Citazione del giorno dedicata ad Agatha Christie tratta dal suo romanzo Poirot e la strage degli innocenti.

“Noi due abbiamo una cosa in comune: disapproviamo gli omicidi”. La signora Emlyn lo fissò per un momento. La sua espressione non mutò ma Poirot intuì che lo stava valutando con molta cura. “Mi piace il modo in cui l’avete detto” dichiarò “Da quello che si legge e si sente dire al giorno d’oggi, sembra che sotto certi aspetti l’omicidio stia, lentamente ma progressivamente, diventando accettabile per gran parte della società.”

Con la citazione di questa settimana ho deciso di fare un’incursione nel Novecento e di allontanarmi un po’ dai grandi classici come la Divina Commedia e Cime tempestose, che sono stati i protagonisti – giganti – delle prime due settimane di questa neonata rubrica.

Come moltissimi di voi avranno capito dal nome Poirot, la citazione che ho scelto viene da un romanzo di Agatha Christie.

Prima di rivelarvi di quale romanzo si tratta voglio farvi una piccola confessione sul mio rapporto con l’autrice: i suoi libri sono stati tra i primi che ho letto, se si escludono le fiabe per bambini e “Il giornalino di Giamburrasca”. Certo, si può discutere del fatto che leggere la Christie a otto anni prima di andare a letto possa non essere una scelta educativa vincente ma vi garantisco (o almeno credo di potervi garantire) che la cosa non ha lasciato strascichi. In più, Agatha Christie unisce spesso nei suoi romanzi due tra le mie grandi passioni: l’archeologia (che è diventata più di una passione) e la giallistica. Insomma, fin da bambina la regina del giallo ha esercitato su di me un fascino irresistibile.

Il romanzo dal quale ho preso la citazione di questa settimana è, in realtà, uno dei meno noti e dei più recenti (è stato infatti pubblicato nel 1969): Poirot e la strage degli innocenti.

Per chi ama la Christie e conosce il suo stile, sicuramente un libro strano: da un lato una struttura molto classica con il delitto della stanza chiusa e il mitico Poirot ad indagare, dall’altro però temi giù contemporanei e atmosfere sfuggenti. L’indagine affidata a Poirot riguarda, infatti, l’omicidio, avvenuto in una casa durante una festa di Halloween, di una ragazzina appena tredicenne, colpevole in apparenza di aver sostenuto pubblicamente di aver assistito ad un delitto anni prima, condannando così se stessa ad una morte violenta.

Mentre (ri)leggevo il romanzo, scoperto in casa dei miei genitori durante le feste di Natale, mi ha colpito molto il fatto che, nonostante la portata della tragedia raccontata, i toni non siano mai eccessivi. Non viene dato spazio al dolore della famiglia della vittima, della povera Joyce non vengono tessute lodi (anzi viene descritta apertamente, dalla voce narrante ma anche da diversi personaggi, come una ragazzina noiosa e insignificante), il centro della scena è occupato dall’indagine, ufficiosa peraltro, di Poirot. Se lo stesso tema venisse affrontato oggi, certamente i toni e le atmosfere sarebbero molto diversi, non solo perché si tratterebbe di un autore diverso dalla Christie ma anche perché la vicenda sarebbe andrebbe in scena in una società completamente diversa. Immagino, infatti, un romanzo a tinte cupe, imbevuto di disperazione, specchio di una società che considera i crimini contro i bambini e i ragazzi come mostruosi.

Devo dire che anch’io sono rimasta sconcertata dallo stile usato dalla Christie per il racconto di un delitto orribile. Quasi indignata. Poi lo scambio di battute che ho scelto per la citazione mi ha fatto riflettere e cambiare idea. Poirot dice alla signora Emlyn, la maestra del paese dove viene ambientato il romanzo, Woodleigh Common, di disapprovare gli omicidi. E questo non ci stupisce più di tanto, dato il lavoro del famoso omino belga. Ma il verbo usato, disapprovare, è interessante. C’è, infatti, nell’affermazione di Poirot, un giudizio di valore: un omicidio, qualunque omicidio (l’investigatore infatti non fa riferimento ad uno specifico delitto ma all’atto omicida in generale, non può trovare approvazione, cioè non può essere considerato positivo.

La signora Emlyn rincara la dose rammaricandosi che la società contemporanea (cioè quella della fine degli anni Sessanta) si stava abituando all’omicidio. E aggiunge che l’abitudine si intuisce da quello che si sente e si legge. Se estrapoliamo il contesto, eliminiamo i nomi dei personaggi e dimentichiamo l’autrice, la frase della signora Emlyn potrebbe essere pronunciata da ognuno di noi oggi.

Ho riflettuto, infatti, che a sconcertarmi sono stati i toni della Christie e non il delitto in sé, che certo è delitto letterario ma sempre di un delitto si tratta. Questo perché all’omicidio, in fondo, ci siamo abituati. Ne leggiamo sui giornali quotidianamente, la televisione fa sui delitti speciali e approfondimenti che svelano anche gli aspetti più raccapriccianti e che lasciano urlarci addosso il dolore delle famiglie delle vittime e la disperazione di quelle dei colpevoli. Siamo attenti al dettaglio, ci schieriamo tra colpevolisti e innocentisti e, al contrario di Poirot, facciamo una cosa questa sì mostruosa: approviamo il delitto, qualche volta. Segno che davvero ci siamo così tanto abituati ad esso come esperienza quotidiana che ad esso nel suo significato non facciamo quasi più caso, ci facciamo distrarre da altri dettagli.

Anche i toni, diversissimi da quelli del romanzo di Agatha Christie, non ci fanno impressione. Forse il loro volume è talmente alto che non distinguiamo più i suoni importanti dal rumore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 

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