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Premio Nobel Letteratura: la vittoria è donna

8 ottobre 2015: per la quattordicesima volta nella storia del Nobel per la letteratura, il premio è stato assegnato a una donna, la bielorussa Svetlana Aleksievic, una voce per la verità e con la verità del suo popolo.

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Risale al 28 ottobre scorso la notizia della proclamazione della prima presidente donna nel Nepal, la femminista ed esponente del partito comunista Bidhya Devi Bhandari. Il suo nome si aggiunge a quello di altre due protagoniste femminili che si sono aggiudicate il Nobel quest’anno, rispettivamente il medico cinese Youyou Tu il 6 ottobre, per la medicina appunto, e la cronista bielorussa Svetlana Aleksievic l’8 ottobre, per la letteratura.

Gettando un ponte immaginario fra la Bielorussia e l’Oriente, possiamo vedere allora queste tre donne sorridersi da una sponda all’altra, perché le loro battaglie, personali e quelle contro il regime, sono state finalmente (ri)-conosciute in tutto il mondo.

Dedico allora questo pezzo a un’altra donna scrittrice a me cara, Oriana Fallaci.

Appena ho saputo che il premio Nobel per la letteratura quest’anno è stato assegnato alla scrittrice e giornalista bielorussa Svetlana Aleksievic, il mio pensiero è infatti corso subito a lei, “allo scrittore” come amava essere definita, alla giornalista disubbidiente che stava all’apposizione, alla sua penna che pungeva senza alcuna remora nel dire la verità, ma la raccontava in tutte le sue atroci contraddizioni, senza celare fra le righe quella che molti hanno definito rabbia, ma che io preferisco chiamare amore viscerale per la dignità umana e, quindi, della vita stessa. Non nascondo che mi sarebbe piaciuto conoscere la sua opinione, se mai un giorno le avessero assegnato il famoso premio. Di sicuro i subdoli giochi di potere, quegli stessi che con impeto e orgoglio ha saputo sfidare, e con grande coraggio,  forse avrebbero ostacolato la scelta, ma questa, come si è soliti dire, è un’altra storia …

In nome della libertà di parola, questo pezzo è per te, Oriana, che mi immagino ancora china a scrivere da qualche parte.

La biografia

È una cronista, saggista e giornalista, dunque, a essersi aggiudicata la vittoria del premio Nobel per la letteratura 2015 e il suo nome è Svetlana Aleksievic. Una scrittura impegnata la sua, di denuncia, di coraggio, che mette di fronte al dolore dei nostri tempi, così come enunciato nella motivazione. E le sue parole non avrebbero potuto che andare alla sua terra, al momento dei ringraziamenti, la Bielorussa, “schiacciata dalla Storia” (e dai poteri contemporanei) e che la Aleksievic ha sempre saputo raccontare dalla parte dei sopravvissuti, delle voci dimenticate.

Nata in Ucraina il 31 maggio del 1948 e cresciuta in Bielorussia, Svetlana Aleksievic ha iniziato la sua carriera prima come insegnante e poi come giornalista, scrivendo libri e reportage che hanno suscitato l’opposizione del regime bielorusso proprio per le pesanti critiche presenti nei suoi racconti-testimonianze sugli eventi dell’Unione Sovietica nel secondo Dopo Guerra.

Attualmente la Aleksievic si trova in esilio a Parigi, dopo essere stata accusata, nel 2000,  di essere una spia della Cia dal regime del presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko.

Le opere

Citiamo allora le sue opere principali che mai, come in questi giorni, possono scuotere le coscienze a fronte dei drammatici avvenimenti verificatisi nella capitale francese, che indignano l’opinione pubblica spingendo, si spera, a fare bilanci e a interrogarsi sulle colpe dei famosi “corsi e ricorsi storici”.

Tema centrale dei reportage e delle raccolte di testimonianze di Svetlana Aleksievic è la denuncia degli effetti devastanti sul suo popolo del crollo del mito imperialista.

Nei confronti della guerra, di cui aveva sempre sentito parlare sin dall’infanzia, la Aleksievic mostra una tensione emozionale volta a documentare testimonianze concrete che mettano a nudo l’anima dell’uomo di fronte alle sciagure storiche. Sua la dichiarazione:

Voglio mettermi a cercare e a raccogliere non i racconti degli eroi ma quelli della gente comune.

 

La guerra non ha un volto di donna è stato pubblicato nel 1985 dopo essere rimasto fermo, sotto censura,  per due anni presso l’editore. Si tratta di una testimonianza delle voci di centinaia di donne russe che avevano partecipato alla Seconda guerra mondiale.

Segue, nel 1989, “I ragazzi di zinco”, ancora una raccolta polifonica, questa volta di dichiarazioni dei reduci della guerra sovietica in Afghanistan, una rielaborazione personale, nello specifico, che si carica di una forte intensità emotiva di fronte al confronto di ricordi dolorosi dei sopravvissuti e che mette scomodamente a nudo le illogiche conseguenza di una guerra in cui si è romanticamente creduto, un conflitto che, come sempre, non risparmia dolori alle famiglie dei giovani militari, rinchiuse nel loro stesso inscalfibile silenzio, di cui non restano che bare di zinco.

È del 1993 invece “Incantati dalla morte”, libro sul trauma che la dissoluzione del regime sovietico ha provocato in milioni di sovietici, spingendoli al suicidio, mentre nel 1997 con “Preghiera per Cernobyl”, la giornalista bielorussa riceve il premio per il migliore reportage narrativo, un testo che affronta la spinosa questione della tragedia che ha colpito il popolo di Cernobyl, lasciato solo nel suo dramma.

Più recente, risale al 2014,è la pubblicazione in Italia per Bompiani del suo ultimo lavoro  “Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo”.

Il Nobel donna italiano per la letteratura

Concludendo, è stata una donna ad aggiudicarsi, per questa più recente edizione, il Nobel per la letteratura, così come era accaduto ultimamente, nel 2013, con Alice Munro. Svetlana Aleksievic entra così a far parte della rosa delle quattordici protagoniste del Nobel nell’ambito letterario. La prima e unica, a ricevere il famoso premio in Italia, seconda donna nella storia del Nobel dopo Marie Curie, fu nel 1926 la scrittrice sarda Grazia Deledda 

per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi.

Durante la cerimonia per il conferimento del premio, la Deledda pronunciò il celebre discorso di cui sono rimaste famose le seguenti frasi:

Se vostro figlio vuole fare lo scrittore o il poeta sconsigliatelo fermamente. Se continua minacciatelo di diseredarlo. Oltre a queste prove, se resiste, cominciate a ringraziare Dio di avervi dato un figlio ispirato, diverso dagli altri.

Vi lasciamo un breve filmato di repertorio

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Autore

laureata in Filosofia, è attualmente giornalista freelance per una rivista del settore automotive. Adora leggere da quando ha 8 anni sviluppando subito una predilezione per i classici della letteratura straniera dell’800. Le sue letture spaziano in tutti i generi. Nel tempo libero si diletta a scrivere racconti brevi e poesie.

Numero di articoli : 45

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