Eleonora Usai e Arianna Di Fratta parlano del romanzo La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne attraverso l’intervista doppia, a cura di Rosaria Andrisani.

la-lettera-scarlatta-punti-di-vista-intervista-doppia

Oggi parliamo di un capolavoro della letteratura statunitense dello scrittore Nathaniel Hawthorne, La lettera scarlatta. Il romanzo, ambientato nella società americana del Seicento, racconta la storia di una ragazza, Hester Prynne, condannata a portare una “A”, cucita sul suo vestito, perché colpevole di adulterio.

Ecco le domande per Eleonora e Arianna.

Per quale motivo hai deciso di leggere questo libro?

ELEONORA: La lettera scarlatta è stata una delle scelte del Circolo di Lettura di cui faccio parte. Tra i vari titoli proposti dal circolo ho deciso di leggerlo perché amo i classici della letteratura e la lettera scarlatta non l’avevo ancora letto. Conoscevo la storia del romanzo e faceva parte della mia whish list da tempo.

ARIANNA: Non l’ho letto per libera scelta ma perché dovevo seguire un corso di traduzione dall’inglese all’italiano incentrato sul testo. Quindi, l’ho letto in inglese. Mi ero sempre proposta di leggerlo, più che altro per colmare questo vuoto letterario americano. Devo però confessare di non essere mai riuscita a cominciarlo spontaneamente perché ero ben consapevole delle reazioni che avrebbe potuto suscitare in me. Non sono una fan del puritanesimo.

Cosa ti ha incuriosito del titolo?

ELEONORA: Anni fa avevo visto il film tratto dall’omonimo libro quindi conoscevo già il perché di La lettera scarlatta. Non avevo curiosità del titolo ma di come l’autore raccontasse quello che avevo visto attraverso le immagini. In ogni caso credo che il titolo di questo romanzo sia bellissimo e rappresenti perfettamente la storia di cui narra.

ARIANNA: L’ambiguità. Prima di leggere il testo, non avevo mai realizzato che “letter” fosse da intendere nel senso letterale del termine. Avevo sempre pensato che si trattasse di una lettera scritta, una sorta di romanzo epistolare come “Pamela” di Samuel Richardson.

Descriveresti la protagonista del romanzo?

ELEONORA: Hester è fiera pur sapendo di aver sbagliato, non si piega ai pregiudizi e porta avanti la sua condanna con orgoglio si ma anche con umiltà. Non rinnega il suo passato e prosegue il suo nuovo cammino a testa alta senza scappare da insulti o attacchi personali. È una donna indipendente, che vive sola con la figlia senza aver bisogno della comunità che la disprezza. È una donna che ho ammirato molto nel testo e che viene descritta nel dettaglio. Sarò di parte ma credo che sia difficile non innamorarsi di Hester Prynne.

ARIANNA: Domanda difficile per me. Sarei tentata di dire “passo”, più che altro perché sono consapevole che il mio ritratto sarebbe troppo di parte, o comunque offuscato dalle mie impressioni personali. Sono una pessima lettrice, lo so. Posso solo dire che … Hester è sicuramente una donna molto moderna: forte, sicura di sé, responsabile e indipendente. Una tipa “tosta”, una donna che non si lascia svergognare e che sa fare dei suoi errori la propria virtù. Un modello – sotto alcuni punti di vista – da prendere ad esempio anche per molte donne contemporanee.

Che cosa pensi della società puritana, scenario della storia?

ELEONORA: Penso che l’autore sia stato bravissimo a descrivere la società puritana, in un ambiente che non lascia spazio a errori o cedimenti emotivi, ricca di pregiudizi e sentimenti di facciata. È una società bigotta pronta solo al giudizio.

ARIANNA: Io ho molti pregiudizi personali sulla storia religiosa e sui puritani in modo particolare. E’ una società asfissiante, la società dell’ipocrisia e dello “sguardo”, la società che guarda la superficie senza vedere la sostanza della persona. La società della repressione e dell’omissione dell’Io. Ma si sa, il subconscio non resta in silenzio a lungo …

Definisci questo romanzo con una frase.

ELEONORA: che domanda difficile! Direi che La lettera scarlatta è un romanzo intenso ricco di spunti di riflessione.

ARIANNA: I neologismi valgono? In quel caso, pittoristicamente contemporaneo.

Cambieresti il finale della storia? Se sì, in che modo?

ELEONORA: mi piacerebbe vedere Hester Prynne ricostruirsi una vita e ricevere un vero perdono dalla comunità in cui vive. È una visione troppo romantica del testo? Forse sì, ma la tristezza che ho avvertito nella storia di Ester mi ha turbato molto.

ARIANNA: Non amo metter naso nel lavoro di uno scrittore. Si tratta della creazione e dei personaggi di Hawthorne, quindi non cambierei il suo finale. Se lo scrittore ha ritenuto che dovesse finire così, vuol dire che aveva un obiettivo. Sono una seguace della filosofia “il destino del libro”: tutto è progettato, tutto ha un  perché.

Se dovessi consigliare questo romanzo a un tuo amico, cosa gli diresti?

ELEONORA: Gli direi di prendere in mano La lettera scarlatta e leggerlo allontanandosi dai giudizi facili.

ARIANNA: Semplicemente di avere una mentalità aperta e tener presente che è ambientato in una società piena di pregiudizi e regole severe, oltre ad essere stato scritto in un’epoca e in un Paese ancora “nuovo” sotto il profilo letterario. Leggerlo sotto questa luce renderà più accettabili alcuni dei passaggi più “fuorvianti” dalla sete di veriticismo che invade a volte i lettori contemporanei.

Un grazie ad Arianna ed Eleonora per aver fatto conoscere La lettera scarlatta attraverso il loro parere personale. Voi come avreste risposto al posto loro?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Shares

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi * sono obbligatori

Shares