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Incontro con Carmen Pellegrino: cronaca di uno scrivere sentito

Venerdì 21 aprile, alla Libreria del Mondo Offeso a Milano, una affabile Carmen Pellegrino ha incontrato i suoi lettori.

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I luoghi hanno un’anima. Il nostro compito è di scoprirla. Esattamente come accade per la persona umana.
(J.Hillman)

Ha occhi grandi, due pozzi neri attraversati da un improvviso bagliore. È lo sguardo che si posa su quei resti di mondo all’apparenza dimenticati dal tempo, risucchiati in un vuoto fatto di silenzio che vuole dire. Sono i luoghi abbandonati e lei, Carmen Pellegrino, li cattura con l’obiettivo della sua anima per restituirli agli uomini, distratti ascoltatori e indifferenti osservatori.

Quando leggi un suo libro ti giunge l’eco di antichi richiami, nei rimandi letterari che dissemina fra le pagine, negli urli strozzati da antiche ferite che i suoi personaggi si portano dentro. E allora te la immagini, come una attenta chirurga, che ricuce, parola dopo parola, quello strappo che divide l’umanità che ha perso la voglia, la speranza e, soprattutto, il coraggio di riconciliarsi alla Vita.

Le persone che amiamo sono sempre lì, a un passo da noi, ma quanto ci costa aprire quella mano perché, come dice nel suo ultimo libro Se mi tornassi questa sera accanto“umane sono le mani tese verso qualcuno, non le mani contro, non quelle a difesa di sé”. E tante volte, oggi, di umano in questo mondo è rimasto ben poco. E forse nelle parole, quelle già scritte da altri, che sono poi quelle che avremmo da sempre voluto dire, rimaste intrappolate nella rete dell’orgoglio, troviamo il senso prezioso della restituzione.

Carmen Pellegrino e l’incontro con i lettori

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Nell’atmosfera intima e accogliente della Libreria del Mondo Offeso, venerdì 21 aprile Carmen Pellegrino ha incontrato una piccola fetta del suo pubblico di lettori che ha da subito conquistato con la prima pubblicazione Cade la terra, edito da Giunti. A mediare l’incontro il caporedattore del magazine Sette del Corriere della Sera, Edoardo Vigna.

Se nel romanzo precedente il titolo è “rubato” alla poesia “Autunno”di Rilke, questa volta la scrittrice campana ha preso in prestito il verso da “A mio padre” di Alfonso Gatto, che riassume il senso della storia narrata sulla possibilità di colmare la distanza che spesso si crea fra le persone che si amano. Non ha remore, Carmen Pellegrino, nel raccontare episodi della sua vita che la ricollegano ai personaggi della trama e così, la sua esperienza, diventa parte di tutti. La figura paterna si carica allora di una nuova valenza simbolica, più rassicurante e fiduciosa.

L’importanza della memoria

Cariche di dotta ironia e riconoscenza, sono invece le parole nei confronti della sua terra di origine, la Campania profonda, a confine con la Lucania, pezzo di terra lambita dalla fascia dei Monti Alburni, un limite che occlude la vista, mura mentali da oltrepassare. Ed è in quella terra, dove i vocaboli hanno un suono duro, evocando il più delle volte il senso di morte nella vita, che nasce il suo amore per le parole.

Significativo nella sua infanzia l’incontro con la giovane figlia di Alfonso Gatto, artista eclettico, suo corregionale e di cui legge avidamente le poesie. L’armonia musicale di quei versi le regala una speranza cui aggrapparsi, la certezza di“una via di salvezza”. Risuonano nella memoria i passi di autori monumentali come Manzoni e Satta, che confermano la sua formazione intellettuale di storica, attenta ricostruttrice di un passato che, oggi più che mai, urge ri-conoscere.

La scrittura come un sentire

Non è una disciplina ferrea a guidare il lavoro di Carmen Pellegrino quando scrive, ma un lasciarsi guidare da un sentire più profondo, che la distanzia da uno stile più immediato e nervoso degli autori contemporanei. Nascosti dietro le mura della incomunicabilità, parole o soffi di vita, i luoghi e persone nelle sue storie si animano di una nuova esistenza. È un voler guardare oltre le immagini che il mondo ci rimanda, nella sua feroce imperturbabilità, così come esprime la sua “mania” di partecipare ai funerali. Sono quelli i momenti in cui la natura umana viene allo scoperto e la Pellegrino ha imparato a studiare i vivi nel modo in cui presenziano ai riti funebri. E se il più delle volte “si muore da soli”, la Morte non smette di sfiorare la Vita.

Sono le storie a raccontare quanta vita c’è nelle zone in ombra, nei silenzi taciuti. Così, molto presto, l’autrice si sposterà in Equador (dagli Appennini alle Ande), fra bambini smarriti, seguendo, ancora una volta, il richiamo dell’abbandono.

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Leggi la recensione del suo ultimo romanzo: Se mi tornassi questa sera accanto

 

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Autore

laureata in Filosofia, è attualmente giornalista freelance per una rivista del settore automotive. Adora leggere da quando ha 8 anni sviluppando subito una predilezione per i classici della letteratura straniera dell’800. Le sue letture spaziano in tutti i generi. Nel tempo libero si diletta a scrivere racconti brevi e poesie.

Numero di articoli : 48

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