forza, il carattere, sfere sensoriali che, ritengo, appartengano a qualsiasi donna. Si tratta, chiaramente, di storie e sensazioni molto forti fino al monologo dell’ultima storia che rappresenta un dramma vero e proprio; dunque parliamo di stati d’animo che riesce a comprendere, fino in fondo, solo chi ha vissuto vicende simili.

DOMIZIA: A dirla proprio tutta ho avuto quasi il terrore di ritrovarmi in alcuni loro atteggiamenti. Mi sono domandata spesso cosa avrei fatto al posto di Monique, ad esempio. Tradita dal marito, lontana dalle figlie, perde lo scopo della propria vita e allo stesso tempo il filo della ragione. Ossessionata da sospetti e tormenti interiori, si rende contodi non essere mai stata padrona della sua esistenza. Le parole che più mi sono rimaste impresse sono quelle della risposta della figlia quando Monique le chiede come la vede: “Manchi di difesa, è il tuo solo difetto”. Mi sono resa conto che quasi sempre l’eccessiva abnegazione verso gli altri conduce inevitabilmente nella trappola della dipendenza emotiva che si ritorce contro sé stessi, impedendo agli altri di essere realmente sé stessi verso di noi.  Con la seconda protagonista ho avuto fortunatamente un rapporto più distaccato, quasi di antipatia. Dapprima ho riscontrato in lei tratti di egoismo e superbia nel suo ruolo di madre. Il fatto di non voler accettare che suo figlio abbia opinioni e reazioni diverse dalle sue non le dà, secondo me, la presunzione di allontanarlo dalla sua vita, di rinnegarlo. Successivamente mi sonoresa conto che in realtà questa figura di donna intende preservare la coerenza verso gli ideali con i quali è cresciuta. A differenza di Monique, riveste un ruolo professionale dignitoso, è un’insegnate e scrittrice di saggi letterari, quindi ha affermato la sua personalità nella vita sociale, mentre da un punto di vista privato forse ha assunto un atteggiamento troppo inflessibile verso i suoi doveri materni. E’ il dramma che caratterizza la donna in genere, l’abilità di dover restare in piedi, in bilico, ai bordi del dirupo della mania di perfezione. Di fronte all’opposizione del figlio, il suo equilibriosi sgretola e si avvia lentamente verso un precario percorso di presa di coscienza. Questo cambiamento mi ha portato a riflettere sulla necessità di accettare le differenze insite in ognuno, che altri non è che una forma di rispetto verso l’altro, soprattutto se si tratta di un figlio, che non è affatto proprietà privata materna. Per quanto riguarda Murielle invece, la protagonista dell’ultimo racconto, mi ha colpito la reazione di ira che la allontana dalle altre, più pacate e meno eclatanti nella manifestazione dei loro sentimenti. Lo stesso ritmo del racconto s ifa più veloce e il linguaggio diventa più scurrile. Murielle sembra quindi una donna meno incatenata alle convenzioni sociali, tuttavia resta ugualmente vittima del pessimo giudizio di sé come madre, fattore questo che spesso ha influito sulla mai considerazione di madre.

  • Donna , moglie e madre: più difficile esserlo state ieri o oggi?

ROSARIA: Non è facile rispondere a questa domanda; credo sia stato difficile ieri e credo lo sia oggi, a causa di diverse problematiche, legate al periodo storico in cui si vive, a fattori sociali, economici.

DOMIZIA: Credo che lo sia sempre, ieri le donne erano più sottomesse, oggi sono più libere grazie alle lotte intraprese da personalità coraggiose e anticonformiste, ma devono sempre confrontarsi con sé stesse sia nell’ambito familiare che lavorativo. Le opportunità professionalipermettono loro di realizzare ambizioni e necessità economiche, ma non impediscono di sedare i numerosi sensi di colpa che da secoli pesano sulle loro spalle. Conciliare i ruoli è davvero difficile se prima non si impara a liberarsi da preconcetti e luoghi comuni. Essere madre poi è il ruolo più ambivalente che la donna riveste da sempre. Se da una parte fare la mamma rende realizzata una donna, dall’atra la devasta. La donna in sé è un essere meravigliosamente complicato. Ha ricevuto dalla natura il dono della procreazione,quindi è uno, ma è anche due allo stesso tempo. La responsabilità che comporta portare in grembo una creatura e successivamente contribuire alla sua crescita, richiede scelte non sempre facili. La donna è perennemente votata al sacrificio di sé, proprio per il suo istinto all’accudimento. Oggi l’affermazione dei diritti femminili ha contribuito a far cambiare alcune cose, tuttavia restano molti fili scoperti che facilmente innescano meccanismi di protesta, specie interiormente a molte donne, alle quali non è stato insegnato sin da bambine a poter fare diversamente in quanto appartenential sesso femminile. Ritengo che alla donna bisogna insegnare a rispettare innanzitutto sé stessa in quanto persona in modo da sentirsi più libera di scegliere. Posso parlare della maternità oggi, in quanto vivo questo ruolo in questo tempo, e quindi dico che oggi sempre più spesso si diventa madre in età più maturae questo in un’epoca di emancipazione rappresenta un’arma a doppio taglio, perché l’incoscienza lascia il posto alla ragione, il non sapere all’eccessiva consapevolezza e le mamme di oggi sono sempre più confuse e disorientate. Fortunatamente gli appoggi non mancano alle donne che decidono di chiedere aiuto, e mi riferisco sia ai centri di ascolto e sostegno, sia al contributo del sesso maschile, che oggi sempre più collaborativo nel menage familiare.

  • Qual è il messaggio che De Beauvoir lancia al lettore?

ROSARIA:  Simone De Beauvoir ha voluto rappresentare la donna, con le sue incertezze, ma anche con la tenacia e la forza di volontà, nelle situazioni più difficili. Il romanzo, uscito nel 1967, ha dato molta importanza alla figura femminile e alla sua interiorità, mettendo in luce la determinazione che una donna deve trovare per vivere la sua indipendenza.

DOMIZIA: Credo che l’autrice intenda scuotere l’animo delle donne e lo fa in maniera molto discreta e rispettosa, senza aggredire le lettrici con accuse o giudizi nei confronti delle sue protagoniste, lascia che siano i loro atteggiamenti e parole a parlare da sè.  L’empasse descritta mette di fronte a uno specchio e induce a osservare con attenzione generando domande interiori quasi in una sorta di procedimento maieutico.

  • Una donna Spezzata dopo avere concluso di leggerlo ha soddisfatto o non soddisfatto le vostre aspettative?

ROSARIA: Il libro mi è piaciuto molto, mi ha fatto scoprire questa autrice che non conoscevo, molto profonda e autentica.

DOMIZIA: A dire il vero mi sono accostata alla lettura di questo testo con uno spirito diverso, ero convinta che avrei avuto a che fare con un libro dal maggiore piglio, mi aspettavo protagoniste dallo spirito ribelle, combattivo e anticonformista, invece l’autrice ha voluto evidenziare l’aspetto di paralisi interiore di queste donne che, private del ruolo che sono state abituate a vivere sin dall’inizio dei loro legami sentimentali e familiari, non sanno più chi sono. Credo che l’intento fosse proprio questo, creare un’incrinatura all’interno della tradizione, in cui le donne erano relegate a ruoli precostituiti, private dei quali, si scoprono finite, vuoti contenitori di un’esistenza senza significato proprio perché non era stata data loro l’alternativa. Forse questo libro vuole essere un punto di partenza per indurre alla riflessione. Le lettrici, di fronte a questa immobilità interiore, devono provare rabbia verso la società che le vuole sottomesse alle convenzioni e raccogliere il loro risentimento, guardarlo in faccia, cullarlo fra le braccia, per poi trasformalo in energia positiva, affinché risulti utile a creare qualcosa di nuovo: scoprire e mettere a frutto le proprie potenzialità, non a caso Simone De Beauvoir è l’autrice della celebre frase “donna non si nasce, lo si diventa”.

  •  Pensate che sia più il fallimento o la solitudine a travolgere le tre donne?

ROSARIA: Penso che le protagoniste dei tre racconti si siano fatte travolgere sia dalla sensazione del fallimento che dallo stato di solitudine; ciò ha generato uno stato di crisi molto complesso, dal quale si può rinascere con una nuova coscienza personale delle cose e un nuovo modo di concepire la realtà, in relazione alla consapevolezza delle proprie idee.

DOMIZIA: Non mi piace parlare di fallimento per una donna, essere che trova sempre innumerevoli risorse per sopravvivere, credo quindi che sia la solitudine che esse stesse hanno creato intorno alle loro figure a portare le protagoniste dei tre racconti sul baratro della disperazione, perché spesso la gabbia più pericolosa nella quale una donna può imprigionarsi è proprio la sua difficoltà a volersi bene.

Un grazie speciale alle tre donne di quest’intervista!!!

©RIPRODUZIONE RISERVATA




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