Sei in: Accueil » Libri » Out of the blue di Valentina Colmi

Out of the blue di Valentina Colmi

Out of the blue – Rinascere mamma di Valentina Colmi. Cronaca sincera di una maternità attraverso una narrazione che scopre le carte su una realtà ancora infarcita di luoghi comuni e, troppe volte, imbrigliata nella trama di racconti distorti.

out-of-the-blue-valentina-colmi-copertina-libro

Non c’è niente di peggio che rendersi conto di non essere nata madre. Pensavo che lo sarei diventata nel momento in cui avrei guardato mio figlio per la prima volta negli occhi. Invece non solo non mi sento mamma, ma non ho minimamente idea di come si faccia e ho davanti a me un percorso tutto in salita. Ho la depressione post partum”.

Da piccole ci mettono in braccio una bambola e ci dicono che dobbiamo accudirla. È così che fanno le mamme con i loro bambini: se ne prendono cura, amorevolmente, senza mai dimenticarsi di loro. Poi quel bambino fra le nostre braccia arriva per davvero, dopo averlo portato in grembo per nove mesi, e capiamo che, in fondo, allevarlo non è proprio un gioco.

Che cosa significa diventare mamme oggi, ai tempi della precarietà lavorativa, delle domande esistenziali senza risposta, di una modernità tale solo perché usiamo la tecnologia per fare tutto, ma ancora ben lontana da un’apertura mentale verso una malattia tenuta nascosta, qual è la depressione post partum? Valentina Colmi, giornalista freelance,classe ’82, presenta nel suo primo ebook edito da Lazy Book “Out of the blue-Rinascere mamma”, uno spaccato veritiero di vita di madre, mettendo a nudo il suo cuore con parole di spiazzante sincerità.

Valentina Colmi racconta di come, in maniera apparentemente casuale, durante la scelta di un cucciolo di cane, abbia sentito farsi strada dentro di sé l’istinto di mettere al mondo un figlio, decisione presa repentinamente con estrema impazienza nel bel mezzo dei preparativi del matrimonio, e di come si sia ritrovata a fare i conti con il pancione che lievitava e gli innumerevoli timori e tremori che frullavano nella sua testa. Durante l’attesa si chiedeva:

“Sto creando un legame con la mia creatura? Sinceramente non credo ce ne sia bisogno in questo momento: è una pancia, tutto ciò che so di lui/lei è che cresce e sta bene. Non riesco ad immaginarmi come potrà essere, perciò non posso rapportarmi a qualcosa che non vedo (e la fede, e l’amore? Eppure non si vedono ma ci sono)”.

Fra ormoni ballerini e dubbi amletici, la futura mamma si riscopre fragile e insicura. Cova dentro di sé un profondo senso di colpa verso i suoi genitori, ai quali non riesce da subito a confessare di essere incinta, nel timore di deluderli a causa della precarietà professionale in cui versa, di essere fraintesa e di essere giudicata un’ ingrata per il suo comportamento sconsiderato, essendo figlia unica alla quale non è mai mancato nulla, seguita da una famiglia che è solita programmare sempre tutto. Il rimuginare sulla gravidanza come un evento esclusivo in cui tende, quasi inconsapevolmente, a tagliare fuori il partner, fa emergere un senso di perenne competizione verso se stessa, nel tentativo di dimostrare all’esterno di essere infallibile.

“Non posso permettermi di fallire. Sin dall’inizio ho considerato la gravidanza come l’ultima possibilità di essere fiera di me” e ancora: “Diventare madre è il mio nuovo progetto. Un progetto che mi farà sentire importante, perché almeno, agli occhi di una persona sarò unica e insostituibile”.

Il momento del parto, poi, si rivela ben diverso da quello che aveva immaginato. Un doloroso cesareo d’urgenza, in seguito a un lungo e sofferto travaglio, la getta in uno stato di smarrimento psicologico, al quale si aggiunge il senso di fallimento per non riuscire ad allattare, accentuato dall’insensibilità del personale ospedaliero che la circonda. La sola figura, fedele, sempre accanto alla puerpera, è quella del marito, dotato di una insolita capacità empatica ed estrema devozione, un uomo in grado di percepire paure nascoste e di tendere una mano nei momenti di maggiore criticità e che si rivelerà un sostegno fondamentale nei momenti difficili del post partum.

Di ritorno dall’ospedale la neomamma si ritrova, infatti, a fare i conti con le incombenze quotidiane che richiede un neonato. Stremata per il parto, delusa dal mancato idillio per quell’esperienza da sempre vagheggiata come un qualcosa di magico e romantico, osserva la bambina nella culla che le appare così estranea e il senso di inadeguatezza si mescola a quello di colpa per non essere una brava madre.

Il tentativo di confessare le sue insicurezze ai conoscenti più intimi, non sortisce l’effetto desiderato di ottenere complicità e comprensione. Ecco allora che affiorano quelle paure più ataviche che accomunano, indistintamente, tutte le donne, nonostante molte cerchino di negarle, in primis a se stesse, e la protagonista comprende che in fondo non può definirsi ancora madre se prima non scioglie i nodi che la tengono avvinghiata al suo ruolo di figlia.

Per completare questo passaggio dovrà prima passare da una porta stretta e attraversare una stanza buia, che è il suo inconscio inespresso. Porterà alla luce il suo rapporto con i genitori, caratterizzato da parole non dette, e tutto questo intraprendendo un percorso di psicoterapia sostenuta da una psicologa specializzata in depressione post partum. In seguito, sarà in grado di comprendere appieno l’autenticità di un sentimento talmente grande e contrastante, come quello materno. Una maggiore consapevolezza, un ritrovato entusiasmo e una voglia di rimettersi in gioco saranno le armi per tornare a rivivere l’esperienza più forte e significativa della sua vita.

Dal racconto di Valentina Colmi viene fuori un ritratto realistico dell’attuale condizione materna femminile. Rispetto al passato in cui il nucleo familiare a sostegno della neomamma era più allargato, oggi le donne si ritrovano a fare i conti da sole con i primi doveri materni, a volte senza aver mai preso in braccio un neonato prima, senza aver cambiato un vero pannolino, senza aver pensato al proprio seno come fonte di nutrimento indispensabile e, con amara ammissione, troppe volte senza il sostegno del partner, incapace di percepire quei cambiamenti umorali che albergano nel cuore della propria compagna.

Ecco che l’immagine della donna dall’istinto materno innato si deforma dinanzi allo specchio della verità. La madre è davvero colei che, naturalmente, sacrifica tutta se stessa per un nuovo essere che richiede cure, o è proprio lei quell’essere smarrito, che viene al mondo per la prima volta, a misurarsi con se stessa? Interrogativi ancora troppo scottanti per una società che relega, esclusivamente alla figura femminile, l’accudimento della prole e la criticità si accentua nel momento in cui la donna non ricopre un ruolo professionale stabile e ben remunerato.

Valentina Colmi racconta di come si sia ritrovata a fare i conti con il suo impiego da free-lance durante le prime settimane di vita della sua bambina. Lavorare da casa, con un lattante al quale badare, è una condizione, non facile, che affrontano sempre più mamme oggi. Alla soglia dei trent’anni, ma bisogna ammettere anche oltre, le donne decidono di mettere al mondo figli, anche se non ancora ben sistemate professionalmente. È questa una difficoltà che ci si ritrova a fronteggiare dopo la maternità. Senza sicurezze e diritti economici, le donne rischiano di essere tagliate fuori dal mondo del lavoro quando sono prese dalle loro “questioni materne”, una condizione che genera non poche insicurezze in un essere, quello femminile, al quale si richiede di svolgere svariati compiti/doveri, che non sempre si riescono a portare a termine come si vorrebbe/dovrebbe e, per questo motivo, si finisce col ritrovarsi invischiati in situazioni psicologicamente complicate, da cui non sempre è facile venirne fuori.

Senza più paure, senza alcun filtro, Valentina Colmi racconta una storia che è tante storie, il resoconto di una maternità che ricalca le orme di tanti passaggi, spesso dolorosi, nascosti al mondo, di mamme infelici. Con coraggio l’autrice esce allo scoperto e condivide la sua esperienza per supportare l’esercito di mamme in marcia verso una condizione di equilibrio interiore e, soprattutto, per aprire un varco di speranza a chi teme ancora di dare un nome al proprio stato d’animo di stanchezza e inadeguatezza.

VOTO: 7

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Valentina Colmi
TITOLO: Out of the blue-Rinascere mamma
EDITORE: LazyBOOK
PAGINE: Dimensione eBook 2,9 MB
EURO: 2,99 FORMATO EBOOK
ISBN: 9788898833351

NOTA SULL’AUTRICE:

Valentina Colmi, nata a Milano nel 1982, è giornalista freelance per la carta stampata e per il web. Nel 2014, dopo la nascita di sua figlia Paola, fonda www.post-partum.it , un sito per aiutare tutte le mamme che come lei hanno avuto la depressione post partum.

©RIPRODUZIONE RISERVATA




VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 5.0/5 (1 vote cast)

Out of the blue di Valentina Colmi, 5.0 out of 5 based on 1 rating

Autore

laureata in Filosofia, è attualmente giornalista freelance per una rivista del settore automotive. Adora leggere da quando ha 8 anni sviluppando subito una predilezione per i classici della letteratura straniera dell’800. Le sue letture spaziano in tutti i generi. Nel tempo libero si diletta a scrivere racconti brevi e poesie.

Numero di articoli : 48

Lascia un commento

Copyright © 2016 Leggeremania - Tutti i diritti riservati. P.I. 01889710891

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi

Torna su