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Intervista a Pablo T, autore di Lo scopatore di anime

Pablo T, autore diretto, realista e anticonformista, con il suo romanzo Lo scopatore di anime edito dalla David and Matthaus ha inaugurato un nuovo modo di intendere la letteratura in Italia e, fra polemiche e pareri contrastanti, ha ottenuto un alto riscontro da parte del pubblico, soprattutto attraverso un forte tamtam sui social network .

Incuriositi da queste reazioni e colpiti dalla sua produzione mordace e provocatoria, noi di Leggeremania abbiamo deciso di porgli una serie di domande per conoscerlo meglio. Il risultato è una lunga chiacchierata e la scoperta di un autore sensibile e autentico, che non rinuncia al sogno di colpire dritto al cuore dell’umanità pensante.

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  • Ciao Pablo, innanzitutto grazie per aver accettato di fare quattro chiacchiere con noi di Leggeremania. Ci racconti un po’ il tuo prolifico percorso letterario estero prima di approdare alla pubblicazione con David and Matthaus in Italia?

Bentrovata Domizia, ringrazio il sito letterario “Leggeremania” per l’ospitalità. Beh, diciamo che fino a qualche anno fa, al di là di una breve pubblicazione in Italia, ho scritto parecchio per l’estero. Non so dirti se sia stato prolifico o meno, di certo molto fitto e intenso. Ho avuto la possibilità di scrivere articoli, racconti, poesie, per diverse riviste letterarie, esprimendo spesso il mio punto di vista sociale e letterario. L’esperienza, credo, più incisiva è stata durante i miei anni in Congo, con Letter from Africa – redazione di Brazzaville , in un periodo temporale dove combattevo contro l’esproprio delle case famiglie e in favore dei diritti delle donne. Ma, tutte le testate e le edizioni con le quali ho collaborato, in giro per mezzo mondo, credo mi abbiano dato la possibilità di lanciare messaggi diretti ai lettori, in primis nelle città estere dove ho vissuto principalmente: Parigi, Londra, Tunisi. Ma, il mio mestiere è quello di romanziere e la mia Patria, a dispetto del mio sangue meticcio, è stata da sempre l’Italia. Infatti, tutti i miei articoli letterari esteri erano sempre seguiti da una traduzione in lingua Italiana. Gli addetti ai lavori, in quegli anni, mi soprannominavano lo straniero Italiano, anche perché la mia lingua corrente, al di là di alcune e necessarie eccezioni, anche all’estero, era la lingua di Dante. Sono sempre stati gli altri a doversi adeguare a me, almeno in questo senso.

  • Quando hai capito che dovevi scrivere Lo scopatore di anime?

È stato in un momento particolare della mia esistenza, ero in piena crisi letteraria, mi sentivo una sorta di esiliato, uno confinato a scrivere all’estero, mentre l’Italia in cui avevo vissuto la maggior parte della mia vita non accettava la mia scrittura urbana, perché fuori dalle mode; così, feci una scommessa con me stesso: non piegarmi alle dinamiche di marketing e alle mode e presentare un prodotto letterario di forte rottura, qualcosa che parlasse alle menti con il cuore, qualcosa che potesse rimanere, come una sorta di pietra miliare, nel tempo. Qualcosa da cui ripartire. Su cui ricostruire. Totalmente folle, lo so, come quelle scommesse, già perse in partenza. Invece…

  • La scelta del titolo è forte e provocatoria, ma hai voluto rischiare. Ti sei chiesto come avrebbe potuto reagire il pubblico?

Ti dico una cosa, per quanto non sia mai pienamente soddisfatto di tutto quello che scrivo, una cosa di cui vado orgoglioso – credo essere anche l’essenza vera di tutti quelli che fanno arte o cultura – è scrivere per se stessi, senza condizionamenti, senza ragionare su cosa si aspetti il pubblico. Quello è mercificarsi, vendersi, fare marketing e non scrittura. Il lettore ha bisogno di vita reale, di vita sporca, di leggere il suo tempo. Lo scrittore non deve baciarlo sulle guance, deve scuoterlo ed emozionarlo.

  • Pubblicato nel novembre 2013, Lo scopatore di anime è giunto presto alla terza ristampa, grazie soprattutto a un singolare tamtam sui social network. La tua pagina Facebook ha presto raggiunto un considerevole numero di followers. Come hai reagito di fronte a questo tipo di riscontro?

Dicono che sia abbastanza conosciuto nel web e negli ambienti letterari underground, del resto questi sono i miei mezzi, non avendo alcun anfitrione a segnarmi i passi. La mia scrittura è conosciuta soprattutto dalla base della gente, quelli che cercano storie che parlino del loro quotidiano, quelli che non si nascondono al loro Tempo. Di certo, il romanzo Lo scopatore di anime è stato un piccolo caso letterario, come dici tu…una sorta di tamtam che, tutt’ora, non si ferma. Spero che, da adesso in poi, lo siano tutte le mie future o pregresse produzioni. Questo è l’unico modo per tenere in vita uno scrittore: sapere che il suo pubblico attende di leggerlo. Per ciò che concerne la mia pagina pubblica, sono anni che ho un alto riscontro e sono anni che “regalo” pensieri, aforismi, brevi componimenti, a chi mi segue. Io non amo chiamarli followers, termine troppo freddo e poi per me non significa un cazzo, io li chiamo anime, lettori dello stupore.

  • Nell’introduzione del tuo libro si legge che non è stato facile ottenere un sì deciso dagli editori italiani, a causa dei contenuti. Come mai, secondo te, la David and Matthaus ha voluto scommettere su di te?

Semplice: si sono allineati tutti i pianeti, i satelliti, le stelle, c’è stata la più rara delle eclissi solari…i politici di oggi si sono suicidati in massa…ahahah. Scherzo. Ancora più semplice: hanno riscontrato, forse, originalità e messaggi differenti dal comune, forse anche un buon modo di fare letteratura.

  • Cosa ha di veramente “scandaloso” il tuo libro, ce lo sveli, sinceramente?

Parlare senza mezze misure del masochismo e dell’inconsapevolezza dei cittadini di un inizio Millennio che stanno diventando simili ai loro stessi oggetti. Acquistati dai loro stessi oggetti. Raccontare del più grande suicidio di massa: l’umanità. Di scandaloso c’è la verità del nostro tempo.

  • Adesso passiamo al protagonista del romanzo, Rendié, alter ego dell’autore. Nei libri in fondo mettiamo sempre qualcosa di noi, ma anche la parte, in un certo senso più ideale che abbiamo di noi. Cosa c’è in Rendié che Pablo vorrebbe avere il coraggio di fare?

Beh, forse avere il coraggio di fare materialmente ciò che ha fatto negli ultimi capitoli del romanzo, senza pensare tanto alle conseguenze.

  • Sempre ne Lo scopatore di anime c’è un passaggio che ritengo di alta poesia dedicato a noi donne e rivela una sensibilità profonda verso il nostro mondo. Lo cito con piacere: “Quella notte fui certo che gli occhi delle donne avrebbero potuto lenire e abbattere, curare e ammalare. Ero sicuro che le loro anime non si erano, ancora, messe in gioco … e che, quando sarebbe avvenuto, avremmo avuto tanta carta su cui scrivere che non ci sarebbe bastato il manto della volta celeste”. Hai mai pensato, o ti è già capitato, di scrivere qualcosa mettendoti nei panni femminili?

No, se parli di mettersi nei panni di figure femminili protagoniste, se invece parli di personaggi che ruotano attorno alla storia, spesso. Soprattutto nel romanzo a cui sto, attualmente, lavorando. Ho sempre scritto in qualche modo partendo da me stesso, dalle mie esperienze, e ho cercato sempre l’eccellenza nelle donne della mia letteratura. Credo che le donne intellettuali siano una grande alternativa civile e sociale e sono, comunque, soggetti letterari che hanno davvero tanto da dire, ma devono essere messe a nudo nella loro vera essenza, considerandone pregi e difetti. Non bisogna vederle sempre indifese e sognanti, ma anche dure e cazzute, parte integrante di un sistema che potrebbe mutare i destini dell’umanità.

  • Leggendo le note biografiche si ha l’impressione che tu sia una persona non votata ai compromessi, che affronta la vita con spirito ribelle, coerente con i propri ideali: giustizia, tolleranza e libertà. Essere se stessi secondo te è la cosa che al giorno d’oggi conta, o costa di più?

Domanda molto complessa. Ti risponderò in maniera molto realistica. La mia indole non è certamente votata ad alcun compromesso e, alle volte, in alcune occasioni, è spesso venuta fuori; ma la vita ordinaria è fatta, in qualche modo, da tanti compromessi, soprattutto per quelli come me che sono figli di nessuno. I compromessi li ho, limitatamente, accettati quando proprio non potevo farne a meno, quando dovevo convivere in ambienti lavorativi per sostentarmi, proprio perché non avevo un’alternativa. Ma ciò che non ho mai svenduto è la mia vita privata, la mia arte, la mia dignità. Non sono mai stato parte del sistema, pur facendone, mal volentieri, parte. Sono dalla parte di chi affronta la vita a muso duro, i debiti, le offese, le umiliazioni, sono per chi lavora per tirare avanti la baracca, sono nemico, invece, di chi si vende per compiacere, per avere un minimo di considerazione o piccoli favori.

  • Pablo T parla per quelle persone tenute troppo a lungo in ombra dalla società ma che, una volta portate allo scoperto, mostrano un’anima luminosa e vera. Cosa ti spinge a tirar fuori i pensieri di un’umanità spesso ai margini?

Credo le mie esperienze pregresse. Vedi, io ho visto parecchio durante la mia vita. Cose ordinarie e cose straordinarie e queste cose le ho condivise solo con la mia donna. Nessuno o pochissimi conoscono davvero Pablo o quello che ha visto Pablo. Ti chiederai perché. Perché per me erano o sono tutte persone con le quali non vale la pena confidarsi, gente che non capirebbe…quindi, sarebbe come perdere ulteriore tempo. Io sono ciò che scrivo e in ciò che scrivo ci sono i miei passi e, spesso, la mia privacy. Inoltre, credo che la gente che vive ai margini della società, così come chi soffre, i misconosciuti, per intenderci, siano quelli che abbiano più da raccontare.

  • Sei un viaggiatore e attivista nel sociale e ti sei esposto in prima persona durante rivolte in Sud America e hai vissuto a lungo in Africa, in Congo. Ci sono stati momenti in cui hai avuto paura, sia per la tua incolumità, sia per le violenze a cui hai assistito? Cosa provoca un sentimento così forte in un poeta?

Sì, ad intermittenza e spesso “segretamente” ho viaggiato davvero tanto. Ho fatto molte dure esperienze che dentro mi hanno segnato. In Perù a soli 17 anni ho visto con i miei occhi la demenza della guerra intestina e la ricerca, a volte, sbagliata della libertà ad ogni costo. In Africa ho conosciuto la vera miseria e la crudeltà umana, ma ho imparato a riconoscere i sorrisi dei bambini come il vero dono di un Dio smarrito. Ho avuto molta paura nella mia vita, non me ne vergogno; molte volte sono stato carezzato dalla falce della donna che non sorride. Ho ricevuto lettere minatorie e in alcune circostanze e in determinati posti mi hanno anche dovuto scortare. Ma, la paura ti tiene desto e vivo. Andava bene così. Ora sono un po’ stanco, non ti nego. Voglio dedicarmi alla mia famiglia e alla letteratura. Per ciò che concerne i poeti o gli scrittori? Che dire: inizino a parlare di ciò che vedono intorno, del tormento che hanno dentro (se lo hanno) e la finiscano di vendere illusioni e pacchi ai lettori.

  • La tua vita si mescola all’arte, è fatta di versi e poesia vera, che danno origine a una tela dallo stile ibrido, fra realismo e simbolismo. Come si conciliano nelle tue composizioni realtà e immaginazione?

Hai detto bene, la mia scrittura è in bilico tra simbolismo e realismo, non riuscirei a scrivere diversamente. Beh, parto spesso da quello che mi ha colpito, da un messaggio che ho in testa, dal titolo (che di solito è la prima cosa che nasce), ma poi bisogna imprimerlo nella carta e allora subentra la letteratura e la bella letteratura è anche immaginazione, significa dipingere scene e paesaggi, lasciare nel lettore un’orma, significa, per me, essere al massimo della prestazione, ecco perché io non posso dirmi un autore dalla prolifica produzione letteraria, forse sono anche un perfezionista…o, perlomeno, m’illudo di esserlo.

  • Lo scopatore di anime è definito il libro cult della nuova generazione, che fa da apripista a un nuovo modo di intendere l’arte nelle sue svariate forme: dalla poesia alla scultura, dalla prosa alla pittura. Sei stato così definito il fondatore della Gape Generation, la generazione dello stupore. Cosa ti stupisce maggiormente oggi?

La gente aveva bisogno di questo libro. Cosa mi stupisce di più? Vedere un artista autentico e non corrotto dal sistema credere ad un sogno, al sogno di una nuova generazione votata alla cultura e allo stupore dell’unione. Mi stupisce tutto quello che non è scontato o prezzolato, il talento, il cuore, un uomo che vuole migliorare il suo quotidiano attraverso l’intelletto.

  • Chi sono invece i protagonisti della Gape e cosa hanno da dire al pubblico?

Sono splendidi artisti, uomini e donne pieni di vita, sofferenza, talento, cultura, speranza, forza di far arrivare il loro messaggio attraverso il movimento che desta l’inizio millennio. Sono pubblico e arte insieme, sono pazzi fottuti…dei migliori.

  • Ti confesso che quando ho letto per la prima volta de Il Manifesto, scorrendo le biografie e leggendo i componimenti dei vari autori, ho subito pensato a una nuova specie che faceva il suo esordio nel panorama della scrittura italiana. Le parole, i disegni, denunciano tutti un disagio interiore comune all’uomo del nuovo millennio attraverso una poetica che sa di rabbia sincera e allo stesso di malinconia, la manifestazione insomma di anime dall’istinto selvaggio, disorientate al di fuori delle loro gabbie interiori, alla ricerca del loro posto nel mondo in una società che non sempre corrisponde ai propri ideali. L’arte, secondo te, ha davvero questo potere catartico e di unione umanitari? 

Domanda davvero difficile. Ti rispondo direttamente, ma solo dopo molta esperienza accumulata, con uno spiazzante: no. Perlomeno, potrebbe…ne avrebbe tutti i connotati, ma l’umanità non si sposa con nulla. L’umanità è distruttiva e, nel suo interno, disgregante e individualista. La gape generation, allora? Un’esigenza loro, un’esigenza mia. Un esperimento dei più bastardi. Attendiamo che cresca e cammini, poi potrò completare il puzzle.

  • Pablo T ha tanto da dire al suo pubblico e in questi mesi è impegnato nella stesura di un nuovo romanzo. Ci accenneresti qualche scoop?

Certo. Sono felice di accennarne. Sto lavorando al mio nuovo romanzo, spero di dargli i natali in primavera. E sono emozionato e fremente come un bimbo alle giostre. Devo dire che, sin ora, mi piace. Solitamente, sono sempre insoddisfatto. Ha un titolo memorabile. Una bozza di copertina (partorita dalla mia compagna) che vale l’intero libro. La storia è intensa, appassionante, credo. I temi sono, a tratti, scabrosi, ma è anche una storia d’amore delle più pure, di quelle, forse, mai raccontate davvero. È una storia di salvezza, di rinascita. Conto molto sull’apprezzamento dei lettori. Credo sia un libro che ameranno particolarmente.

  • Per chiudere la nostra intervista, ti piacerebbe regalare ai seguaci di Leggeremania un messaggio sull’importanza della lettura secondo Pablo T?

Lascio loro un mio aforisma: “Chi non legge è facile preda dei cecchini!”. Leggete, leggere vi mette in moto la fantasia, vi rende vivi, avete solo quest’arma per reagire ad un sistema che ci vuole fantocci tutti in serie.

Grazie mille Pablo T per le tue risposte sincere: aspettiamo di leggere il tuo prossimo romanzo!

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Autore

laureata in Filosofia, è attualmente giornalista freelance per una rivista del settore automotive. Adora leggere da quando ha 8 anni sviluppando subito una predilezione per i classici della letteratura straniera dell’800. Le sue letture spaziano in tutti i generi. Nel tempo libero si diletta a scrivere racconti brevi e poesie.

Numero di articoli : 48

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