Uno, nessuno e centomila è il famoso romanzo di Luigi Pirandello, Premio Nobel per la Letteratura nel 1934.

E sono contento che or ora mentre stavate a leggere questo mio libretto col sorriso un po’ canzonatorio che fin da principio ha accompagnato la vostra lettura due visite una dentro l’altra siano venute improvvisamente a mostrarvi quant’era sciocco quel vostro sorriso.

uno nessuno centomila-Pirandello

Un labirinto, la più sofisticata delle esplorazioni del sé. Quante volte ci viene additata un’immagine di noi che non siamo, che non sentiamo minimamente appartenerci. E quante volte invece quell’immagine riflessa allo specchio che riconosciamo come nostra, che attribuiamo a noi stessi, che portiamo addosso da tutta una vita, ci è disconosciuta dagli altri facendoci sentire traditi.

Siamo quello che siamo, o siamo l’idea che gli altri – che ogni altra persona – si fanno di noi al punto che ai loro occhi non siamo più nessuno?

Partendo da una stupida e inaspettata scoperta sulla forma del proprio naso rivelatagli dalla moglie Dida, Vitangelo Moscarda – per la moglie il Gegè, per gli altri semplicemente il Moscarda – inizia un intricato viaggio alla scoperta di sé, o meglio, del sé visto ogni volta dagli altri nel tentativo impossibile di vedersi non più in sé ma da sé.

Ahimè caro per quanto facciate voi mi darete sempre una realtà a modo vostro, anche credendo in buona fede che sia a modo mio; e sarà, non dico; magari sarà; ma un modo mio che io non so ne potrò mai sapere; che saprete soltanto voi che mi vedete da fuori: dunque un modo mio per voi non un modo mio per me…

Essere ogni volta un nuovo altro, un altro che non farebbe mai nulla che il vero altro potrebbe realmente fare, l’estraneo inseparabile da sé. Il rischio è non essere “visti”, il rischio è “vedere” troppi sé stessi intorno, un caleidoscopio del sé.
Certi atti, certi comportamenti mai potrebbero essere compiuti da uno sciocco come il Gegè o da uno che non si è mai curato degli affari della banca del padre come il Moscarda.

Follia, follia, pura follia.

Con il rifiuto di essere visto dalla moglie come “lo sciocco del Gegè” – o dagli altri come il figlio dell’Usuraio, il Moscarda –, attraverso la decisione di liquidare la banca stordisce proprio perché distoglie da quell’immagine distorta che Dida, Quantorzio e Firbo, soci della Banca, hanno da sempre di lui.

È nell’affermazione di quello che siamo che feriamo gli altri derubandoli dell’immagine che questi hanno maturato di noi; che rendiamo inconcepibili i nostri gesti e poco plausibili le nostre ragioni agli occhi degli altri.

Ma non è forse questa la via della libertà? Distruggere l’idea che gli altri hanno di noi ed essere finalmente noi?

Questo è Uno, nessuno e centomila: un cubo di Rubik con un Pirandello eccezionalmente drammatico che utilizza la forma del dialogo, lo stile pungente e ironico che inevitabilmente cattura l’attenzione del lettore.

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Luigi Pirandello
TITOLO: Uno, nessuno e centomila
EDITORE: Giunti Demetra
PAGINE: 192
ISBN: 978-8844034054

 

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