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Il senso dell’elefante di Marco Missiroli

Il senso dell’elefante di Marco Missiroli, l’abbraccio d’amore di un padre.

 

Glielo mise accanto. ‘E’ qui disse’ e fece in modo che una zampa toccasse il bambino, perché quello era il senso dell’elefante e di ognuno di loro, padri: la devozione verso tutti i figli.

il-senso-dell-elefante-marco-missiroli-copertina-libroQuesta frase non è l’incipit del libro ma è la frase da cui trapela l’emozione del libro stesso e il significato del suo titolo. Il senso dell’elefante si svolge in un lasso temporale molto breve, fatto salvo per i continui flashback nella mente del protagonista, Pietro, che riescono a portare alla memoria i trent’anni di vita precedenti.

Curiosa l’ambientazione e la coloritura dei personaggi, mossi come su un palcoscenico immaginario, mentre vanno e vengono tra l’androne di uno stabile, dove c’è la portineria, le sue scale e il suo giardino condominiale. Infatti, la storia narra di alcune, poche famiglie, residenti nello stesso condominio, nel centro di Milano e per ognuna di esse il Missiroli riesce a trovare tratti caricaturali che ci riportano alle rappresentazioni teatrali e ci mostra, per ognuno degli inquilini, segreti profondi che, proprio con l’arrivo di Pietro, il nostro protagonista, verranno alla luce, uno a uno, tra lo scorrere delle pagine. Ma il romanzo è fondamentalmente la storia di ogni padre che desidera proteggere il proprio figlio dal dolore della vita, anche se questo figlio non l’aveva mai conosciuto prima, anche se potrebbe non essere carne della sua carne, anche se figlio di una bugia nata dall’amore.

Pietro, il nuovo portinaio del condominio, è orfano dalla nascita ed è cresciuto in collegio a Rimini. Per questo è stato negli anni precedenti anche prete, perché, come dirà lui, “non aveva altra scelta” e come unico padre aveva solo Dio. L’immagine che traspare di lui è di una persona dai gesti semplici ma che riesce a trasmettere sicurezza; e infatti a lui si rivolgeranno gli altri condomini, e gli altri personaggi del racconto, in cerca di aiuto, in cerca di un abbraccio consolatorio. E’ un uomo che ha portato con sé, nei pochi metri quadri della portineria in cui ora abita, ciò che rimane della sua vita materiale, il tutto racchiuso in una sola valigia e in alcune scatole. Come mezzo di trasporto ha la sua vecchia bici Bianchi che, dopo l’arrivo al condominio, ha saputo rimettere a nuovo e colorare di rosso.

E’ stato l’avocato Poppi del secondo piano, amministratore del condominio, a volerlo assumere come portinaio. Uomo che sa molto il Poppi di tutti gli altri condomini e anche di Pietro, ma che saprà muoversi sempre con discrezione e riservatezza, senza mai fare un pettegolezzo fuori luogo, anche quando vorrà uscire di scena.
C’è la famiglia Martini, con il dottor Luca e la moglie Viola, di cui lui è molto innamorato, e la figlia Sara. E c’è il loro amico Riccardo, di professione ecografo. Relazione atipica quella che si è creata tra di loro e che si dipanerà all’interno di tutto il romanzo.
C’è Paola, una donna ormai sfatta, che vive sola col figlio Ferdinando che soffre di alcuni ritardi mentali.
C’è il bar di fronte al palazzo, ma ci sono anche i percorsi del dottor Luca verso il suo lavoro, le stanze d’ospedale e c’è Rimini, che spesso fa da fondo tra le pagine.

Ci sono scene toccanti di malati terminali, perché è proprio di malati terminali che si occupa Luca in ospedale, e c’è quindi un continuo intrecciarsi di scene di vita e scene di morte. Ma si parla anche di eutanasia e le descrizioni che il Missiroli ne fa sono a dir poco emozionanti. Pur non scendendo mai in dettagli da melodramma, le tematiche riguardanti il valore della dignità della vita e il valore della scelta della morte,vengono di continuo sfiorate e con esse l’autore riesce sempre a intrecciare la sofferenza di un genitore.

Il senso dell’elefante è senz’altro un romanzo che mette in luce i sentimenti visti dalla prospettiva di un uomo, di un padre, nel rapporto con i propri figli, e le parole usate da Missiroli riescono a donarci delicatezza di sentimento pur non essendo mai esse stesse parole che potremmo definire delicate. Si predilige il racconto dell’azione, che riesce a trasmettere lo stato d’animo dei personaggi, piuttosto che raccontarne i loro pensieri intimi direttamente. In questo sembra evidenziarsi ancor di più la dinamica di manifestazione e il punto di vista della psicologia maschile.

È il come sono descritte le varie situazioninelle pagine che riesce a colpire la sensibilità del lettore perché, leggendolo il libro, si ha l’impressione di vedere davvero su un palcoscenico una rappresentazione teatrale dove le parole si muovono, avvolgendo i personaggi, quasi a diventare funzionali ai loro gesti, alle loro espressioni, ai loro vestiti. I loro pensieri intimi infatti ci vengono raccontati ma è come se ci venissero disegnati lì, sul palco, e li potessimo quasi toccare con le nostre dita, fino ad arrivare a contornarli, assieme al perimetro del loro corpo e di tutti gli oggetti presenti. Così, possiamo arrivare a sfiorare la lettera di Pietro, la sua bicicletta, o tutti i suoi ricordi stipati nella valigia, piuttosto che l’elefante che lui regala a Lorenzo, un bambino in fase terminale. Così possiamo toccare le lacrime rugose di Paola o il viso un po’ inebetito di Ferdinando.

Ecco la scrittura del Missiroli in questo libro, pulita, precisa ed essenziale, arguta. Nessuna parola sembra essere di troppo o essere troppo poco. Frasi brevi, talvolta a rischio di diventare caustiche. Ma riesce comunque a far trapelare dalle sue righe la tenerezza che prova verso i propri personaggi, pur descrivendoceli con immagini al limite dell’ironia, nelle loro debolezze, fisiche e psicologiche, o anche solo nella scelta dei loro soprannomi.

Il racconto tocca l’emotività del lettore perché ci parla di amore, e ci fa arrivare a porci la domanda “che cos’è l’amore?”; parla di figli, e sembra chiederci, “sì, ma quando si è davvero figli?”. Parla della vita e fa sorgere in noi la domanda “quando la vita è davvero degna di essere vissuta?” ; e parla di morte arrivando a farci chiedere “possiamo decidere quando e come morire?”

Un libro intenso che non potrà assolutamente lasciare indifferenti.
E quando nell’ultima pagina il racconto sarà terminato, il sipario allora potrà calare, ma non prima di averci fatto provare un istante di commosso silenzio che precederà senz’altro lo scrosciare degli applausi.

VOTO: 9

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Marco Missiroli
TITOLO: Il senso dell’elefante
EDITORE: Guanda
PAGINE: 238
EURO: 16,50
ISBN: 978-8860887559

NOTA SULL’AUTORE:

marco-missiroliMarco Missiroli vive a Milano dove lavora come caporedattore di una rivista di psicologia e scrive per la cultura del Corriere della Sera. Il suo romanzo d’esordio Senza coda ha ricevuto nel 2006 il Premio Campiello, Opera prima. Nel 2007 pubblica il romanzo Il buio addosso e nel 2009 è uscito il terzo romanzo Bianco che ha vinto la XXVIII edizione del Premio Comisso, il Premio Tondelli 2009 e il premio della critica Ninfa-Camarina 2010. Il senso dell’elefante uscito nel 2012, ha vinto il Premio Campiello Giuria dei Letterati 2012, il premio Vigevano – Lucio Mastrolonardi, il premio Bergamo.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 




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Autore

Nella vita di tutti i giorni si occupa di numeri e di gestione aziendale ma la sua vera passione è scrivere e appena può fugge in quel mondo che realmente le appartiene, ossia in quello della composizione, sia in poesia che in prosa.

Numero di articoli : 17

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