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Wilson Saba racconta Smart Life

Wilson Saba, giovane autore multitasking impegnato da anni nell’arte tra teatro, cinema e letteratura, racconta agli amici di Leggeremania il suo ultimo libro Smart Life.


Smart Life
è l’ultimo romanzo di Wilson Saba edito da Bompiani, specchio di una società in cui molto spesso gli abusi diventano quotidianità. É la storia di alcuni adolescenti amanti del rischio che per diversi motivi entrano a far parte del mondo di uDose, un social network dedicato alle droghe e allo sballo creato da due adolescenti con voglia di fama e denaro.

Wilson ha accettato di raccontare ai lettori di Leggeremania com’è nato il suo romanzo e questa storia così affascinante quanto tetra, perchè specchio di una società sempre più intossicata da eccessi e vizi.

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  • Com’è nata la storia di Smart Life?

È nata come divertissement e come diversivo nel 2009 mentre scrivevo un romanzo lungo che non ho ancora terminato. Ero eccitato all’idea di utilizzare strumenti narrativi più diretti e vicini alle nuovissime generazioni di lettori. Rispetto ai miei scritti precedenti la storia è nata e ha preso forma rapidamente (mancava tutta la parte del rave sull’Appia antica che è arrivata durante una seconda stesura, dopo l’editing con Massimiliano Governi) ma già nell’idea iniziale Smart Life si presentava come la parabola discendente di un gruppo di ragazzini in cerca di gratificazione nel mondo delle droghe acquistabili online, utilizzando strutture, linguaggi e formule tipiche dei social network.

  •  Quando hai scritto Smart Life hai pensato ai ragazzi di oggi, di quest’epoca, oppure in generale a tutti i ragazzi che affrontano questo particolare momento della vita, l’adolescenza?

Pur convinto che ci siano in giro parecchi adolescenti quarantenni, ho pensato ai giovanissimi, ai nativi digitali. D’altra parte tutto il libro è immerso nel contemporaneo e dovrebbe servire a dare un’idea di cosa sia la mentalità tossica 2.0, in un momento storico in cui alcuni Stati Occidentali (Colorado, Uruguay, California, per citarne solo alcuni) si sono posti il problema della legalizzazione o della depenalizzazione di alcune sostanze presenti in natura, mentre i ragazzini nel frattempo hanno scoperto ben altro, come se in quegli Stati la società ritenga più rassicurante che un adolescente sperimenti cosa sia una dipendenza attraverso l’abuso di marijuana piuttosto che di sali da bagno, pasticche e anfetamine.

  • I protagonisti del romanzo appaiono sofferenti già a 16/17 anni e si drogano per rendere la loro quotidianità meno triste. Sono così sofferenti questi giovani di ora oppure è la condizione stessa dell’adolescenza che fa apparire ogni cosa più difficile?

L’età di chi abusa di sostanze si è parecchio abbassata negli ultimi decenni, ma non ridurrei il problema a una questione di sofferenza interiore. In genere il dolore se non ammazza fa crescere, fa diventare più forti. In Smart Life, come nella vita, i ragazzi si drogano per gioco, per noia, per curiosità, per emulazione, per sfida. L’esperienza della droga crea una realtà parallela fittizia su misura, confortevole. In un momento di confusione oggettiva nella percezione del reale che è l’adolescenza, diventa molto più facile cadere nel loop delle dipendenze “da sostanze” o “senza sostanze” (gioco, sesso o Internet). L’adolescenza in sé non ha mai ucciso nessuno.

  • Smart Life ha diversi messaggi: per i giovani, per le famiglie e i genitori che hanno figli adolescenti ma anche per la società. Quale messaggio volevi lasciare a seconda della tipologia di lettore?

Per rispondere degnamente dovrei riscrivere tutto il libro perché ho voluto costruire un mondo prima che una storia e in effetti ci sono messaggi specifici e messaggi generali in quantità (per esempio che è sconsigliabile far conoscere alle masse la Trascendenza perché non saprebbero come gestirla, e che la vita reale non fa sconti: si può prendere tutto ciò che si vuole proprio come in un negozio di gioie e balocchi, ma alla fine si deve passare alla cassa per pagarne il prezzo pieno).
Il segnale generale che mi sembra di voler trasmettere è che oggi la droga pare aver vinto e questo predominio è in gran parte colpa di una società che in maniera dolosa non ha voluto educare, continuando a far finta di non capire (per nascondere, possiamo ben immaginare, quali interessi) sapendo perfettamente dove ci avrebbero portato ignoranza e proibizionismo, se non a far lievitare il prezzo di alcune sostanze di facile consumo e a evitare che la gente ne parlasse. Impedendo alle persone di confrontarsi, il proibizionismo le ha spinte a isolarsi (a ignorare e col tempo a negare che esisteva un problema che riguardava tutta la società civile) a distogliere l’attenzione da ciò che avviene veramente nella vita quotidiana e spirituale di ogni uomo, in una realtà sempre più competitiva in cui tutti finiscono per intossicarsi con alcol, farmaci e droghe per scappare dal presente, pagando cifre esorbitanti alla malavita per assumere prodotti che in natura esistono già e che tutti si potrebbero preparare in casa. Poi è arrivato Internet e la gente ha iniziato a colloquiare e a scambiarsi consigli e suggerimenti favorita dall’anonimato. E anche in questo caso c’è stato chi ha fiutato il business. Perché la dipendenza da sostanze è un affare altamente lucroso e come in ogni grande commercio su larga scala a qualcuno fa comodo avere a che fare con una clientela povera di conoscenze approfondite.

  • Hai scritto un romanzo che racconta la realtà dei social, dei forum e delle chat ma tu, se non sbaglio, non sei iscritto a nessun social network. Eppure dal libro pare che questo mondo tu lo conosca bene. Vuoi spiegarci i motivi della tua scelta e dirci che cosa pensi dei social?

Il motivo principale per cui mi tengo lontano dai social network è che mi piace mantenere il maggior controllo possibile sulla mia vita. Essere collegato con tutti per me significa non essere collegato con nessuno. Essere visibile e rintracciabile con ogni mezzo e in ogni momento della giornata va a ripercuotersi negativamente sul mio tempo libero e sui miei pensieri, che sono insieme la cosa più preziosa che ho. Sono molto attratto dalla tecnologia, non lo nego, ma mi piace gestirla… mi dico sempre “se vuoi essere libero, trova ciò che ti piace e impara a farne a meno”.

  •  Secondo te Internet rende più soli?

Direi che aiuta chi vuol stare solo a sentirsi ancora più solo.

  • Chi usa droghe è una persona che pensa molto, al contrario di ciò che si crede, ragiona e si lascia travolgere dalle propri filosofie di vita. I personaggi di Smart Life fanno proprio questo, trascorrono il tempo su Internet in una community ed esprimono le loro opinioni “da grandi”, hanno una loro personale concezione della vita e la divulgano. Come dipingeresti tu da lettore di Smart Life i protagonisti della storia?

La mentalità tossica è unica e troverà sempre il suo modo di esprimersi anche quando sarà 3.0 o 7.1. Sono personaggi variamente stupidi, ingenui e curiosi che vogliono provare tutto e, se non possono comprarlo, imparano a fabbricarselo estraendo alcaloidi in casa. Potrebbe essere ambientato nel passato o dall’altra parte del mondo. Invece avviene qui da noi e oggi. In Nordamerica durante il proibizionismo del ’19 le persone erano disposte a bere benzina, mentre nelle metropoli più povere del pianeta oggi chi non può comprarsi neanche quella si arrangia come può: sniffando vernice o colla, cucinando crystal meth o krokodil.

  •  Internet facilita o rovina i giovani di oggi nel complesso percorso della loro formazione e all’interno della società? E perchè?

Il problema non è Internet o la droga. Il nodo sono gli esseri umani. Internet non può essere regolato più di tanto. L’uomo invece può e deve essere educato a conoscere. Sarebbe assurdo chiudere i forum su Internet. Proibire che i giovani si parlino in quel fantastico specchio della realtà che è diventata la rete grazie all’anonimato significa impedire alle persone di conoscersi e di aiutarsi a non compiere gli errori fatti da altri, grazie al più grande potere d’insegnamento a disposizione dell’uomo: la capacità di condividere ciò che ci accade attraverso il racconto personale, che in rari casi può farsi esperienza collettiva o letteratura. Per noi che scriviamo, poi, Internet è una grande risorsa, è un osservatorio di esperienze umane incredibile. Io cercavo notizie sulla realtà delle tossicodipendenze e mi sono accorto che l’umanità era lì e si esprimeva così e poteva essere raccontata così, anzi doveva essere raccontata così: se la letteratura di un Paese è l’insieme delle opere scritte in quella lingua, bisognava farlo in quel modo.

  •  Qual è il più bel complimento che potrebbe ricevere uno scrittore da un lettore?

Il più bel complimento per uno scrittore attivo e legato al presente può arrivare soltanto dalle generazioni future. L’uomo contemporaneo in generale è in grado di fiutare e intercettare solo frammenti del presente; sul passato invece può tracciare linee di lettura più complete e obiettive, in grado di cogliere se un autore o un’opera siano riusciti a incarnare lo spirito del tempo.

  •  Che cosa ha nel cilindro Wilson Saba per i suoi lettori? Chi saranno i protagonisti della sua prossima storia?

Sto lavorando a due romanzi: quello lasciato in stand-by mentre scrivevo Smart Life, ambientato nella Roma contemporanea, e un romanzo a quattro mani insieme a un autore con più esperienza di me, ambientato nella Sardegna del futuro. Preferisco non sbilanciarmi troppo perché in entrambi i casi sono solo a metà del guado.

Un grazie speciale a Wilson Saba per aver aiutato i lettori di Leggeremania a conoscere meglio i suoi pensieri di scrittore e uomo.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA




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Autore

laureata in comunicazione e pubbliche amministrazioni è copywriter freelance, web writer e blogger compulsiva. La trovi sul suo sito professionale Copywriter4you e su Sono una mamma, un diario virtuale sulla gravidanza e la maternità. L’amore per i libri ha fatto nascere Leggeremania.

Numero di articoli : 83

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