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Il libro di Isabelle Caro, dal titolo “La ragazza che non voleva crescere”, è un’autobiografia toccante, a tratti irreale. Isabelle Caro è nota ai media per aver posato nuda in una campagna pubblicitaria shock contro l’anoressia firmata da Oliviero Toscani.

In quelle foto pesava 25 kg.  Pesava sì, perché Isabelle Caro si è spenta nel 2010 all’età di 28 anni dopo aver affrontato un lungo calvario per combattere la sua malattia, l’anoressia.
Prima di smettere di lottare Isabelle Caro decide di scrivere un libro in cui racconta la sua vita da quando era bambina, le sue emozioni più tristi, ciò che le ha fatto perdere la voglia di nutrirsi.

“Sul cartellone c’è la foto di una donna. O, almeno, di una creatura di sesso femminile, a giudicare dalle due piccole sacche di pelle rugosa che pendono al posto dei seni. Sì, perché di fronte all’obiettivo c’è una creatura completamente nuda. Seduta su uno sfondo grigio sfumato, una gamba allungata e l’altra leggermente piegata in modo che solo il pube sfugga allo sguardo. Le ossa, in compenso, si vedono bene. Mi fa vergognare questa foto. Perché è la mia foto.”

Con La ragazza che non voleva crescere Isabelle ci racconta di un passato tremendo, che a tratti si pensa sia impossibile per essere reale. Sembra di leggere una storia immaginaria che non riguarda la vita di una persona in carne e ossa, con sentimenti ed emozioni vere, con una famiglia che ha potuto annientarla completamente senza nessun motivo. Sembra che sia una storia inventata di sana pianta, perché non è umano immaginare che lei abbia subito tali violenze psicologiche che poi l’hanno portata all’anoressia e alla morte.

Si ritorna alla realtà e si capisce che non è una storia immaginata da una penna dopo che si guarda anche solo una sua fotografia. Le immagini che la ritraggono sono inconcepibili per la natura. Il suo corpo non è soltanto esile, è privo di ogni sembianza femminile. Il suo volto, e in particolare i suoi occhi e le sue labbra, non fanno trapelare la minima serenità, quasi a dichiarare che Isabelle non sappia nemmeno cosa sia stata la serenità, come se fosse stata un’aliena e non potesse averne diritto.

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Nella sua biografia Isabelle Caro racconta di come l’amore ossessivo della mamma l’abbia incatenata in una solitudine senza confini, piena di insicurezze e dolore muto. La madre, che nel romanzo ha un nome inventato, vive quotidianamente con il pensiero di proteggere la figlia dalla vita, dagli anni che passano come normalmente accade per tutti. Vorrebbe che Isabelle restasse sempre bambina, come quando aveva quattro anni, e per ostacolare la sua crescita le compra scarpe di due numeri più piccoli, la costringe a restare sempre in casa senza farla affacciare nemmeno alla finestra o farla uscire in giardino.
Isabelle resterà rinchiusa nelle mura domestiche per tutta la sua infanzia, senza andare a scuola né a catechismo, senza conoscere un’amichetta con cui giocare.

La sua casa sarà la sua prigione, che poi le si appiccicherà sulla pelle anche quando diventa più grande e affronta l’adolescenza. Crescerà piena di paure e insicurezze con un carattere restio all’indipendenza e privo di slanci per qualsiasi cosa riguardi la sua vita. La sua paura di contraddire la madre le impedirà di vivere con normalità.

Si avvicinerà alla malattia per caso, quasi che il non mangiare potesse renderla migliore agli occhi della madre. Sì perché Isabelle Caro si convince di subire questo “trattamento” domestico perché ha qualcosa che urta la mamma, ossessionata dalla magrezza e contraria ai chili di troppo.
Quando un giorno qualunque trova il coraggio di chiedere alla madre se ai suoi occhi dovrebbe perdere peso lei le risponde con naturalezza che effettivamente dovrebbe togliere qualche chilo in più e così decide di mettersi a dieta, o meglio di smettere di mangiare.

Dagli undici anni il suo peso non ha più superato i 40 kg, anzi è sempre diminuito fino a sfiorare i 25 kg.

Con l’adolescenza riuscirà a recuperare un po’ della sua autonomia di persona umana. Vivrà in parte da sola, con la madre che l’aspetterà fuori dalla porta e dormirà in macchina pur di riuscire a vederla contro la sua volontà; si rifarà un volto nuovo quasi a dare un taglio al passato e alla sua vecchia vita; conoscerà gli eccessi lavorando come intrattenitrice in un locale notturno; frequenterà una scuola di recitazione e conoscerà il piacere di avere degli amici.
L’arte della recitazione le fa impersonare ruoli sempre differenti che la fanno essere una ragazza diversa. Le importa solo di non essere Isabelle, di vivere una vita parallela che le faccia dimenticare le sofferenze.

Quando viene a sapere di una campagna contro l’anoressia, quella che poi la renderà famosa in tutto il mondo, decide di candidarsi per aiutare gli altri a conoscere questa malattia da cui è così difficile venirne fuori. Isabelle Caro, infatti, sa di essere malata ma non ha mai conosciuto la felicità né sa cosa significa avere forza di volontà e determinazione. Ha sempre vissuto una vita in continua oppressione con una madre e un padre che non hanno mai accettato le sue condizioni di salute e hanno sempre finto che lei fosse una ragazza uguale alle sue coetanee.

Isabelle trascorrerà gli ultimi anni della sua breve vita in balia di ospedali e cliniche specializzate. Scrivere questo libro per lei è come tenere un diario e far conoscere agli altri cosa significa soffrire di anoressia. È il suo modo di infondere consapevolezza ma anche di attirare l’attenzione. Perché “La ragazza che non voleva crescere” era anche narcisista ed egocentrica, rea di non aver lottato come doveva, di non aver avuto la forza di ribellarsi alla sua famiglia.

Isabelle Caro è morta all’età di 28 anni per una polmonite e a una settimana dalla sua morte la madre si è tolta la vita. Il suo suicidio rispecchia l’amore morboso e ossessivo per la figlia, una ragazza che voleva essere solo accettata e trattata come gli altri, che voleva vivere con normalità la sua vita.

Le ultime parole del libro:

La prossima volta che incrociate per strada una ragazza troppo magra, regalatele un sorriso. Ne ha davvero bisogno.

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Isabelle Caro
TITOLO: La ragazza che non voleva crescere
EDITORE: Cairo Editore
PAGINE: 240
ISBN: 9788860522047

 

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2 Commenti

  • marcy Pubblicato 6 gennaio 2013 17:00

    recensione bellissima 🙂

  • Michela Pubblicato 7 gennaio 2013 8:22

    Non avrei saputo trovare parole migliori. E’ proprio vero che tale storia è tanto atroce, tragica, assurda che non sembra possibile immaginarla reale.

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