La citazione di oggi è dedicata al senso dell’amicizia con una riflessione che oltre a darvi ottimi spunti critici vi impegna in un piccolo gioco: scoprire da quale libro è tratta.

“Il sole infatti par che tolgano al mondo, quelli che tolgono alla vita l’amicizia, della quale nulla di meglio abbiamo ricevuto dagli dèi immortali, nulla di più piacevole.”

Questa volta voglio provare a fare un piccolo gioco con voi per vedere se riconoscete l’opera dalla quale è tratta questa citazione.

Qualche indizio c’è ma vorrei prima soffermarmi sulla citazione, che mi ha subito colpita.

Sarà che vivo in un posto dove di sole ce n’è poco, sarà che anche se fossi in Italia la stagione invernale di sole lo fa vedere raramente e quando fa capolino nel cielo grigio spesso è accompagnato da una temperatura rigidissima. Sarà infine che ho letto la citazione proprio in un pomeriggio buio nel quale il ricordo di certi tramonti italiani mi ha provocato una nostalgia insopportabile, ma l’inizio della citazione che ho scelto, letta nel freddo del clima e delle persone sconosciute con me sulla metro, mi ha quasi commosso.

L’amicizia è davvero il sole della vita e l’eterno dilemma amicizia o amore perde di senso, l’amicizia è infatti una forma d’amore. Tra le più alte, aggiungerei. Perché, quando è autentica, non ha secondi fini, non fa differenze di ceto sociale, di grado di istruzione, di aspetto, di sesso, di inclinazioni né di gusti.

E allora da dove nasce?

Perché siamo amici di persone che hanno opinioni diverse dalle nostre, radici lontanissime da noi, sogni e obbiettivi che noi non riusciamo a capire fino in fondo? Perché, come sostiene l’autore del libro citato, o meglio, come sostiene uno dei personaggi principali del dialogo, l’amicizia è un accordo tra cose umane e cose divine, accompagnato dall’affetto.

Detto meno prosaicamente, l’amicizia è davvero una “celeste (…) corrispondenza d’amorosi sensi”: certo ci sono amici con i quali condividiamo tante cose, ma altri sono nostri amici pur non avendo nulla in comune con noi e, al contrario, altri non lo sono pur essendo, sulla carta similissimi a noi. Si può quasi davvero dare ragione al nostro autore e pensare che siano gli dèi a manovrare i fili che ci fanno legare agli amici. Forse il compito degli dèi non è così impegnativo, in fondo: se ci pensiamo l’amicizia è uno dei primissimi sentimenti di cui siamo capaci.

Il bimbo che giocava con noi al parco da piccoli era (e magari è ancora) un amico, già all’asilo abbiamo una migliore amica o un migliore amico. Magari abbiamo anche avuto un amico immaginario. Mi chiedo però, e si chiede anche l’autore del libro citato, quanto conta l’utilità nel definire un’amicizia?

Anche da bambini diventiamo amici di qualcuno perché in parte ci torna utile, ad esempio siamo diventati amici del bimbo al parco perché giocava con noi, facendoci divertire. Più diventiamo grandi e più siamo consapevoli dell’utilità di un’amicizia. Ma definiremmo mai amicizia quella che ha come scopo il trarre vantaggi? No. La caratteristica dell’amicizia è il disinteresse. Se c’è un vantaggio, i due amici non sono più pari e questo contravviene l’altra regola fondamentale, essere uguali, sempre.

Un altro dei personaggi del libro citato ritiene che la vera amicizia possa esistere solo tra buoni e i buoni, secondo lui, sono i sapienti. Non so se sono buona o sapiente ma so che l’amico deve essere colui che è disposto ad aiutarmi a liberarmi del cadavere se commetto un omicidio, che ha talmente tanta fiducia e stima di me da non farmi né farsi domande e che dopo continua ad essermi amico (in teoria, ovviamente non commetterei mai un omicidio!).

Ecco, dopo. Per me l’amicizia è quella che dura nel tempo, che può essere intervallata da grandi silenzi ma che ha sempre la stessa facilità di comunicazione, la stessa sintonia.

Che anche se non si vede c’è, come il sole.

Alla prossima amici lettori.

Ps: Avete capito qual è l’opera? Vi aiuto con la citazione originale:

Solem enim e mundo tollere videntur qui amicitia e vita tollunt, qua nihil a diis immortalibus melius habemus, nihil iucundius. Bravi, Cicerone, De amicitia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Shares

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi * sono obbligatori

Shares