Se i tuoi occhi un giorno, intenso romanzo di Bartolomeo Smaldone ha permesso a leggeremania di conoscere la sua arte.

Abbiamo deciso di intervistarlo per farlo conoscere anche a voi lettori …

Bartolomeo-Smaldone-intervista

Bartolomeo Smaldone

Bartolomeo in quest’intervista mi piacerebbe farti delle domande sia sul tuo primo romanzo, Se i tuoi occhi un giorno, sia sulle tue poesie.

Partirei dal tuo romanzo…

La prima domanda che mi viene istintivo porti è:  Racconti in esso di un mondo prettamente femminile: come ti sei calato in modo così delicato in una amore tra due donne?
Sono cresciuto in una famiglia a maggioranza femminile; una famiglia nella quale avrebbe avuto più senso parlare di quote azzurre che di quote rosa. Da qui la mia attrazione per l’universo delle donne, e il desiderio, unitamente al bisogno, alla necessità, di esplorarlo con circospezione, convinto che da quell’universo potessero giungere risposte ai molti dilemmi che affliggono i nostri animi. Ogni scrittore, dopo aver dedicato del tempo a narrare di sé, dovrebbe rivolgere la propria attenzione alle manifestazioni dell’essere che non lo riguardano direttamente; dovrebbe compiere l’esercizio di svuotarsi del proprio io per riempirsi dei molteplici altri io che lo circondano. Per scrivere dell’amore di due donne io ho semplicemente ascoltato a lungo storie di vita simili.

Per quel poco che conosco di te, l’ambiente di cui parli è l’ambiente in cui sei nato e vissuto, quello del nostro sud, quello che difendi a spada tratta anche con le iniziative della tua Associazione Spiragli.  Collochi in esso anche il devastante terremoto dell’Irpinia, quasi a voler dare al tuo scritto un valore di veridicità storica. Ti chiedo, che sfumature differenti avresti dato all’amore tra Fara e Lia se loro fossero vissute in una città del nord? E perché hai voluto proprio raccontare dell’amore tra due donne e non, per esempio tra due uomini conoscendo tu, da uomo, maggiormente il mondo maschile? Hai scritto anche qualche poesia su questo tipo di amore?
Parlo del Sud perché mi viene spontaneo farlo; è la mia lingua, sono i suoni a me familiari. Ogni romanzo cresce nel suo humus naturale e il mio non poteva che essere fortemente connotato dai tratti caratterizzanti la mia terra. Posso solo immaginare cosa sarebbe stato Se i tuoi occhi un giorno se l’avessi ambientato al Nord; certo è che prima di scriverlo avrei dovuto vivere lì per un lungo periodo, per scrutare attentamente quella realtà e permetterle di entrare in me.
Nel mio romanzo non parlo dell’amore ma della sua essenza, e l’essenza dell’amore – ossia il suo principio – è asessuata. Avrei potuto narrare del sentimento amoroso tra due uomini; non credo sarebbe cambiato molto. Quando l’ho fatto, in poesia, il risultato è stato il medesimo.

Sfiori nelle tue pagine l’argomento della pazzia. Leggendoti si ha la sensazione che tu voglia dare ad essa un nuovo vestito di credibilità agli occhi del mondo. Ti chiedo allora, quali sono i momenti che più caratterizzano la tua scrittura, come poeta e, ora, anche come scrittore? Intendo, dire, ti è più facile scrivere in momenti di tensione interiore “buia” o quando sei più in pace con te stesso e con il mondo?
Non credo che la tensione interiore debba essere necessariamente buia, e non credo di essere mai stato profondamente in pace con me stesso. Alla pace con il mondo non ci penso; immagino arriverà quando quello che scrivo riuscirà a sprigionare un’energia che darà il suo contributo alla formazione di un’anima collettiva.

Racconto nel racconto….la tua abilità è stata di aprire varie porte narrative nella mente del lettore, per poi arrivare a chiuderle delicatamente una ad una e ricongiungere così la narrazione a una circolarità. Cosa avresti voluto che rimanesse più impresso in noi lettori, ossia, quale volevi davvero fosse il sottinteso messaggio del tuo libro che ce lo facesse, poi, ricordare?
Vorrei che tutti noi, indistintamente, imparassimo a non prenderci troppo sul serio per dei presunti successi e che non ci affliggessimo oltremodo per quelli che potrebbero apparire come dei clamorosi tonfi. Spesso tutto può ricondursi a una questione statistica, probabilistica. Il nostro impegno di uomini evoluti deve essere quello di dedicare il massimo del nostro tempo all’alterità e di rifuggire per quanto più possibile ogni forma di omologazione e di pensiero convenzionale.

Come si pone Bartolomeo, come poeta e scrittore, davanti all’inevitabile scorrere del tempo che lascia solchi così profondi nei cuori dei tuoi personaggi ed evidenti rughe sulla loro pelle?
Io scrivo per una ragione in particolare: per esorcizzare la paura della morte. In virtù di ciò, è evidente che il mio rapporto con il tempo non può che essere pessimo.

Grazie Bartolomeo per avermi dedicato il tuo tempo per quest’intervista!!!

 

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