Sara Rattaro autrice di Sulla sedia sbagliata e Un uso qualunque di te. Il suo terzo romanzo, Non volare via, uscirà in libreria il 2 maggio.

Leggeremania  ha fatto qualche domanda a Sara Rattaro per far conoscere ai  lettori il suo carattere di scrittrice ma anche di donna.

Ne è emersa una personalità ricca di emozioni come i suoi due libri.

Sara Rattaro_intervista_leggeremania

Lei ha una laurea in Biologia e una in Scienze della Comunicazione. Che cosa unisce queste due passioni e che cosa l’ha spinta a prendere una seconda laurea così diversa dalla prima?
Sono semplicemente una persona che ci ha messo parecchio a capire cosa volesse fare da grande. Amo la scienza e adoro scrivere, cos’ nel dubbio le ho provate tutte e una cosa l’ho imparata: che nella vita prima o poi tutto ti torna utile!!!

Che posto occupa la letteratura nella sua vita?
Sono sempre stata una grande lettrice, non posso concepire una vita o una casa senza libri.

Come sceglie i titoli dei suoi libri?
Per caso e quando non ci sto pensando. Arriva una frase e inizia a saltellare in testa. La ripeto tante volte e, se alla fine mi continua a piacere, allora può essere un buon titolo.

Sara Rattaro è in libreria e ha bisogno di comprare un nuovo romanzo. Come e in base a che cosa lo sceglie?
Scelgo e leggo quello che mi piacerebbe aver scritto. Sono attratta dalle storie che potrebbero accadermi. Poi guardo copertina e titolo e spesso mi faccio consigliare dal libraio. Ho scoperto piccoli tesori così facendo.

“Non volare via” è il titolo del suo terzo romanzo in arrivo in libreria il 2 maggio. Lo racconti ai suoi lettori in poche parole.
Non volare via è una storia che parla di un difetto invisibile: la sordità. È una storia che è arrivata con grande delicatezza quando un papà spaventato, Alberto la voce narrante del libro, mi ha raccontato, nella mia testa, cosa si prova quando ti dicono che tuo figlio non ci sente e di come sia difficile tenere unità una famiglia così straordinaria e impegnativa quando il tuo cuore ti chiede di volare via. Non volare via parla anche di una mamma che farebbe di tutto per salvare i suoi figli e la sua famiglia e di una ragazzina, Alice, che non ammette che in casa sua non si rispettino le regole, e tanto meno che a farlo sia un padre che ha deciso di tornare adolescente. È soprattutto la storia di Matteo, un bambino dolcissimo che ci dimostrerà che per essere speciali non si deve per forza nascere perfetti.

Sta già lavorando ad un nuovo romanzo?
Si certo! È un racconto ispirata da una storia vera. Ma è troppo presto per dare anticipazioni.

E ora qualche curiosità su “Un uso qualunque di te”, romanzo arrivato ormai alla quinta ristampa che nella prima settimana ha venduto 20.000 copie.

Com’è venuta fuori la personalità di Viola?
È arrivata impetuosa e inequivocabile. Viola è stata un vero schiaffo in pieno volto. Non ha una genesi precisa. È un personaggio superficiale e profondo, intenso e coraggioso.

Da donna è stato difficile parlare di una donna come Viola, in una visione così poco idilliaca, vista dalla società di oggi se così si può dire forse un po’ sbagliata?
No particolarmente. Viola è scivolata sul foglio quasi da sola. Lei è difficile e sbagliata e soprattutto fa scelte sbagliate ma io avevo un tremendo bisogno di lei per raccontare al mondo la realtà di un cuore tormentato e di come si sia buoni e cattivi a seconda delle situazioni che ci coinvolgono.

Descrivendo i personaggi del libro qual’è il messaggio che voleva lasciare al lettore? è meglio vivere scoprendo le proprie debolezze e buttando giù la maschera o vivere più vite nel buio per non far soffrire chi si ama?
Non c’è nessuno intento da parte mia perché credo che il bello sia proprio in quello che ogni lettore si porta dietro e di come la storia si spalmi sul proprio vissuto. Mi sollevo da ogni giudizio perché questo non è compito dello scrittore ma solo dei lettori.

Perché Viola si “incastrata nella vita di un’altra”?
Perché è una donna e ancor prima un essere umano. Può capitare a chiunque anche se spesso le conseguenze sono molto più accettabili ma alla domanda “era proprio questa la vita che volevi?” credo che in molti inizierebbero profonde riflessioni.

Un’ultima cosa. Un uso qualunque di te lascia un forte segno sulle famiglie ma soprattutto sul concetto di maternità. Me la descriva cosa è per lei questa maternità.
È la cosa che più mi terrorizza. Essere madre assomiglia a camminare su di un filo sospeso nel vuoto. Arrivare d’altra parte tutta intera è molto complicato.

Grazie mille Sara. Le tue risposte ci hanno aiutato a conoscerti meglio. D’ora in poi leggeremo i tuoi romanzi con un’emozione in più!

 

Per conoscere meglio Sara Rattaro potete dare uno sguardo al suo sito internet:  www.sararattaro.it

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA




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