La schiuma dei giorni di Boris Vian è beffardo e impudente, tenero e crudele; è dipinto in maniera nauseante e sconsideratamente romantica.

Solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio che sparisse, perché il resto è brutto.

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Boris Vian era un tipetto stravagante, eccentrico e profondamente dissidente. Sfortunatamente, ebbe una vita breve e morì a soli 39 anni, ma la sua giovinezza fu pressoché miracolosa: scatenato, nottambulo e costantemente minacciato da un cuore difettoso, Vian non accettò mai di non poter fare ciò di cui aveva voglia. Fu ingegnere, poeta, romanziere, attore, cantante, pittore, trombettista… bambino e sognatore. Con il suo stile accattivante, pungente e vivo, ha incantato migliaia di lettori: semi-sconosciuto fino alla morte, dagli anni Settanta in poi sarà riscoperto dalla nuova generazione come l’eterno adolescente, e i suoi romanzi diventeranno dei grandi classici.

Pubblicato il 20 marzo 1947, La schiuma dei giorni è uno dei romanzi più audaci del dopoguerra: una storia che sconvolge, sconcerta, infastidisce o diverte, a seconda della sensibilità di ciascuno. L’unica cosa certa è che nessuno può rimanervi indifferente. Collocata in un affresco meravigliosamente parigino, la vicenda si concentra sul personaggio di Colin – talmente ricco da non dover lavorare per tutta la vita – e sulla sua strampalata cerchia di amici: Chick, giovane ingegnere povero e disoccupato (gli operai, al contrario, sono ricchissimi!) che ha una pericolosa ossessione per il filosofo Jean-Sol Partre; e Nicolas, il cuoco personale di Colin, che si diverte a cucinare piatti strampalati e a parlare in un linguaggio forbito e dai mirabolanti giri sintattici.

Un po’ per monotonia, un po’ per invidia nei confronti dei due amici che hanno appena trovato una ragazza, Colin decide di innamorarsi: a una festa incontra Chloé sul ritmo dell’omonima canzone di Duke Ellington e, in un battibaleno, i due convolano a nozze. Il gruppetto diviene inseparabile, i sei trascorrono giorni felicissimi, noncuranti del lavoro e della sofferenza, in una vita totalmente assurda e superficiale in cui il cibo viene sprecato, i topi si occupano delle faccende domestiche e la morte è solo un gioco. Ma la tragedia incombe sulle loro vite: Chloé si ammala di un male incurabile (una ninfea le cresce nei polmoni) e, d’improvviso, tutto cambia: i colori lasciano la scena al grigio, alla nebbia e all’oscurità. Le giornate cominciano a perdere senso, Colin è costretto a cercare un lavoro, gli ambienti iniziano pericolosamente a restringersi, la casa cade in pezzi, e ciascuno dei personaggi dà segni di inconfondibile squilibrio. Niente è più divertente come prima: Chloé perde la salute, Colin perde il patrimonio e Chick perde la testa.

Ciò che sconvolge di più è l’impressione di assistere impotenti al naufragio di tutto un mondo, un mondo inizialmente piazzato sotto il doppio auspicio di Chloé e del blues, e all’improvviso vuoto. La lenta decomposizione riguarda tutti gli aspetti del romanzo: il paesaggio, la casa dei protagonisti, tutti i punti di riferimento della vita e dell’identità dei personaggi, la costruzione romanzesca che – dopo le grandi tappe nettamente distinte dell’inizio – lascia lo spazio alla follia con un ritmo sempre più veloce. Il tutto condito, poi, con un humour esagerato che tira bastonate a ogni pagina: humour leggero prima, ma sempre più nero verso la fine, dove il riso diventa l’unico mezzo a disposizione del lettore per orientarsi in un contesto negatore di tutti i valori umani. Un humour certamente ispirato al contesto sociale e letterario dell’epoca che, dopo la Seconda guerra mondiale, aveva perduto totalmente i suoi punti di riferimento.

Con uno stile rapido, veloce e deragliante, ricchissimo di immagini e di riferimenti intertestuali, La schiuma dei giorni è un romanzo che eccede in tutto. Pieno di cose totalmente bizzarre ed eccentriche, è un quadro di Picasso che si cela abilmente dietro uno schizzo gioioso di Chagall, è una poesia in rima baciata sulla morte e sulla malattia, una ninnananna in cui ninfee assassine e topi suicidi lasciano, alla fine, un retrogusto infinitamente tragico.

Non un romanzo classico, non una storia tradizionale, non un libro per tutti ma, in ogni caso, un prodotto post moderno capace di grandi cose: di risvegliare la nostra sensibilità letteraria, di suscitare emozioni sopite e di incoraggiare riflessioni a più livelli: sul linguaggio, sull’ispirazione musicale del testo narrativo, sul contesto sociale che il romanzo cerca di analizzare con originalità, e su una realtà sempre ostile.

Beffardo e impudente. Tenero e crudele. Dipinto in maniera nauseante e sconsideratamente romantica: La schiuma dei giorni è tutto questo. Rischioso da leggere e da maneggiare con cura.

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Boris Vian
TITOLO: La schiuma dei giorni
EDITORE: Marcos y Marcos – Gli Alianti
PAGINE: 268
ISBN: 9788871680712

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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