Signor Malaussène di Daniel Pennac è il romanzo dell’equivoco per eccellenza, un poliziesco a due tempi, ironico e crudele; una matassa difficile da sbrogliare condita di colpi di scena.

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È tornata! La famiglia più strampalata della letteratura ha una nuova storia da raccontare, letti a castello, gambe ciondolanti e si parte. Mi hanno mentito… per fortuna aggiungerei. Ci son voluti 18 anni alla famiglia Malaussene per avere la meglio sull’insana idea di Pennac di dire basta, di non parlare più di Benjamin, i suoi fratelli e quella multietnica e bizzarra Belleville, ma hanno vinto loro e son sicuro che sotto c’è lo zampino di quel bombarolo di Jeremy. Insomma l’attesa è finita.

Per prepararmi all’uscita italiana, in Francia il primo dei due volumi de Il caso Malussene dal titolo Mi hanno mentito è uscito a Gennaio; ho pensato di ridare una sbirciatina al libro della saga, Signor Malaussene, che racchiude tutti i personaggi ed è un po’ un punto di rottura con la tradizione familiare.

Benjamin si prepara a suo modo, “schiena inarcata, le mani sui fianchi e i piedi in fuori…”, a diventare papà e la mamma rientra dalla sua fuga amorosa “… senza l’interno. Di solito la mamma non arriva mai sola. Arriva preceduta dalla sua pancia… annunciata dall’ambasciata dell’imminente maternità”.

È una Belleville decadente quella che ci mostra Pennac in questo quarto libro; una Belleville sfrattata, snaturata, più violenta e corrotta, contrapposta a quel microcosmo che resiste, quello che gira attorno alla Tribù Malaussene; la Belleville multietnica e solidale, che si riconosce, si aiuta e non si arrende all’inevitabile. Come sempre Pennac carica la scena di ironia, perché è l’unico modo in cui si possa guardare il mondo senza soccombere.

La trama risulta più ingarbugliata del solito, i cattivi sono più cattivi e la sfiga di Malaussène raggiunge l’apice, anche perché qualche angelo custode ha deciso di “arroccare” come lo zio Stojil e il commissario di divisione Rabdomant pronto al pensionamento è stato sostituito dal genero Legendre, e per “il Capro espiatorio”, “la vittima predestinata”, “la negazione vivente delle apparenze”, non è una buona notizia:

“Ci si può trarre d’impaccio da qualsiasi situazione,… ma nessuno, mai, è uscito indenne dalle mani di un genero deciso ad emanciparsi dal suocero. I tempi sono cambiati Malaussène.”

Legendre non crede nella tragicomica sfortuna di Malaussene ed è deciso a fargliele scontare tutte, dalle bombe al Grande Magazzino alla morte di Sant’Inverno, fino alle misteriose sparizioni delle puttane di Suor Gervaise a cui Therese, e Therese non sbaglia mai, ha predetto la gravidanza.

C’è proprio una gran confusione, d’altronde l’attacco epilettico di Julius non dà scampo:

“quel cane annuncia catastrofi, tocca solo aspettare e capire quali.”

E Benjamin che fa? Corre. “Prendete un Malaussène , fategli del male, lui corre, mette in moto il marciapiede, inghiotte l’asfalto, fa sfilare i balconi sopra la sua testa.

E poi c’è quel “figlio imprudente del capro e della leopardessa” che sta pensando di nascere, venire al mondo, in quel mondo lì, e allora va preparato al peggio, perché se sei pronto al peggio poi è più facile, ma alla fine tutto si riduce ad un esserci e farti la tua passeggiata per il mondo e forse è meno difficile e incasinato di quanto possa sembrare e non è così male quella tribù Malaussène e allora forse trovare la spinta per lasciare il corpo accogliente di Julie è un azzardo che vale la pena prendersi.

Ed è così che Benjamin, in piena crisi empatica, piedi a papera e pancia in fuori, “nell’atteggiamento dolorosamente appagato della donna incinta”, va in giro per Belleville, dialogando con quel futuro ipotetico, mentre il fato tesse la sua trama pronta ad ingarbugliarsi su di lui, con lo Zebre, cinema storico di Belleville, da salvare dalla demolizione, un assassino collezionista di tatuaggi, che squarta vive le prostitute pentite di Gervaise, da fermare e il grande evento del Film Unico, film documentario girato nell’arco di settantacinque anni da Job e Leisl, amici di lunga data di Julie, da proiettare una volta sola e poi distruggere. “Perché un evento non si ripete”.

Perché leggere questo libro di Pennac

Insomma un bel cocktail esplosivo, anche se con Malaussène forse è meglio non toccare il discorso bombe.
Signor Malaussène è il romanzo dell’equivoco per eccellenza, un poliziesco a due tempi, ironico e crudele; una matassa difficile da sbrogliare condita di colpi di scena, il tutto appoggiato su una scrittura ironica, piena di giochi di parole, digressioni, metafore e una fantasia straripante. Un vero e proprio esercizio di scrittura che sonda tutti i campi, dal linguaggio gergale alle citazioni colte, dal dialogo alla terza persona senza tralasciare il flusso di pensieri.
È proprio il caso di mettersi comodi sulla poltrona e godersi lo spettacolo.

Detto questo, per chi non si fosse mai tuffato nel colorato mondo di Belville e non sapesse nulla di un bambino che battezza al primo colpo, un cane epilettico, una ragazza che guarda il mondo dall’obbiettivo della macchina fotografica o di un capro espiatorio, allora è decisamente il caso di porre rimedio a questa mancanza e farlo partendo dall’inizio: Il Paradiso degli Orchi.

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Daniel Pennac
TITOLO: Signor Malaussene
EDITORE: Feltrinelli
ISBN: 9788807884061

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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