Le colpe dei padri di Alessandro Perissinotto: “Solo negando l’evidenza di essere figli, potremmo affrancarci dalla schiavitù di compiacere chi ci ha generato.”

Questa storia inizia con un pugno in faccia e finisce con un colpo di pistola, o viceversa, a seconda dell’ordine che vogliamo dare alle cose, perché l’ordine è solo una convenzione e il tempo, che sembra allineare gli eventi lungo sequenze immutabili, talvolta si ritorce su se stesso come legno di vite.

le-colpe-dei-padri-alessandro-perissinotto-copertinaInizia così il racconto della vita di Giulio Marchisio, 46 anni, ingegnere di una multinazionale e uomo agli apici della sua carriera; ricco, separato dalla moglie, convive con Carlotta, una bellissima studentessa universitaria molto più giovane di lui.
Giulio ha concesso un’intervista a un giornalista e sarà proprio la voce di quest’ultimo, a cui si raccontò, che ci narrerà l’intero libro; questa voce che, inserendosi per dare descrizioni aggiuntive, aneddoti e divagando su alcuni temi, riesce a rendere ancor più precisa l’immagine d’insieme che viene offerta al lettore.

Siamo a Torino, ai giorni nostri ma ben presto ci troveremo ad avere come sfondo anche la Torino degli anni Settanta, con la grande Fiat e le sue feroci lotte operaie, in un continuo alternarsi di decenni che ben si dipanano davanti ai nostri occhi per farci comprendere al meglio l’idea dell’ineluttabilità della storia sociale e del suo perpetuarsi.

 

In fondo ci conosciamo tutti, perché siamo nati a Torino e a Torino i gradi di separazione sono sempre meno di sei, perché siamo cresciuti tutti sotto l’occhio vigile della stessa matrigna, quella che una volta dettava il ritmo del nostro lavoro, del nostro riposo, che definiva l’orizzonte dei nostri sogni….(..)

La vita di Guido avrà la data del 26 ottobre 2011 quale spartiacque tra un “prima” e un “dopo” perché sarà proprio l’avvenimento accadutogli in quella data che lo trasformerà profondamente. Ciò che leggeremo sarà un continuo confronto tra ciò che lui è diventato e ciò che sarebbe potuto diventare, sarà il confronto con il suo doppio ma soprattutto Guido si accorgerà di essere parte di una realtà che, fin da bambino, gli avevano esplicitamente chiesto di detestare. E sarà un brusco risveglio il suo, perché non si riconoscerà più nella sua immagine allo specchio, nelle sue abitudini, nei suoi sentimenti. Da quel momento verrà in contatto con persone di cui non ricordava più l’esistenza e il racconto si intreccerà con storie a metà tra il suo presente e il suo passato.

Avrei voluto conoscere i destini incrociati che il suo racconto aveva deciso, a un certo punto, di trascurare (..) D’altro canto, da scrittore so bene che le vite degli altri ci appartengono solo fino al momento in cui gli altri decidono di lasciarcele; dopo bisogna avere il coraggio di restituirle.

Alessandro Perissinotto, anche mentre racconta fatti socialmente drammatici non arriva mai a descrizioni che possano coinvolgere in modo fortemente emotivo il lettore. Sembra quasi che non sia più a quel punto lo scrittore che ci racconta quelle pagine della difficile storia di Torino, ma egli è riuscito a trasformarsi in uno storico, tanto riesce a essere preciso e puntuale nella narrazione che ci fa scorrere sotto gli occhi. Neppure quando ci racconta lo strazio interiore che Guido sta vivendo, in quel peculiare momento della sua vita, Perissinotto non divaga affatto sull’emotività del suo protagonista,non vuole che noi si trattenga il fiato per la drammaticità del momento, non vuole farci toccare il suo sconvolgimento. Ma, nonostante ciò, egli riesce a descrivere in modo così reale e vivido i pensieri e i sentimenti del protagonista, che permette ai suoi lettori di apprezzare Guido anche, e soprattutto, per il distacco razionale che riesce a dare a se stesso dalla sua realtà. Anche quando sarà sulla linea sottile del baratro, pronto a saltarci dentro con un balzo solo, la descrizione che leggiamo riesce ad appassionarci e non decade in sentimentalismo

Alla luce di questo appare risultare ancor più singolare la scelta del titolo Le colpe dei padri dove, nell’immaginario collettivo, esse riportano direttamente a situazioni di contrasti psicologici, genitori/figli, magari risolvibili solo con la psicoanalisi. Ma non è certo questo il senso del romanzo né tantomeno lo spirito con cui avvicinarsi alle sue pagine.
Tutt’altro.
Il fine ultimo del romanzo è il pensiero (e lo scrivere pensiero ci riporta immediatamente alla razionale schematicità con cui Perissinotto approccia il suo racconto), il pensiero che ognuno di noi debba seguire il proprio peculiare percorso di vita, che non è necessariamente quello che i nostri genitori hanno desiderato o voluto per noi, perché loro hanno senz’altro cercato di mostrarci la loro visione della realtà ma essi, in qualità di genitori biologici o di educatori, non potranno mai sapere, meglio di noi stessi, cosa siamo chiamati a diventare nel nostro percorso di sviluppo umano.
Genitori biologici o educatori…
Già, perché dov’è il limite tra le scelte che i nostri geni, con la loro mappatura, fanno per noi in modo istintuale e dove arriva invece l’educazione che ci plasma e ci modella nel corpo e nell’anima?

Ognuno di noi darà, a seconda delle proprie esperienze e dell’età che sta vivendo, risposte diverse.

In questo suo romanzo Alessandro Perissinotto probabilmente ci ha fatto leggere il suo pensiero, evidenziandoci il fatto che il nome di nascita, con cui ci presentiamo al mondo, è importante e fondamentale, perché da esso dobbiamo sentirci rappresentati: il nome è noi e noi siamo il nostro nome.  Solo da qui, dopo aver riconosciuta la nostra antica e vera fonte, può partire il fluire del nostro “esserci” e il nostro crearci nel mondo circostante e quotidiano, con la consapevolezza di poterci sempre riconoscere, anche negli sguardi delle altre persone.

 

VOTO: 9

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Alessandro Perissinotto
TITOLO: Le colpe dei padri
EDITORE: Edizioni Piemme
PAGINE: 322
EURO: 17,50
ISBN: 978-88-566-2536-3
Formato Kindle:Le colpe dei padri

NOTA SULL’AUTORE:

alessandro-perissinottoAlessandro Perissinotto si laurea in Lettere nel 1992 con una laurea in semioticae inizia subito a dedicarsi al mondo della multimedialità. Attualmente è docente universitario a Torino. Il suo primo libro è L’anno che uccisero Rosetta. Seguirono altri romanzi, tra i quali Al mio giudice (Premio Grinzane Cavour nel 2005 e Premio Letterario Chianti nel 2006), Per vendetta, Una piccola storia ignobilee  Semina il vento.

 

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