Storia di Irene … e altri racconti. Il nuovo libro dell’autore napoletano Erri De Luca è un inno al mare, metafora del grembo materno che tutto accoglie e tutto rilascia.

Storia-di-Irene-Erri-de-luca-copertina-libroIl mare: immensa distesa infinita dalle mille sfumature cangianti, dalle impressionanti profondità e dalle magiche creature che vi dimorano … Chi non si è soffermato almeno una volta nella sua vita a contemplare lo spettacolo del paesaggio marino facendosi travolgere dalle onde interiori che assalgono alla sua vista? Un vortice di emozioni risucchia l’anima verso spazi inesplorati e in tempi della memoria che riaffiorano al ritmo delle onde. Cullati, trascinati, sommersi, i pensieri annaspano e si rincorrono fino a trovare pace quando raggiungono finalmente la terraferma.

Indiscusso protagonista dei tre racconti che compongono il breve testo di Storia di Irene, il mare si fa metafora dagli innumerevoli significati, contenitore di suoni, versi, parole, vicende, ricordi. Il mare consegna storie, come l’inconscio che ci parla dalle sue cavità più profonde. L’eco dei pensieri s’irradia dalle grotte più nascoste danzando impetuosa sulle vibrazioni acquatiche e riemerge come un cimelio troppo a lungo sommerso. Come l’ispirazione poetica che viaggia sulle vele di una barca non ancora avvistata, trasportata dal vento la storia si posa come piuma di gabbiano sul cuore dello scrittore.
L’io narrante rivela infatti nelle prime pagine:

La nostra specie umana ha bisogno di storie per accompagnare il tempo e trattenerne un poco. Così io raccolgo storie, non le invento. Vado dietro la vita a spigolare, se è un campo, a racimolare, se è una vigna. Le storie sono un resto lasciato dal passaggio. Non sono aria ma sale, quello che resta dopo il sudore.

Storia di Irene apre la triade dei racconti che compongono il nuovo libro di Erri De Luca ed è decisamente il più visionario ed enigmatico. La protagonista è una creatura anfibia. Vive sulla terraferma di un’isola greca ma dentro sé ha un’anima marina. Salvata dai delfini da un naufragio durante il quale hanno perso la vita i suoi genitori, ha imparato a nuotare, a pensare e a sentire come loro. Fuori dall’acqua conduce un’umile esistenza all’interno della camera di una stalla “per l’asino” da dove scappa di notte per immergersi nelle profondità del mare. Ha 14 anni, è incinta e tutti fanno supposizioni su chi possa essere stato a mettersi sopra di lei. La notizia ha suscitato scalpore nel villaggio e c’è chi per scaramanzia non le ha ancora tolto il saluto. Irene non parla, tutti credono sia sordomuta ma arriva uno straniero sull’isola che la capisce, intende i suoi pensieri, perché lui, gli dice la ragazza, non assomiglia a una figura umana quando si muove sullo scoglio, ma a uno scorpione senza coda. Sarà proprio allo straniero (l’io narrante che non è altri che l’autore stesso) che concederà l’onore di conoscere la sua storia rivelando la paternità dell’essere che ospita nel suo grembo. Con il ventre prominente, non smetterà di nuotare e di fare capriole nell’acqua sino alla nascita della sua creatura.
Fino al momento della rivelazione, fra un incontro e l’altro con la ragazza, lo straniero divaga nei suoi pensieri attraverso flashback e riflessioni. Pensa al mare come a un’incommensurabile ricchezza, proprio come dice una benedizione sentita da ragazzo “ ‘O Signore t’ha da fa’ diventa’ ricco comm’ o mare” e ancora “La migliore distribuzione della ricchezza. Strano che il comunismo non ha preso il mare come esempio … Ha preferito operai e braccianti al posto di pescatori”. Irene appartiene al mare, come tutte le piccole storie che l’autore qui le racconta e si racconta, tante storie senza fine perché ogni storia “dura il tempo che uno la inventa”. E come una delle sue storie, Irene si immerge fra le onde ed “E’ la bellezza pura che sta entrando in mare, illesa da lusinghe di futuro, senza un saluto indietro, come un serpente con la vecchia pelle”.

Gli altri due racconti, Il cielo in una stalla e Una cosa molto stupida, si discostano dal primo per lo stile meno suggestivo. Il primo è un pezzo di memoria appartenuta alla famiglia dell’autore, la rievocazione di un evento storico, le quattro giornate di Napoli nel settembre del ‘43, vissuto direttamente dal padre dell’autore, Aldo De Luca. Sottotenente degli alpini, fuggito da Napoli che brucia sotto le bombe, si ritrova a dividere lo spazio angusto di una stalla nelle campagne di Sorrento assieme ad altre vittime di guerra, fra le quali un ebreo, che aspetta da duemila anni la libertà. Unico alito di speranza è il cielo stellato, poichè la stalla ha la volta del soffitto aperta. La narrazione questa volta è in terza persona e ci si allontana quindi dal ritmo concitato del flusso continuo di pensieri che invece caratterizza Storia di Irene. Non mancano tuttavia pensieri sulle ferite morali che devastano il cuore a chi si ritrova ad affrontare le atrocità un conflitto bellico. La salvezza arriva dal mare, dove una fila di naufraghi stipati nel guscio di una minuscola imbarcazione, remano a fatica da Sorrento verso il porto di Capri, dove sono sbarcati gli Americani.

Nel secondo invece il protagonista è don Saverio, nonno ottantunenne, reduce di guerra, che in una giornata di sole nel mese più freddo per la città di Napoli, febbraio, quando la tramontana fa gelare le ossa, lascia l’abitazione dall’odore stantio di muffa che divide con figlio, nuora e nipote, e si dirige verso la spiaggia reggendo fra le mani una mandorla trovata fortuitamente. Lì, dove “le onde alzano creste, che sono fazzoletti bianchi e salutano le navi” bacia la sua mandorla e vive la sua ora di felicità.
Quest’ultimo racconto, sempre in terza persona, evoca atmosfere malinconiche, spingendo il lettore a riflettere sul senso della labile esistenza umana che ci caratterizza: un giorno siamo spuma di mare che sprizza i suoi riccioli di burro verso l’alto, un altro siamo sabbia che si deposita nei fondali sconosciuti.

E c’è sempre ancora mare nelle nuove storie che Erri De Luca regala ai suoi lettori, elemento non del tutto estraneo alle sue opere precedenti, considerando che a fare da sfondo, anche solo attraverso citazioni, c’è sempre la natia città partenopea. E non resta che parafrasare una sua citazione: se le storie sono quello che resta dopo il sudore, allora anche queste portano con sé l’odore di un passato nostalgico e gelosamente custodito in fondo al cuore.


VOTO:
8

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Erri De Luca
TITOLO: Storia di Irene
EDITORE: Feltrinelli
PAGINE: 109
EURO: 9,00
ISBN: 978-88-07-03054-3
Formato Kindle:Storia di Irene (I narratori)

NOTA SULL’AUTORE:

erri de lucaErri De Luca, autore napoletano, è una delle voci più belle della nostra letteratura contemporanea. Dopo una gioventù avventurosa, si è dedicato alla narrativa, scrivendo romanzi che hanno conquistato il cuore di tutti. Fra questi: Non ora, non qui, In alto a sinistra,Il giorno prima della felicità, Montedidio, In nome della madre, I pesci non chiudono gli occhi La doppia vita dei numeri  e il suo ultimo romanzo, appena uscito per Feltrinelli, Storia di Irene. 

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Shares

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi * sono obbligatori

Shares