Ho conosciuto Paola Calvetti per caso, grazie ad un suo romanzo che ho letto tutto d’un fiato.
Il suo ultimo libro, Olivia – ovvero la lista dei sogni possibili, emoziona e travolge per la sua grande capacità di raccontare la vita e la precarietà dei trentenni senza alibi e paure, con disarmante semplicità.
Dopo aver letto Olivia ho scoperto Paola.
Ho scoperto la disponibilità e la gentilezza ma soprattutto l’esser così vicina ai giovani.

Ecco allora che la curiosità di farle qualche domanda è stata impellente.

Con questa intervista vi regala i suoi pensieri e un po’ delle sue emozioni più personali.

paola_calvetti

1. Olivia è una ragazza di oggi, brillante e precaria. Com’è nato questo personaggio?
La storia di Olivia è nata da un’immagine: quella dei due bambini che aprono il romanzo. Mi frullava in testa un’idea, certo, ma ho cominciato chiedendomi: e se quello sguardo iniziale avesse voluto dire qualcosa? E se quei due bambini si incontrassero da adulti, si riconoscerebbero? E che adulti diventeranno? Poi, in una mattina di dicembre, a Milano nevicava e io ho fatto una lunga passeggiata: Olivia ha cominciato a diventare … lei.

2. Olivia e Diego raccontano le loro fragilità, chi con ironia chi scavando nella propria anima. Voleva far capire ai giovani che la fragilità e l’insicurezza che inconsapevolmente la società ci trasmette sono un punto a favore, una speranza in più e un invito a darsi da fare?
Come Olivia, io penso che un nuovo mondo non solo sia possibile ma necessario e che solo i giovani possono realizzarlo, su nuove basi; nuovi valori, primo fra tutti la sostenibilità: umana, ambientale… persino emotiva. E che nella nostra anima e nella nostra testa ci siano sempre le risorse per una vita degna. Diego, il protagonista maschile, invece … c’est moi, come direbbe Flaubert. Ha le mie fragilità, la mia timidezza e un fratello che si è tolto la vita adolescente. Sono riuscita a tirare fuori questa “storia” dopo venticinque anni. E l’ho fatto cercando di non drammatizzare laddove il dramma non ha bisogno di essere spiegato. Ma anche per Diego c’è la riconciliazione con il suo dolore.

3. Nel suo romanzo voleva che prevalesse maggiormente il senso di ottimismo che una persona non dovrebbe mai perdere oppure la salvezza che solo un grande amore può regalarti in maniera inaspettata?
Il destino non è un disegno estraneo ed esterno a noi, o qualcosa di predefinito e organizzato… da altri. Nasciamo con alcune caratteristiche, un carattere e delle potenzialità: dobbiamo ascoltarle, conoscerci e assecondarle. Col cuore e con la testa. E’ abbastanza vero, però, che spesso troviamo qualcosa quando ne cerchiamo un’altra: è la serendipità, no? La serendipità è un modo di essere. E’ realisticamente “usata” dalla comunità scientifica perché davvero molte scoperte sono avvenute a insaputa dei ricercatori. Però, però, però… quando la scoperta è stata fatta (penso all’anestesia) è accaduto perché il ricercatore aveva le antenne accese, il cuore aperto, la mente attenta e la competenza per leggere “i segni”. Io sono molto serendipitosa (parola inventata) perché mi è successo spesso di avere anche un grande dolore, o un problema di vita da risolvere e accorgermi che… la soluzione era a portata di mano… anche se diversa da ciò che mi aspettavo. Mai abbandonare la propria curiosità. Mai.

4. Quanto c’è di Olivia in Lei?
Olivia è nata anche dalla mia esperienza di Direzione Comunicazione, periodo nel quale ho dovuto, contro la mia volontà, non rinnovare contratti di collaborazione di bravissime trentenne… come Olivia, a causa di una devastante ristrutturazione aziendale e un capo del personale insensibile all’importanza di quell’ufficio. Alla fine… hanno “esodato” pure me. Le conosco bene le trentenni di talento cacciate dagli uffici. E mi sento solidale con loro.

 5. I giovani di oggi, come Olivia e Diego, leggono?
Solo leggendo chi è più bravo di noi, possiamo stimolare il nostro immaginario, giocare con le parole, scrivere una storia. Chi non legge non può considerarsi scrittore. Dalle statistiche di vendita dei libri, pensiamo che i giovani non leggano: io non ne sono del tutto sicura. Leggono molto su internet, che non è la stessa cosa, ma occorre cominciare da bambini, sono i genitori che devono “iniziarli” alla lettura, facendola vivere come un gioco,  un’attività piacevole… io ho conservato i librini di gomma che regalavo ai miei figli: li leggevano nella vasca da bagno…

6. Quali sono i suoi scrittori preferiti e perché?
Oh ne ho tantissimi! Cechov e Tolstoj fra i russi: ho letto praticamente tutto di quei due geni della parola. Da piccola Louise M. Alcott, autrice di Piccole donne; poi è venuto il periodo Woolf e Colette; adesso leggo di tutto: fra i contemporanei vorrei avere il talento e la leggerezza di Peter Cameron e Michael Cunningham, l’arguzia narrativa di Alan Bennett; la simpatia di Nick Hornby… insomma tanti!

 7. Che rapporto ha con gli ebook?
Dallo scorso Natale ho un rapporto bellissimo con gli e-book (tutti i miei romanzi ormai sono anche venduti in e-book a 4,99 euro, un prezzo più che accessibile) perché mi hanno regalato il mio primo e-reader: leggo sul Kindle e compro libri di carta, gli uni non hanno cancellato gli altri, ma vuoi mettere la bellezza di scaricare un romanzo di sera, a negozi chiusi? Fantastico!

8. Sta già lavorando al prossimo romanzo? se si possiamo avere qualche piccola anticipazione?
Sto scrivendo un piccolo romanzo per la collana Libellule di Mondadori: è ambientato a Casa Verdi, la casa di riposo per musicisti voluta – e pagata! – dal grande Maestro: le storie degli Ospiti sono vere, li ho incontrati per mesi… e la voce narrante è una stravagante cameriera… Un omaggio alla vecchiaia, alla musica e all’amore fra persone anziane. Li adoro!

Grazie Paola per le tue parole, per la tua semplicità e per averci regalato con quest’intervista qualcosa di te!

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA




Shares

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi * sono obbligatori

Shares