Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio, ossia quel bordo su cui ogni essere umano cammina fragile a se stesso e al mondo circostante.

il-bordo-vertiginoso-delle-cose-gianrico-carofiglio-copertina-libroMolte immagini affollano questo libro di Gianrico Carofiglio poiché in esso si raccontano vari anni della vita di Enrico, alternando capitoli numerati progressivamente, che in seconda persona narrano la sua storia attuale, a capitoli intitolati semplicemente “Enrico” in cui ci si tuffa nella sua adolescenza e in cui egli parla in prima persona. Ed è significativo l’utilizzo della seconda persona singolare da parte di Enrico per renderci partecipi del suo presente, quasi a volersi guardare allo specchio per vedersi realmente mentre si muove, e vive, del tutto al rallentatore. Quasi a voler prendere le distanze da ciò che è davvero diventato, dopo l’essere stato ragazzo. Prova ne è che spesso chiede alle persone che incontra “ma tu come mi vedevi allora?”, cercando di trovare così conferma che l’immagine riflessa in quello specchio sia proprio quella di quel ragazzo diventato ormai uomo.

Già, ma cosa è diventato Enrico, nei suoi primi quarantotto anni di vita?
L’opportunità di tornare nei suoi luoghi natii gli è data per caso, mentre, facendo colazione una mattina, legge distrattamente un articolo di cronaca nera al bar. Ed è “per caso” che, tornando a Bari, ripercorre emotivamente tutta la sua adolescenza, Lì, infatti, è nato e ha vissuto sino ai suoi diciannove anni, prima di trasferirsi definitivamente a Firenze.
Enrico, uno scrittore diventato famoso con il suo primo romanzo, è ora davanti a se stesso e al suo fallimento sentimentale e lavorativo. Si ritrova, infatti, a scrivere libri sotto falso nome perché non ha più avuto il coraggio di scriverne uno da sé ed è emotivamente solo, dopo un matrimonio naufragato, senza figli.
Il ritorno a Bari è per lui una rivisitazione della sua emotività, uno scontro con la sua fragilità e una presa di coscienza, cruda e tagliente, del fatto che nulla ci viene concesso gratuitamente nella vita, e che è lecito sbagliare e cadere ma che è doveroso riprendersi perché ciò che perdiamo non tornerà mai più.
In Nel bordo vertiginoso delle cose ci racconta del suo primo amore per Celeste, della sua amicizia per Stefania e del suo particolare rapporto con Salvatore. Il rapporto con i suoi genitori è pressoché nullo, come nullo è il rapporto con il fratello maggiore.
Enrico nell’adolescenza è venuto a contatto con gli ideali di Salvatore ma anche con la sua violenza che per qualche anno ha voluto addirittura imitare, per non sentirsi a lui inferiore; ha conosciuto Celeste, sua insegnante, della quale si innamora perdutamente per la sua delicatezza di donna e per la sua filosofia di vita, che, in classe, riesce poi a trasmette ai suoi allievi con passione; ha incontrato Stefania, la sua unica vera amica con cui trascorre quasi ogni pomeriggio ed è lei, la sua confidente.

Tornando a Bari, Enrico si trova in una città che quasi non riconosce da quanto si è trasformata, però è impellente per lui la necessità di ripercorrere se stesso e i suoi luoghi, di tornare sul molo dove andava da ragazzo e di perdersi nel ricordo della paura che aveva di tuffarsi in mare; ha necessità di incontrare suo fratello che non sente ormai da anni. Ha necessità di incontrare ancora Stefania e di rivedere Celeste. Salvatore non potrà più incontrarlo ma cerca di far luce sulla sua vita, trascorsa nella delinquenza, quasi a voler redimere lui e se stesso.

E’ imbarazzante leggere il vuoto interiore in cui Enrico vive ma è grazie al gioco di specchi in cui lui cerca di vedersi, raccontandosi alla seconda persona, che riesce a concedersi l’opportunità di trovare nuovi stimoli di rinascita.

Lei socchiude gli occhi.
“Il bordo vertiginoso delle cose” ripete, mentre a te sembra finalmente tutto chiaro e decifrabile, ti sembra di essere arrivato fin lì seguendo un percorso necessario, con il verso di quella poesia a dare senso, a tutto.

Vari spunti di riflessione possono nascere dalla lettura di questo libro di Gianrico Carofiglio che non ha la benché minima pretesa di essere un libro impegnato né tantomeno un libro che possa raccontare in modo approfondito la difficoltà di vita degli esseri umani. È un libro che, proprio raccontandol’esistenza di Enrico, sfiorandone appena le problematiche, dà la possibilità di vedere con disincanto anche i nostri simili episodi, il nostro primo amore, gli anni dell’università, i nostri successi professionali, il valore che diamo all’amicizia.

Prima piangi piano, in silenzio, quasi a non voler disturbare. Poi più forte fino a quando non arrivano i singhiozzi e la pena disperata per la tua solitudine e il tuo fallimento e il tuo fare finta di niente e l’amore perduto e non più ritrovato, e tua madre e tuo padre che non hai mai conosciuto davvero e adesso è tardi e per tutta questa vita che ti è passata accanto e che non sei stato capace di vivere perché volevi soltanto raccontarla , e non sei stato capace di fare neanche quello.
Tutta questa vita che poi finisce, una mattina o una sera, normali come le altre. Finisce, e ti ritrovi ad averla sempre scansata.

E allora ditemi, chi noi non ha mai davvero pensato, almeno per una volta, di essere dalla parte opposta alla propria vita?

 

VOTO: 6

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Gianrico Carofiglio 
TITOLO: Il bordo vertiginoso delle cose
EDITORE: Rizzoli
PAGINE: 320
EURO: 18,50
ISBN: 9788817068581

NOTA SULL’AUTORE:

Gianrico-CarofiglioGianrico Carofiglio, è prima Magistrato e poi Sostituto procuratore. Decide di ritirarsi dalla magistratura per dedicarsi a tempo pieno all’attività di scrittore. Autore del ciclo di romanzi dell’avvocato Guerrieri, esordisce nel 2002 con Testimone inconsapevole con cui si aggiudica alcuni premi e apre il filone del thriller legale italiano. Nel 2005 vince il Premio Bancarella con Il passato è una terra straniera. Per Rizzoli ha pubblicato anche Il silenzio dell’onda, il graphic novel Cacciatori nelle tenebre, Non esiste saggezza e il saggio La manomissione delle parole. 

 

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