La citazione del giorno è dedicata alla Costituzione Italiana, carta dei diritti dei cittadini che ci dà la sovranità, ovvero l’espressione della somma dei poteri di governo.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (Costituzione della Repubblica italiana, articolo 1).

costituzione-italiana-popolo

La citazione di questa settimana è sicuramente sui generis ma oggi, mentre scrivo, è il 25 aprile e sono sicura che un testo così bello come la Costituzione della nostra Repubblica sia perfetto per celebrare questa data.

Certo, la Costituzione Italiana non è un libro dal quale possiamo trarre massime o insegnamenti per la nostra vita, la Costituzione Italiana è legge, anzi la legge fondamentale dello Stato e dà lì dobbiamo trarre le regole del nostro vivere sociale e politico. Non è facoltativo, si deve seguire quello che essa detta.

A quasi tutti noi la parola legge richiama immagini di polverosi “azzeccagarbugli” capaci solo di trovare cavilli per piegare la legge alla propria volontà, oppure, in modo ancora più triste ma purtroppo attuale, evoca ricordi di ingiustizie, casi eclatanti, pene non abbastanza severe o, al contrario, troppo rigide. In ogni caso associamo alla legge l’idea di una giustizia che funziona lentamente e male.

Ancora con maggiore diffidenza guardiamo alla Costituzione Italiana, che unisce legge e politica. Perché confessiamolo, anche della politica siamo (a ragione probabilmente) sospettosi. Quello che si sente dire più spesso è infatti “tanto non cambia mai niente, fanno quello che vogliono loro [i politici, ndr]”, ritornello che sa un po’ di stantio. E che ci lascia una via di fuga facile perché scarica le responsabilità sugli altri. Come dire, non è colpa nostra se le cose vanno male ma neppure se non cambiano.

Se sul primo punto posso essere d’accordo, se le cose stanno come stanno ci sono tante ragioni che sicuramente non dipendono dalla nostra diretta decisione, sul secondo invece no. Provate a pensarci: avete chiesto due settimane di ferie ad agosto ma il vostro capo ve ne dà una sola. Cosa fate, vi va bene così? Non credo proprio. E allora fate di tutto per cambiare le cose: chiedete a un collega di cambiare le sue ferie, cercate qualcuno che vi possa sostituire, contrattate col capo quella seconda settimana in cambio di altre. Insomma, non vi arrendete, perché fare le vacanze è un vostro diritto e farle quando volete è l’espressione della vostra libertà. Insomma, quando si tratta della nostra libertà individuale siamo disposti a smuovere montagne e Maometto per far valere i nostri diritti ma poi, quando si tratta di garantire i diritti della collettività, del corpo sociale che forma ed è lo Stato, allora mandiamo avanti gli altri perché ci sembra che a noi non venga niente in tasca.

Sembra, ma non è vero. Perché in tasca ci vengono gli aspetti più importanti della nostra vita di cittadini, ci viene il potere di decidere, di scegliere anziché di far scegliere. Vi pare poco?

E la cosa bella è che per esercitare questo diritto non dobbiamo fare la rivoluzione, scendere in piazza e chiederlo a gran voce, questo diritto ce lo dà la Costituzione. Anzi, ci dà di più, ci dà la sovranità, ovvero l’espressione della somma dei poteri di governo.

I politici sono i nostri rappresentanti ma la sovranità è nostra, se pensiamo che non esprimano la nostra volontà possiamo (e dobbiamo) cambiarli. E fermare le leggi che non ci sembrano giuste. Insomma, i costituenti ci hanno fatto un dono grandissimo, ci hanno messo nelle mani tutti i poteri dello Stato, hanno ridato a noi popolo quello che a loro era stato tolto, la sovranità. E noi, per farne buon uso, dobbiamo essere grandi come loro e, come loro, pensare non a quanto verde può diventare il nostro orticello personale, ma al bene di tutti, soprattutto di quelli che hanno meno voce.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Shares

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi * sono obbligatori

Shares