Stoner-john-williams-copertina-libro

Talvolta i libri che leggiamo ci toccano profondamente, come se avessero reali dita che, con fare delicato, sfiorando la nostra pelle, trovassero su di essa un varco per arrivare dritti al nostro cuore, prenderlo in mano e farci fortemente vibrare.

Ecco, questa la sensazione leggendo Stoner di John Williams, un libro che non si focalizza mai del tutto nella descrizione di sentimenti e situazioni emotive, ma trasmette comunque sentimento ed emozione in ogni sua parola. Un libro che riesce a raccontare la passione con toni semplici, ed è proprio per questo modo pulito di raccontarla che arriva dritto a noi facendocene coinvolgere sempre più.

William Stoner nasce nel 1891 in una piccola fattoria al centro del Missouri, da giovani genitori che, all’occhio di William, sono sempre apparsi come anziani, provati dal rude e faticoso lavoro nei campi. Il padre “piegato dalla fatica, fissava disperato l’arido pezzo di terra che di anno in anno dava da campare alla sua famiglia”; la madre “sopportava la vita con pazienza, come una lunga disgrazia destinata a finire“. Il piccolo Stoner, già a sei anni mungeva le mucche e contribuiva al lavoro della famiglia, con spiccato senso del dovere.

Stoner (..) pensò che aveva quasi sessant’anni e avrebbe dovuto essersi lasciato alle spalle la forza di una tale passione, di un tale amore. Ma sapeva di non averlo fatto. Sapeva che non l’avrebbe mai fatto. Oltre il torpore, l’indifferenza, la rimozione, quel l’amore era ancora lì, solido e intenso . (..) Stranamente, l’aveva dato a ogni momento della sua vita, e forse l’aveva dato più pienamente proprio quando non si rendeva conto di farlo. Non era una passione della mente e nemmeno dello spirito: era piuttosto una forza che comprendeva entrambi, come se non fossero che la materia, la sostanza specifica dell’amore stesso. A una donna o a una poesia, il suo amore diceva semplicemente: Guarda! Sono vivo!”

In questa realtà che appare immobile e ineluttabile, viene però offerta a Stoner l’opportunità di frequentare l’università di Columbia, nella facoltà di Agraria, con lo scopo di imparare nuove tecniche da applicare poi alla coltivazione dei campi di proprietà della famiglia. I genitori, il padre in particolar modo, avvallano questa idea e Stoner parte, quasi riluttante, verso un mondo a lui del tutto sconosciuto e con un unico vestito addosso, utile per la stagione invernale e per quella estiva. Vivrà per anni in un misero sottotetto, di una cugina della madre, che dovrà pagare con faticose attività manuali a lui richieste, per parecchie ore sul giorno, togliendo così tempo ai propri studi. Sarà in questa nuova dimensione di continua privazione, e immerso nel respiro di un nuovo mondo, che scoprirà la passione per la letteratura, tanto che, a sorpresa e inizialmente non facendo partecipi neppure i propri genitori, cambierà indirizzo di studi e di laureerà successivamente in Filosofia.

Sullo sfondo della sua vita ci saranno le due guerre mondiali con la loro disperazione e le loro vittime; ci sarà il matrimonio infelice con Edith, di cui Stoner si innamorò a prima vista ma con la quale non riuscì mai a condividere il proprio amore; c’è la nascita della loro unica figlia Grace, “una di quelle rare e adorabili creature la cui natura morale è così delicata che va sostenuta e curata di continuo, per poter essere soddisfatta”; c’è il suo profondo amore per Katherine e la loro intensa relazione. Ma soprattutto ci sarà l’intima e profonda passione di Stoner verso lo studio della letteratura inglese e il suo impegno nell’insegnamento. Perché è questo che farà per tutta la vita, studierà e insegnerà, con passione e dedizione, letteratura inglese.

Attraverso le pagine di questo libro, John Williams ci fa comprendere la delicatezza e la riservatezza d’animo di Stoner, la sua etica di comportamento e il suo profondo rispetto verso la cultura e la conoscenza, ma ci farà conoscere anche la sua fede verso la vita e la consapevolezza che ognuno abbia il proprio posto in essa. Nelle pagine, non si accenna mai a una sua religiosità ma il suo rispetto verso gli esseri umani e la natura circostante, è già reale manifestazione di profonda religiosità interiore.

Stoner è abituato a non creare disturbo con le proprie ragioni, tace piuttosto che ferire il suo interlocutore ed è indubbio che nella sua vita il suo posto sia sempre un passo indietro rispetto a dove dovrebbe realmente essere. Anche nella sua carriera di insegnante arriverà solo a livello di ricercatore, pur essendo voce comune, nel suo ambito, la sua elevata cultura e professionalità. Questo a causa di lotte intestine all’interno dell’Università di Columbia.
Egli nasce contadino e anche le sue nodose e ruvide mani, con le quali lui spesso si sente in imbarazzo, lo dimostrano. Eppure, leggendo la sua anima tra le righe di Williams, ne emerge una figura così delicata e passionale, così composta ma anche così tenera al contempo, che vorremmo continuare a sentir raccontare di lui anche oltre le pagine del libro.

È una vita del tutto normale quella descritta nel romanzo, una vita che potremmo definire “semplice”, senza grandi accadimenti, che forse non sarebbe potuta diventare trama di un libro, a ben pensarci. Ma è una vita vera, quella che emerge dalla lettura e che ci fa amare sempre di più il suo protagonista.E’ una vita fatta di dedizione verso la propria famiglia e il proprio lavoro, verso i propri ideali e la propria etica, verso gli unici suoi due amici. Williams ci mostra sempre il suo protagonista come illuminato da una luce che, partendo dal suo interno, arriva a illuminare di volta in volta i suoi pensieri e ciò che gli sta intorno.

Così, quello che noi lettori riusciamo a vedere attraverso i suoi occhi, si colora della sua stessa luce interiore, una luce morbida e ovattata, che tanto sembra contrastare con la ruvidezza della sua pelle. Questo anche quando il racconto è frutto di sofferenza, come nel passaggio in cui parla dell’isteria della moglie.  Una luce che ci permette di visualizzare la sua realtà e il suo sentire senza imporcelo con linee e contorni netti e definiti. Ed è questo il grande palpitare che noi riusciamo a cogliere attraverso le parole di Stoner, quasi a sentire la sua vita impressa nei nostri occhi, tanto da diventare un corpo solo con il nostro, anche quando leggiamo che

Era arrivato a un’età in cui, con intensità crescente, gli si presentava sempre la stessa domanda, di una semplicità così disarmante che non aveva gli strumenti per affrontarla. Si ritrovava a chiedersi se la sua vita fosse degna di essere vissuta. Se mai lo fosse stata.

Così come Stoner, “aprì il libro, e mentre lo faceva, il libro smise di essere il suo” aprendolo noi, esso diventerà il nostro e sulla nostra pelle sentiremo il calore dell’amore e della passione delle sue delicate parole.

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: John Williams
TITOLO: Stoner
EDITORE: Fazi Editore
PAGINE: 334
ISBN: 978-88-6411-236-7

 ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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