I miserabili di Victor Hugo è la stupenda storia di Jean Valjean, una vita per redimersi per aver rubato un tozzo di pane.

I-Miserabili-Victor-Hugo-copertina-libroI Miserabili è un romanzo del francese Victor Hugo, pubblicato nel 1862 e considerato uno dei pilastri della letteratura francese e mondiale. Il periodo in cui si svolge la storia è quello successivo alla Restaurazione, un arco di tempo dal 1815 al 1833. Il romanzo, che Hugo impiegò quasi quindici anni a scrivere, fu spesso criticato da coloro che erano vicini al governo di Napoleone III, che lo ritennero immorale o celebrativo nei confronti delle rivoluzioni che c’erano state precedentemente. L’opera, comunque ebbe un grandissimo successo non solo in Francia ma anche in molti altri paesi, tanto che nello stesso anno della pubblicazione venne tradotta in italiano, greco, portoghese e inglese, raggiungendo il pubblico straniero.

Hugo già in altri scritti si era interessato alle tematiche sociali o della dignità dell’uomo, ma solo nel 1945 arrivò a ideare un romanzo che parlasse di coloro che stavano sull’ultimo (o addirittura sotto l’ultimo) gradino della gerarchia sociale. Dato che parlava della miseria, il primo titolo dato al romanzo fu Les Misères, ma fu interrotto e ripreso quasi dieci anni più tardi durante l’esilio, finchè non fu pubblicato nel 1862.
Abbiamo detto che i personaggi sono stati scelti tra gli “ultimi” della società, e questo bene o male faceva parte delle tendenze dell’epoca. Ma vediamo nel dettaglio chi sono i personaggi e qual è la trama di questa grande opera.

Il protagonista dei protagonisti

Jean Valjean è un ex galeotto. Doveva scontare pochi anni di carcere per aver rubato un tozzo di pane da un panificio al fine di sfamare i figli della sorella, ma per aver tentato più volte di fuggire è stato considerato recidivo ed è stato in galera per diciannove anni. All’inizio del romanzo lo “vediamo” (ed è questa la cosa strabiliante, ci sembra proprio di vedere i nostri personaggi mentre si svolge la vicenda, come se fossimo con loro) che cerca alloggio in diverse locande che però lo rifiutano, per approdare in casa di un vescovo che con suo grande stupore lo accoglie, gli dà del cibo e un letto. Ma Valjean un po’ di tempo dopo decide di scappare rubando dei candelabri e qualche posata d’argento, e viene trovato dalla polizia che lo riporta a casa del vescovo come ladro. Il buon uomo dichiara di essere stato lui stesso a regalare al poveretto quella roba e Jean Valjean viene lasciato libero. Questo è il momento in cui inizia il percorso, potremmo dire, di purificazione dell’anima del nostro ex forzato: il vescovo, rappresentante di Dio, gli sta dando la possibilità di passare dalla parte del bene e di rimediare ai suoi errori.

Così si stabilisce in un paesino povero, Montreuil-sur-Mer, dove grazie al denaro ricavato dalla vendita delle posate d’argento del vescovo (i candelabri non li venderà mai, per ricordo) riesce a creare una fabbrica di bigiotteria dando lavoro a tantissime persone e facendo di quel posto un fiorente centro di commerci. Diventa un uomo molto influente sotto il nome di Madeleine e viene nominato sindaco, ma come responsabile della polizia gli viene affidato Javert che conosceva Jean Valjean e dopo un po’ inizia a sospettare che Madeleine sia lui. Ma poi crede di sbagliarsi dato che viene trovato un delinquente che tutti pensano sia Valjean. Il vero Valjean però non riesce a permettere che qualcuno paghi al suo posto e va a denunciarsi, tanto che per tutto il resto del romanzo verrà inseguito da Javert. Nel frattempo però un’operaia della fabbrica, Fantine, muore e prima di spirare confessa a quello che lei crede sia Madeleine di avere una figlia, Cosette, affidata alla famiglia Thénardier, una famiglia di truffatori e delinquenti. Questi trattano da serva la bambina, e Valjean va a prenderla e scappa insieme a lei.

Cosette viene cresciuta con amore da quello che lei considera suo padre e si rifiugiano in un convento grazie all’aiuto di un uomo che lui aveva salvato tempo prima, Fauchelevent. Cosette conosce un giovane di cui s’innamora segretamente, Marius, che era figlio di un soldato bonapartista che crede sia stato salvato da Thènardier. Dopo varie vicissitudini i due riescono a conoscersi ma devono dividersi perchè Valjean preoccupato per la figlia a causa proprio di Thènardier (che interviene spesso nel romanzo) vuole portarla via; e nel frattempo ha anche scoperto l’amore nato e ha paura di perdere la ragazzina. Marius, disperato decide di uccidersi e va alla barricata, in mezzo agli scontri tra polizia e rivoluzionari ma, quasi morto, viene salvato in tempo da Valjean che aveva scoperto la sua decisione e si precipita là a prenderlo. Lì c’era anche Javert che era stato fatto prigioniero, a Valjean viene dato il compito di ucciderlo ma spara in aria e fa fuggire il poliziotto che non sa più cosa credere. Mentre, infatti, prima era ligio al dovere e faceva ciò che andata fatto adesso capisce che Valjean non è il male e deve a lui la sua vita, tanto che più tardi incontrerà l’ex galeotto e a sua volta lo lascerà libero. Questi saranno eventi destabilizzanti per Javert che deciderà di suicidarsi annegandosi.

Marius viene portato a casa del nonno e col passare del tempo torna in salute e può finalmente coronare il suo sogno d’amore con Cosette. Ma la verità deve venire a galla e Valjean gli confessa il suo passato, venendo allontanato gradualmente dalla famiglia. Paradossalmente sarà proprio Thènardier, continuo antagonista di tutti, a svelare a Marius come stanno davvero le cose, a dirgli quanto sia buono quell’uomo che credevano un assassino e un ladro e a permettergli di tornare con Cosette da Jean Valjean prima che sia troppo tardi, prima della fine di un uomo che ha compiuto la sua missione e già da un po’ ha iniziato a crollare:

La pupilla era spenta; più nessun lampo; anche la lacrima era essiccata e non si raccoglieva più nella piega delle palpebre; il suo occhio meditabondo era asciutto. La testa era china, in avanti, il mento talvolta si agitava, e le rughe del collo scarno muovevano a pietà. Talvolta, quando faceva cattivo tempo, portava sotto il braccio un ombrello che non apriva. Le donnette del quartiere dicevano: «Dev’essere uno scemo!». I monelli lo seguivano ridendo.

Le mie considerazioni sul romanzo

La tecnica descrittiva di Hugo è di una raffinatezza fuori dal comune. A parte qualche digressione di tema storico o sociale (ad esempio su Waterloo, sul monastero o sulle cloache di Parigi) la lettura  di I miserabili è molto scorrevole, per nulla pesante, per tutte quelle pagine. Perchè vedendo la mole del romanzo ci si potrebbe un po’ spaventare, invece non è per nulla pesante.

Colpisce tantissimo la delicatezza con cui viene descritto l’incontro da Valjean, omone alto, forte e rozzo con la piccola Cosette, bambina indifesa, vestita di cenci e ridotta a schiavetta dei Thènardier, e soprattutto il momento in cui lui le regala una bambola, la più bella che ci fosse in vendita, dando alla bambina quella grande gioia che lei mai aveva provato. Un’altra cosa strabiliante è la descrizione perfetta dei personaggi e il loro continuo riapparire: vengono introdotti, lasciati da parte per un po’ e poi tornano prepotentemente.

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Victor Hugo
TITOLO: I Miserabili
EDITORE: Newton Compton – Mammut
PAGINE: 960
ISBN: 978-88-541-1288-9

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