zadoorian_una_storia_d'amore

Molti pensano che quando si sogna lo si deve fare in grande. Molti di noi invece, (per fortuna, aggiungerei) non sognano grandi ville, auto di lusso o la celebrità ma ci accontentiamo di fare un lavoro che amiamo, il lavoro che quando la mattina suona la sveglia la spegniamo col sorriso. E credetemi, non è poi così difficile realizzare un sogno di questo tipo.

Michael Zadoorian lo sa, e del suo sogno ne ha fatto un libro,  Second Hand.

Il protagonista di questo libro, che a volte mi è venuta voglia di definire bizzarro, è Richard, un giovane che va a caccia di oggetti di seconda mano, cimeli che nessuno vuole più. Lui invece ama tutto ciò che viene abbandonato dagli altri a tal punto che apre un negozio, grazie ai soldi che il padre gli regala per “usi artistici”, dove vende gli oggetti che recupera alle vendite nelle case e nei garage che dovranno essere svuotati.  La vita di Richard va avanti così, da una vendita all’altra, e da lì al suo negozio, sino a quando, improvvisamente, tutto cambia.
La madre, quella madre così dura e insoddisfatta del lavoro di suo figlio, muore consumata da una dolorosa malattia. Richard si ritrova così a dover svuotare la casa dei suoi genitori, quella casa che un tempo era stata anche sua. E come se non bastasse lo deve fare con sua sorella Linda, che al contrario di Richard ha una vita perfetta, un marito perfetto (che ha solo il vizietto di frequentare un night club) e una casa perfettamente arredata, con mobili di prima mano.
E in questo momento così difficile nella vita di Richard appare Theresa, una “dea del riuso” che per lavoro e per missione recupera animali abbandonati e li accoglie in un rifugio. Ma il rifugio è strapieno, i volontari praticamente inesistenti, nessuno li adotta e lei, con profondo dolore, spesso è costretta a eliminarli. Tra i due, uno romantico e l’altra decisa, potrebbe nascere un amore stellare, se non fosse che lui è un “ritardato emozionale” senza esperienza che si imbozzola nel suo mondo di oggetti e che lei è caratterizzata da un’eterna indecisione e dalla tendenza di preferire i gatti agli uomini.

I miei pensieri su Second hand

L’idea del riuso, di dare una seconda possibilità agli oggetti mi è piaciuta sin dalle prime pagine di questo libro. Ancor di più ho amato la parte in cui Richard, mentre svuota la casa dei suoi genitori, scopre la passione del padre: la fotografia. E attraverso quelle foto scattate da lui in gioventù impara a conoscere due persone sino ad allora sconosciute. E poi il lavoro di Theresa, per certi versi così umano e premuroso e per altri devastante e atroce: “Nella corsia di emergenza, con il corpo in una posa orribilmente innaturale, c’è il beagle. Accosto. Theresa apre lo sportello del furgone, raggiunge il cane e si inginocchia. Io spengo il motore. «Stava aspettando che tornassero indietro» dice, mentre mi inginocchio accanto a lei. La sua voce è bassa ma sicura. Theresa passa le dita nella pelliccia del cane, gli accarezza la testa. Con l’altra mano, aggiusta il corpo in una posa più normale sul selciato.

“Credono sempre che i loro padroni torneranno a prenderli. Che si sia trattato di un errore. Conosci qualcuno capace di una fiducia simile? Io no.”

SCHEDA LIBRO

AUTORE: Michael Zadoorian
TITOLO: Second Hand. Una storia d’amore
EDITORE: Marcos y Marcos, 2000
PAGINE: 288
ISBN: 978-88-7168-484-0

 

Shares

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi * sono obbligatori

Shares