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Zorro di Margaret Mazzantini

Zorro di Margaret Mazzantini, il monologo che dà voce ai pensieri di un eremita sul marciapiede.

Zorro-Margaret-Mazzantini-copertina-libroBreve testo ideato per il teatro, Zorro è una piccola perla narrativa pubblicata da Mondadori nel 2004 che sovverte l’ordine delle cose nella catena sociale. Da una parte troviamo i Cormorani, avvezzi alla regolarità quotidiana cristallizzata in norme e divieti morali, e dall’altra i senza fissa dimora, che con il loro libero errare hanno imparato ad assaporare il naturale fluire del tempo.

Nell’introduzione del libro scritta di suo pugno, la Mazzantini paragona il destino dei senzatetto a quello degli artisti che lei definisce “barboni fortunati” i quali

ce l’hanno fatta a non finire all’addiaccio, ma conservano i tratti disturbati e l’inquietudine dell’erranza

e che

ogni giorno corrono il rischio di perdersi, di non trovare più la strada del ritorno.

I barboni secondo l’autrice hanno qualcosa che manca a chi conduce una vita nei rassicuranti limiti del normale e che forse provoca una sottesa invidia.

Quell’andare silenzioso totalmente libero, quel deambulare perplesso, magari losco, eppure così naturale, così necessario, quel fottersene del tempo meteorologico e di quello irreversibile dell’orologio.

Il protagonista del libro, un barbone con il quale la scrittrice si è di fatto intrattenuta a parlare, in realtà non è un vero senzatetto, nel senso che una casa e una famiglia lui le aveva, ma ha scelto di abbandonarle. Si è gettato tutto alle spalle perché forse il suo destino era già scritto. Con le sue parole l’uomo sembra dirci che forse uno già lo sente da bambino che fa fatica a seguire la vita, quella scandita dalla regolarità quotidiana, quella racchiusa fra le quattro mura della normalità, quella soffocante come il nodo di una cravatta. Non era un ribelle Zorro da bambino, era uno che restava immobile al suo posto mentre i pensieri fluttuavano per conto loro e lo facevano fermare per strada. La sua, racconta, “è stata una famiglia come si deve” con un padre che lavorava e tornava a casa a un orario regolare, la madre che alla domenica cucinava la lasagna e aveva un coraggio zitto che solo le donne possono avere, una donna che fingeva di avere paura dei maschi di casa per farli sentire più forti e che come confessa

Mi ha fregato. Sono uscito di casa che mi sentivo un leone, dopo ho faticato a capire che ero un coglione

e con la sorella maggiore che lo accompagnava a scuola e che andava a parlare con i professori quando la mamma non poteva. Aveva anche una moglie Zorro, una donna che dalle sue parole di innamorato appare più bella di quella che si rivela nella realtà dei fatti. La vita gli scorreva davanti quando conduceva un’esistenza più regolare e lui la seguiva senza chiedere troppo e intanto il destino gli lanciava i suoi loschi tiri rendendolo vittima incontrastata, perché al destino “non puoi dargli contro”. Poi un giorno le cose precipitano e il piano di cristallo della vita si inclina e scivolano uno a uno via da lui i Cormorani intorno. Allora lui fugge alla vita e si trasforma in un’anima errante, sempre fra i piedi in strada e fra le strade attraversandole “a cazzo”. Ma Zorro non è uno di quei barboni che si è accasciato su se stesso, Zorro la vita la guarda ancora in faccia, così come osserva i Cormorani; lui non è uno anormale, dice di se stesso che è un infrequente e “infrequente è bello, è una rarità.”  Zorro ha senso dell’umorismo quando racconta la sua quotidianità, Zorro conserva briciole di dignità per il suo corpo e sa ancora desiderare una donna, Zorro è, come dice il sottotitolo del libro, un eremita sul marciapiede.

Ancora una volta la Mazzantini torna a presentarci un personaggio dall’anima sgangherata, un emarginato che parla tutto il giorno con se stesso, prigioniero del purgatorio che è l’animo umano. Lo stile, realistico, diretto, a tratti scurrile che rende la narrazione più marcata, è quello di sempre, è il tratto indistinguibile di una penna che lacera l’anima del lettore come un bisturi affilato e che fa breccia nel cuore come un cazzotto scagliato a bruciapelo.
Buona lettura a chi vuole sapere perché il protagonista ha scelto un nome così eroico, buona lettura a chi ogni tanto manca una narrazione graffiante dal fluire di parole continuo come una masturbazione mentale che fa venir fuori tutto quel marasma di pensieri che uno talvolta si porta dentro da un po’.

La stessa autrice dichiara che

Zorro mi ha aiutato a stanare un timore che da qualche parte appartiene a tutti. Perché dentro di ognuno di noi, inconfessata, incappucciata, c’è questa estrema possibilità: perdere improvvisamente i fili, le zavorre che ci tengono ancorati al mondo regolare.

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Margaret Mazzantini
TITOLO: Zorro – Un eremita sul marciapiede
EDITORE: Piccola Biblioteca Oscar Mondadori – 2004
PAGINE: 66
EURO: 9,50
ISBN: 88-04-53516-4
Formato Kindle:Zorro: Un eremita sul marciapiede (Piccola biblioteca oscar)

NOTA SULL’AUTRICE:

margaret_mazzantiniMargaret Mazzantini è nata a Dublino, in Irlanda.  Il suo esordio in letteratura è del 1994 con Il catino di zinco (Marsilio) che vince il Premio Selezione Campiello. Seguono Manola (Mondadori, 1999) e nel 2001 Non ti muovere (Mondadori) con cui vince nel 2002 il premio Strega e, tra gli altri, il premio Grinzane Cavour e il premio internazionale Zepter come miglior libro europeo. Nel novembre 2008, dopo Zorro e sempre per l’editore Mondadori, pubblica Venuto al mondo che vince il premio Campiello 2009. Segue Nessuno si salva da solo pubblicato da Mondadori nel 2011. Il suo ultimo romanzo è Mare al mattino.  Attualmente vive a Roma con il marito e i loro quattro figli.

 

@RIPRODUZIONE RISERVATA




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Autore

Laureata in Filosofia, collabora per una rivista automotive come redattrice freelance. Adora leggere sin dalla tenera età e da sempre crede nel potere terapeutico dei libri. Appassionata di critica letteraria, è anche autrice di recensioni di libri e articoli di approfondimento letterario per alcuni siti e blog.

Numero di articoli : 54

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