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Se mi tornassi questa sera accanto di Carmen Pellegrino

Se mi tornassi questa sera accanto di Carmen Pellegrino: la nostalgica narrazione di perdite dolorose e ricerca del perdono di una famiglia del sud, tradita dalla Storia e dai suoi stessi errori. Con stile raffinato, la giovane autrice campana si conferma una penna originale e potente.

Se mi tornassi questa sera accanto-copertina

 

Sono qui a dipanare il mio passato e il tuo, a raccontartelo perché ci custodisca nel presente (…) Ma tu, se puoi, torna … tu torna.

Come roccia nella terra, la famiglia resiste. Resiste ai venti che scrostano le pareti dell’intonaco essiccato.
Resiste ai terremoti che minacciano la solidità delle fondamenta.
Resiste alle piene che tentano di travolgere la memoria e cancellare i resti di un’esistenza incomprensibile.

E non importa se la famiglia ci ha tradito, ci ha rinnegato, ci ha scaraventato in un abisso di tormenti. La famiglia è dove ci sentiamo a casa, dove nonostante tutto siamo nati e lì ritorniamo, quando per sopravvivere dobbiamo allontanarci. Il peso delle parole, che prendono vita mentre scivolano dai pensieri alle mani, diventa allora la misura con cui valutare un cammino, seppur tortuoso, seppur sfiancante, che ci ha condotti, con le suole delle scarpe bucate, a quello che siamo.

Nel suo nuovo romanzo Se mi tornassi questa sera accanto edito da Giunti, Carmen Pellegrino ritrae una famiglia del sud, dove da guida, il padre-padrone si rivela nel tempo il boia dei sentimenti di chi gli sta accanto e che,inconsapevolmente, con la sua scure silenziosa, tarpa crudelmente le ali a chi è nato per spiccare il volo.

Una scrittura intensa, che rende vivide le immagini dei luoghi, ma soprattutto fa luce nei posti più nascosti, quelli dei sentimenti che a volte ricongiungono, altre dividono, nel silenzio di parole taciute. Una scrittura dal ritmo delicato e dallo stile poetico, che indaga nel territorio più minato della società, i legami familiari.

I personaggi del romanzo di Carmen Pellegrino Se mi tornassi questa sera accanto

Un uomo che soccombe al peso del tempo che da sempre lo schiaccia con la sua volontà.
Un uomo che ha imparato a stare al mondo con la tenacia di un tronco d’albero che fissa le sue radici alla terra.
Un uomo che affida all’acqua le sue parole d’amore a una figlia, che sa non tornerà.
Una donna attorcigliata al dolore di un passato rinnegato.
Una donna diventata madre quando donna non lo era ancora mai stata, che nel suo non volersi piegare al mondo, vittima del troppo sentire, sospende la sua esistenza in un tempo indefinito.

Giosuè e Nora Pindari rappresentano gli opposti che guardano al mondo, l’uno con l’ostinazione, l’altra con il suo esistere all’ombra della vita. Nora non guarda al cielo rischiarato dal sole con gioia, ma prova piacere nel presenziare ai funerali, nel vagare fra i cimiteri. É laddove si è posata la mano della fine, che incontra la vita.
Una figlia schiacciata dal peso di un ruolo che si estende amadre, padre, figura accudente.
Una figlia che, sotto gli artigli dispotici paterni e la mancanza di calore materno, dimentica la sua felicità.
Lulù, bambina e ragazza intelligente, sente che l’armonia della sua famiglia dipende da quello che lei deciderà di fare o non fare.

Come fiume che scorre, la vita trasforma

In un gioco di specchi deformanti, lo sguardo dell’autrice sui suoi personaggi man mano si capovolge, rivelando una nuova realtà.

Giosuè, da uomo deciso, fedele alla sua ideologia politica del Socialismo e all’attaccamento verso la terra, padre che accompagna la figlia nella scoperta della vita attraverso i tempi e i luoghi della natura, si sorprende nella sua fragilità di omuncolo qualunque, soggetto agli imbrogli della Storia e artefice di errori irreparabili.

Ora non so più dire come sia sentirsi a casa. Se fa silenzio. Se fa rumore. Se abitare le proprie rovine è già qualcosa.

Piegato al suo destino, diventa padre della donna che ha sposato, sostegno e badante di quella moglie che da sempre non ha saputo capire. Completi estranei, camminano accanto e aspettano che la vita porti loro una nuova possibilità.

“Cos’altro posso offrirti ora, se non immagini e ancora immagini, nella trama consueta di una perdita dietro l’altra? (…) Cammino più che posso in queste immagini, le alterno alla memoria che seleziona alla rinfusa. Se le suole delle scarpe si bucano, e riparo e riprendo a camminare. Dove arriverò? Spero di ritrovarmi lì dove a spostare una parla può cambiare tutto il senso: non più un uomo solo, ma finalmente solo un uomo”.

Nora, da madre inadeguata, essere infelice e vittima dei suoi ricordi, si rivela donna intelligente, sognatrice di un’altra vita, contenuta nell’alcova della fine. Il senso di ogni cosa è dove apparentemente tutto scompare così, ai funerali “degli sconosciuti”, Nora trova le parole, agisce nel nome di chi non c’è più, mantenendo intatta la memoria di quell’eco di vita che si lascia al proprio passaggio.

Lulù pensava alle case come alle madri: esse custodiscono, ma uccidono anche (…). La via delle madri è la più dissestata delle vie, con buche, fossi e crateri spaventosi, la via delle cantonate dietro l’angolo, ma è la più percorsa, la più battuta, e per una ragione chiara: una madre, per quanto cattiva sia stata, rimane per sempre la prima dimora.

Terra-acqua, resistenza e cambiamento

Abituata alla frase “la terra non tradisce”, che si ripete nella narrazione come un ritornello e che incombe sulla sua esistenza come una maledizione, Lulù dimentica di essere fatta di acqua, quell’acqua da cui è nata e in cui da bambina aveva imparato a nuotare, che negli anni la ingoia in un vortice pericoloso di rinunce e sofferenza. L’acqua, nel romanzo della Pellegrino, diventa elemento catartico di un’arida prigionia di una vita non vissuta, principio primordiale che genera e crea in un infinito ripetersi di flussi rivelatori, fino a portare i naufraghi in salvo. Come in un ciclico ritorno, Lulù si riconcilierà alla solidità della terra, lasciandosi bagnare dall’acqua che la plasmerà in una donna nuova, in pace con se stessa.

Finalmente anche lei sarebbe diventata d’acqua e più niente avrebbe potuto ferirla. (…) non lo sapeva, ma l’acqua di quel fiume le sarebbe rimasta per sempre consegnata e tante volte nelle sue notti l’avrebbe cercata e quante volte si sarebbe fatta coraggio soltanto immergendovi i piedi e come era bello sapere che quell’acqua era lì, sola come lei e raccolta nella notte.

Dopo Cade la terra, romanzo di esordio con cui si è aggiudicata il Premio Rapallo Carige opera prima e il Premio Selezione Campiello 2016, e che ha rivelato al pubblico una voce originale e sensibile, la giovane autrice amante dei luoghi abbandonati, con Se mi tornassi questa sera accanto, Carmen Pellegrino torna con un libro dalla densa carica emotiva, che si nutre di richiami ancestrali, quelli del sangue che scorre fra i vivi e quelli dell’acqua che la corrente trasporta a riva, sulla terra ferma e silenziosa, che accoglie, nel suo caldo ventre, i vivi lottatori.

Un semplice cambio di residenza non basta perché il presente non assomigli più al passato.

 

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Carmen Pellegrino
TITOLO: Se mi tornassi questa sera accanto
EDITORE: Giunti
PAGINE: 231
EURO: 16,00
ISBN: 9788809816015

LEGGI L’ESTRATTO DEL TESTO RILASCIATO DALLA GIUNTI:
Estratto di Se mi tornassi questa sera accanto

 

NOTA SULL’AUTRICE:

carmen-pellegrino-giuntiCarmen Pellegrino è autrice di saggi di storia e di racconti. Da anni raccoglie suggestioni sui luoghi abbandonati. Il suo romanzo di esordio, Cade la terra (Giunti 2015), ha vinto il Premio Rapallo Carige opera prima e il Premio Selezione Campiello. Se mi tornassi questa sera accanto è il suo ultimo romanzo.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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Autore

laureata in Filosofia, è attualmente giornalista freelance per una rivista del settore automotive. Adora leggere da quando ha 8 anni sviluppando subito una predilezione per i classici della letteratura straniera dell’800. Le sue letture spaziano in tutti i generi. Nel tempo libero si diletta a scrivere racconti brevi e poesie.

Numero di articoli : 48

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