Nella botte piccola sta il vino buono. E questo libricino, La lingua di pezza di Renata Pucci di Benisichi, nelle sue 113 pagine racchiude un mondo.

la lingua di pezzaL’autrice raccoglie i suoi scritti pubblicati nel più importante quotidiano di Palermo riguardanti i più diffusi modi di dire siciliani, spesso storpiati senza una coscienza linguistica dai parlanti, spiegandone il significato e l’etimologia, e spesso anche accompagnandoli con una più o meno velata critica alla società e ai costumi. La maggior parte delle volte si parte da aneddoti, eventi accaduti all’autrice che le sono serviti da ispirazione; altre volte l’espressione viene introdotta direttamente.

Il libro si presenta come una breve raccolta di articoletti della lunghezza di un paio di pagine ciascuno, e per chi è siciliano o appassionato del dialetto (o semplicemente dell’italiano popolare) dell’isola è uno strumento interessante e divertente per fare una riflessione linguistica. Possiamo quindi scoprire cosa significano e da dove provengono espressioni come “a muzzo”, “ammucciuni”, “la ‘ncuttezza” o “paro paro”.

Ma passiamo al significato del titolo (che prende il nome dal titolo del primo degli articoli), un po’ difficile se non siete siciliani. La lingua di pezza non è altro che un difetto di pronuncia della s, un po’ come Gatto Silvestro, per intenderci. Come leggiamo a pagina 12:

“Pensa un po’ di dover parlare con una lingua fatta di pezza, di stoffa. Le sillabe non scorrono, si inceppano, restano.”

Insomma, un libretto godibilissimo quasi da sbocconcellare!

SCHEDA LIBRO

AUTORE: Renata Pucci di Benisichi
TITOLO: La lingua di pezza
EDITORE: Sellerio  –  Collana: Il divano 2006
PAGINE: 113
ISBN: 88-389-2153-9

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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