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Intervista doppia su Madame Bovary

Intervista doppia di Domizia Moramarco su Madame Bovary, romanzo dell’autore francese Gustave Flaubert.
Valentina Accardi e Grazia Spano si confrontano su uno dei classici più belli della letteratura.

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Annoverato fra i classici intramontabili della letteratura contemporanea, Madame Bovary, romanzo pubblicato nel 1857 dall’autore francese Gustave Flaubert, continua tutt’oggi a ispirare diverse trasposizioni cinematografiche, la più recente è nella versione della regista franco-americana Sophie Barthes, presto nelle sale.

Noi lettrici/autrici attente di Leggeremania non potevamo farci scappare l’occasione di un approfondimento su un caso letterario così famoso e abbiamo deciso allora di confrontarci sul suddetto noto romanzo, attraverso un’intervista doppia. Ecco l’esito del nostro triplice punto di vista.

  • Con quali aspettative ti sei accostata a un romanzo di ampio respiro come Madame Bovary? Sono state soddisfatte a fine lettura?

Valentina: Solitamente, quando inizio un libro, non ho alcuna aspettativa, mi piace il concetto di sorpresa: sarà un bel libro oppure no? Lo scoprirò alla fine. Questa volta bene o male conoscevo la vicenda e prevedevo che non sarebbe stato uno dei miei libri preferiti.

Grazia: Ho sempre pensato che la straordinaria capacità di Flaubert fosse la narrazione di personaggi che riflettano i tempi attuali, circostanze e situazioni di cui ancora oggi si può essere protagonisti. Flaubert è senza dubbio una mente androgina che ha saputo attraverso i tormentati trascorsi di Emma immedesimarsi prima e denunciare dopo la difficile condizione dell’essere donna, i limiti che ne discendono a cui ancora oggi, malgrado l’epoca in cui viviamo, ci si è sottoposte. Un passo del romanzo riporta:

Ma una donna ha continui impedimenti. A un tempo inerte e cedevole, ha contro di sé le debolezze della carne e la sottomissione alle leggi. La sua volontà, come il velo del suo cappello tenuto da un cordoncino, palpita a tutti i venti, c’è sempre un desiderio che trascina, e una convenienza che trattiene.

  • Se dovessi presentare il personaggio di Emma a una persona che non ha ancora letto il libro, come la definiresti?

Valentina: Uhm, posso essere cattiva? No, dai, scherzo! Emma è una donna che non mi piace, è una che vuole troppo rispetto a quello che ha perché è insoddisfatta, e questa insoddisfazione la porta a non capire realmente di cosa ha bisogno. Ha un marito che non le fa mancare niente, certo non è un grande amatore nè un seduttore, ma è un brav’uomo che, a causa di una moglie superficiale travestita da donna tormentata, perde tutto.

Grazia: Esplosiva. Emma è una sognatrice avida di sapere, un’insaziabile esploratrice, di spiccata curiosità e vivacità mentale. Ha una sete costante di novità, di cambiamento, di luoghi altri che solo i libri e i romanzi di cui si nutre possono soddisfare. Emma infondo ama la vita , in ogni sfaccettatura. Soltanto chi mostra così tanta passione al di là delle mura domestiche coglie il gusto e il piacere di vivere, quello che Flaubert stesso coglie nella lettura.

  • Insoddisfatta dalla vita mediocre di provincia, Emma si rifugia in sogni e ideali dalla matrice romantica, verso la quale l’autore esprime note di accusa ben evidenti, dal tratto spesso ironico. È proprio da questo atteggiamento adottato dalla protagonista che è stato coniato il termine bovarismo. Come lo spiegheresti, a parole tue, a chi non è mai sentito parlare?

Valentina: Direi che è l’insoddisfazione portata all’estremo, un sentimento che porta alla confusione. Credo si possa perdere completamente la dimensione del reale, perché si resta bloccati tra ciò che non si vuole (perché troppo banale, troppo inferiore alle aspettative) e ciò a cui, invece, si aspirerebbe. Uno stato, indubitabilmente, esiziale per l’anima delle persone.

Grazia: È la difficile situazione di chi si trova perennemente in contrasto con l’ambiente in cui vive, di cui si circonda e fondamentalmente con se stesso. I romantici, i sognatori, gli idealisti vivono sospesi tra il mondo reale e la realtà che creano, fittizia, essendo quest’ultima unica fonte di soddisfazione e di speranza. Le aspirazioni, i sogni, gli ideali, spingono al di là dei canoni di facile accesso della quotidianità verso qualcosa di irraggiungibile. Il mancato riscontro delle aspettative crea quel circolo vizioso del rifugio in luogo altro, più grande, più ricco che non è mai lo stesso in cui si esiste.

  • Cosa ha voluto dire l’autore, secondo te, con la presunta frase “Madame Bovary c’est moi”?

Valentina: Flaubert con questa frase intendeva dire che Emma era il suo alter ego, un personaggio fittizio che rispecchiava lui che invece era reale. Probabilmente lo stesso Gustave durante la sua vita non ha ottenuto ciò che realmente avrebbe voluto, non si sentiva a suo agio nell’esistenza che conduceva. In sostanza l’autore si identifica perfettamente nel personaggio che ha creato, anzi, forse addirittura ha inventato Emma per dar voce ai suoi stessi turbamenti. Chissà!

Grazia: È il rifiuto che l’autore ha per la nascente borghesia. L’epoca in cui il romanzo viene scritto è il regno di Luigi Filippo. Si tratta di un periodo di netta ascesa della classe medio-borghese. Flaubert detestava la borghesia. Molta parte del suo lavoro di descrizione dei costumi della Francia rurale, tuttavia, può essere interpretata come critica sociale. Le inquietudini di Emma scaturiscono in gran parte dalla sua insoddisfazione riguardo all’ambiente borghese francese. Aspira ad avere un gusto molto più raffinato e sofisticato di quello della classe cui appartiene.

  • Come hai trovato lo stile di Flaubert?

Valentina: È sicuramente uno stile molto elegante. Posso riferirmi solamente alla versione italiana che ho letto io, perché è ovvio che leggere l’originale, non filtrato dalle parole del traduttore, sia diverso. Flaubert ha dichiarato di cercare sempre il motjuste proprio per conferire perfezione alla sua prosa, e il risultato è meraviglioso.

Grazia: Come scrive qualcuno l’immagine più spesso ricorrente dello scrittore francese Gustave Flaubert, che era figlio di un illustre chirurgo, è una celebre caricatura nella quale egli appare impegnato a dissezionare Emma Bovary, la protagonista della sua opera più celebre. La penna, adoperata come un bisturi, rivelerebbe l’inclinazione alla cruda rappresentazione della realtà. Ma Flaubert oggi ci appare in modo ben più complesso: un grande scrittore, attento al dettaglio, al particolare, seguendo le linee che un secolo dopo marcherà Proust in “ À la recherchedutempsperdu”, nella descrizione minuziosa e romantica. Con linguaggio polemico e ironico coglie la realtà sociale cruda e nuda con meno allegorie e più attenzione ai dati di fatto.

  • Madame Bovary è spesso definito il primo romanzo naturalista, la cui poetica si propone di presentare la realtà in maniera oggettiva e impersonale. È riuscito, a tuo parere, l’autore nel suo intento?

Valentina: Non esattamente. Il fatto che sia definito il primo implica che dopo di lui altri ci siano riusciti meglio. Tra le parole il punto di vista dell’autore traspare chiaramente.

Grazia: Assolutamente. Non a caso fu definito il maestro del naturalismo. L’autore racconta i fatti nudi e schietti con distacco e obiettività attraverso un narratore impersonale, che non valuta, non esprime giudizi. A giudicare le azioni e i pensieri dei personaggi sarà il lettore, di fronte alla molteplicità dei punti di vista e delle interpretazioni del reale. In questo modo Flaubert riesce a narrare in modo impassibile e controllatissimo una mediocre vicenda di provincia, intrisa di passioni ed illusioni romantiche.

  • Il nucleo narrativo del romanzo è incentrato sulla figura di Emma, tuttavia Flaubert si rivela abile nel tratteggiare figure secondarie peculiari all’intreccio dell’opera che si fanno portavoce di una visione corrotta dell’autore sulla società. Ve ne è uno in particolare che ti è rimasto particolarmente in mente?

Valentina: Sì, il signor Homais, il farmacista del paesino di Yonville. È un uomo che ha bisogno di stare al centro dell’attenzione, di avere un certo prestigio, ma senza preoccuparsi troppo degli altri. A lui interessa essere importante, dimostrarsi superiore ai poveri paesani da cui è circondato. Vuole la Legion d’Onore? Ebbene, alla fine l’avrà.

Grazia: Rodolphe Boulanger Il trentaquattrenne don giovanni proprietario terriero, che ostentava i suoi quindicimila franchi, amante delle donne. Questo demone dal corpo fluido e luminoso, vestito di fascino e concupiscenza si rivolgerà a lei con volto mascherato dalla bellezza di un innocente, dal candore e dalla purezza esteriore e, dopo averla prima sedotta poi ingannata, l’accompagnerà, tenendole la mano, nell’eterno oblio di se stessa, crogiolante tra la sublime adorazione e la condanna dello stesso per l’eternità.

  • Quando fu pubblicato la prima volta su una rivista, il romanzo suscitò scandalo e sdegno all’interno della società. Per cosa può colpire oggi un romanzo che non smette mai di attirare un vasto pubblico di lettori?

Valentina: Questo romanzo sicuramente colpisce perché molti si ritrovano nella protagonista. In un’era come quella attuale, in cui abbiamo tutto ma nonostante questo desideriamo sempre di più, è molto semplice immedesimarsi e immaginarsi al posto di Emma. Per questo motivo Madame Bovary rimarrà attuale fino a quando non impareremo ad apprezzare sul serio quello che abbiamo. Che non significa necessariamente accontentarsi!

Grazia: L’originalità nello stile. I gusti del lettore sono assai raffinati ma c’è una cosa che accomuna tutti quelli che si accostano alla lettura di un nuovo libro: leggersi tra le righe dell’autore un libro che rifletta noi stessi e la vita che si sta conducendo, un libro specchio. Un romanzo in cui la parte più intima di noi prende vita. Un romanzo che attraverso i vari personaggi che si intrecciano nella vicenda fa vibrare le corde dell’animo. Una storia che rifletta a ogni lettore la propria. La storia delle storie insomma. E cosa ci può essere di più interessante di leggersi e allo stesso tempo pensare “succede anche a me”…?

Ringraziamo le nostre lettrici per aver condiviso con il pubblico le loro opinioni su Madame Boavary, un romanzo che non smette mai di far riflettere, come solo un grande classico riesce a fare.

 

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