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Citazione su Lui è tornato di Timur Vermes

Citazione su Lui è tornato di Timur Vermes

Se cerca i responsabili, allora ci sono solo due soluzioni: o segue la linea del Partito nazionalsocialista  – e questo significa che ogni responsabilità è di chi è a capo dello stato autoritario, e cioè del Führer e di nessun altro –, oppure deve condannare coloro che hanno eletto il Führer – o che non lo hanno destituito. E coloro che hanno deciso di eleggere un uomo fuori dal comune e di affidargli il destino del loro Paese erano delle persone normalissime. Vuole abolire le libere elezioni, signorina Krömeier?

Questa citazione merita una spiegazione accurata. Partiamo dal libro nella quale essa è contenuta: si tratta di Lui è tornato, vero e proprio “caso” letterario, pubblicato nel 2012 dallo scrittore tedesco Timur Vermes.

Il romanzo è una specie di urcronia al contrario: non racconta infatti un mondo alterativo, prodotto da un andamento diverso degli eventi storico, ma immagina come sarebbe l’accoglienza, nel mondo attuale, del simbolo del male, Adolf Hitler.

Nella fantasia di Vermes, il Führer si sveglia all’improvviso, confuso, nella Berlino del 2011. Ovviamente, crede ancora di essere nel 1945 e non sa che la guerra è finita, tantomeno è consapevole di come sia finita, visto che gli ultimi ricordi sono quelli del Bunker.

Grazie all’aiuto di un edicolante, capisce che il tempo è passato e cerca di documentarsi per comprendere la nuova società nella quale si trova a dover vivere.
Presto diviene una star televisiva e su internet, nessuno crede naturalmente che si tratti del vero Hitler, tutti lo ritengono un bravissimo attore satirico.

Ma lui è veramente lui e la sua non è satira. La satira è quella di Timur Vermes che esprime, attraverso le parole dell’uomo che si considera un mostro, una critica ferocissima alla società tedesca contemporanea. Il risultato che Vermes ottiene è quello di “stare dalla parte” di Hitler perché, in una società confusa, consumista, decadente, è il solo portatore di logica. L’effetto è dirompente perché sappiamo quali tragedie hanno prodotto le idee del Führer, eppure esse sembrano valori (non importa se giusti o sbagliati) a confronto con il vuoto contemporaneo.

Vi confesso che ho amato ogni riga del libro: graffiante, scomodo, divertentissimo. Vivendo in Germania ho cercato di capire come avessero accolto il romanzo i tedeschi. E devo dirvi che sono rimasta molto sorpresa: mi aspettavo critiche contrastanti e invece mi sono accorta, dai vari forum letti, che non lo hanno capito. Non hanno capito che Vermes non glorifica Hitler (il libro è corredato da una lunghissima serie di note per spiegare alcune posizioni e alcuni fatti e l’autore esplicita il proprio disprezzo, ovvio, per il protagonista) ma spara a zero (passatemi l’espressione) sulla società dei giorni nostri. Certo lo fa in modo sottile e con un escamotage  molto fantasioso. Ma quello è l’obbiettivo.

O forse i tedeschi hanno capito benissimo e hanno chiuso gli occhi davanti a quello che il romanzo vuole dire.
Il punto è perfettamente espresso dalla citazione che ho scelto, forse il passaggio più duro di tutto il romanzo. A parlare è Hitler, la scena è drammatica: la sua assistente, la signorina Krömeier, vuole licenziarsi perché la nonna, ebrea è reduce da un campo di concentramento, disapprova il suo lavoro di segretaria di un attore che fa satira impersonando Hitler. Dal momento che però la signorina Krömeier è molto brava nel suo lavoro, il Führer cerca di convincerla a rimanere. La citazione che ho scelto è il climax di una lunga discussione alla fine della quale ci viene messa davanti agli occhi una verità che non possiamo confutare: Hitler fu democraticamente eletto, il popolo tedesco è responsabile di questo e, di conseguenza, di tutto ciò che ne è derivato.

È una verità atroce, ma è la verità, tanto che se ne convince anche la signorina Krömeier. È in parte consolatorio pensare che la responsabilità dello sterminio di 6 milioni di persone e della morte di altri 55 milioni solo in Europa sia da attribuire ad un solo individuo, che incarna il male assoluto, che viene considerato un mostro. Sapere invece che i tuoi nonni (o genitori o bisnonni) condividono questa responsabilità, ti schiaccia. E il popolo tedesco, di questo senso di colpa, non se n’è ancora liberato, con conseguenze importanti per l’Europa, perché la Germania non assumerà mai più la leadership in questioni di politica internazionale. L’eredità pesa troppo, la paura di sbagliare ancora è vivissima. Ma qui arriva la storica a fare un po’ di chiarezza.

Certo, il passato non si può cancellare. Guai, per uno storico sarebbe un crimine. E non possiamo neanche cambiare il fatto che la storia la scrivono i vincitori, lasciando agli studiosi il faticosissimo compito di ricostruire le dinamiche reali alla base delle situazioni. Soprattutto lo storico deve rispondere ai perché. E alla domanda “perché lo sterminio di 6 milioni di persone?” non può rispondere “perché Hitler e i suoi erano pazzi”, anche un bambino capirebbe che è una risposta superficiale. Ma lo storico non può neanche rispondere “perché i tedeschi sono fatti così, seguono le regole di chi li governa”, perché questa risposta sarebbe più nazista dei nazisti.

L’unica risposta corretta è che le circostanze erano tali per cui è accaduto quello che diversi fattori – economici, politici, sociali – hanno portato a far in modo che accadesse. Questo non condona le responsabilità, né quelle individuali né quelle collettive, ma spiega che una logica c’è. Che non è stato un delirio collettivo.

Lo storico, infine, non lavora né con i se né con i ma, ma con i dati e i fatti. Se gli attentati contro Hitler fossero andati a buon fine è lavoro per un romanziere, non per uno storico. Lo storico però lavora con il come: come è potuto accadere? Una nazione in difficoltà (come la Germania post Weimar) si chiude in se stessa, diventa intollerante verso le componenti che interpreta come destabilizzanti, si estremizza nei valori.

Dite la verità, ora non state pensando alla Germania degli anni ’30, vero? Ecco, allora teniamo a mente un’altra cosa: quello è stato il peggio finora, ma non il peggio in assoluto. Evitiamo di andare oltre, ché la prossima volta altrimenti ci annientiamo davvero.


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Autore

Laureata in lettere classiche all’Università di Pavia ha ottenuto il dottorato di ricerca in civiltà del Mediterraneo antico all’università di Pavia e alla Freie Universitaet di Berlino. Insegna italiano, latino e tedesco in diverse scuole private. Lettrice onnivora da sempre, la passione l’ha ereditata dalla mamma. Le piace tutto quello che è scritto bene, non importa l’argomento o l’autore.

Numero di articoli : 8

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