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Il 25 novembre spazio alla parola: la letteratura come resilienza

Dal 1999 esiste la “Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. Istituita dall’ONU, come data della ricorrenza è stato scelto il 25 novembre di ogni anno. Il 25 novembre è una data simbolica e di grande importanza in cui, però, sono soprattutto social network e talk show a mobilitarsi per ricordarci che le donne quotidianamente subiscono violenze. Si fa a gara per contare le vittime, si tirano fuori numeri e statistiche; in tv si parla di prevenzione, si trasmettono spot con donne dai lividi perfettamente studiati; si pubblicizzano libri che mirano a vendere impietosendo più che a suscitare una vera e propria riflessione… Insomma, si parla, si discute tanto, si ostenta solidarietà e ci si definisce femministi. Nel frattempo, però, gli stereotipi continuano, le violenze pure e il giorno dopo tutto torna come prima.

Ma ogni giorno cosa succede realmente? I numeri delle vittime di violenze di genere oggi dimostrano tutt’altro che i buoni propositi e la caparbietà che, in una giornata istituita come giornata del ricordo, tutti ostentano.

25 novembre giornata mondiale contro violenza sulle donne

Ogni giorno una donna muore a causa della violenza.

Ogni giorno più di una donna, in qualsiasi parte del mondo, subisce violenze. Violenze che vanno da quella fisica, passano per quella sessuale e arrivano fino a quelle psicologiche.

Nonostante la recente istituzione di questa giornata dedicata alle donne, le violenze esistono fin dalla notte dei tempi, e i motivi e i meccanismi che ne risiedono alla base sono tutt’altro che nuovi. Anzi, sono vecchissimi e sempre gli stessi. Noi amanti della letteratura primi tra tutti, dovremmo averne chiara coscienza, sebbene spesso sia difficile leggere tra le righe in una maniera diversa da quella che ci hanno insegnato. Proprio dalla letteratura ,da sempre chiave di interpretazione della vita e specchio della società, possiamo recuperare infiniti esempi e dimostrazioni su come la nostra società patriarcale abbia sempre covato al proprio interno dei meccanismi pericolosissimi che generano violenze e abusi ancora oggi.

A partire già dalla mitologia classica, una serie di innumerevoli casi di violenza fanno da sfondo a dei miti famosissimi in cui ciascuno di noi si sarà sicuramente imbattuto. Citiamo, ad esempio, l’infelice storia della bella Persefone che venne rapita dallo zio Ade, dio dell’oltretomba, e costretta a sposarsi contro la sua volontà. O quella della ninfa Eco o di Dafne che pur di sfuggire rispettivamente a Pan, dio dei boschi, e ad Apollo furono costrette a trasformarsi in voce e in una pianta, rinunciando alla forma umana pur di non cedere alle pretese di chi si arrogava il diritto di poter scegliere per loro.

Moltissimi dèi e personaggi maschili della mitologia, inoltre, erano soliti assumere varie sembianze e utilizzare stratagemmi pur di circuire le loro vittime: cambiando aspetto, improvvisandosi giovani e dolcissimi amanti-mariti, e mescolandosi perfettamente con la “normalità” tanto da non essere realmente percepiti per quello che erano, un pericolo violento. Una cosa che, non andando molto lontano, dovrebbe riportarci ai giorni nostri in cui la maggior parte dei comportamenti violenti viene perpetrata da persone vicine a chi le subisce, come fidanzati o mariti, che intrappolano le loro vittime in una ragnatela di relazioni malate da cui è difficile uscire. Non è atipico, infatti, che la violenza venga celata – anche attraverso i media – dietro la maschera del desiderio o del “troppo amore”.

Ma dalla mitologia classica arrivano anche dei bellissimi esempi di denuncia su cui oggi, soprattutto a scuola, si dovrebbe insistere per trasmettere messaggi importanti. Sono due, in particolare, le figure che, in quest’occasione, preme ricordare: la prima è Aracne, giovane e abile tessitrice, trasformata in un ragno perché ebbe il coraggio di denunciare stupri e abusi compiuti da parte degli dèi, buttando giù il muro di omertà che la circondava. La seconda è Filomela, altra tessitrice, a cui dopo uno stupro, Tereo tagliò la lingua per evitare che riferisse quanto accaduto. Senza perdersi d’animo, Filomela riuscì comunque a denunciare la violenza, tessendo un arazzo in cui rappresentava la scena dell’abuso e inviandolo alla sorella.

Due splendidi casi che, pur rimanendo in ombra e in minoranza, possono risultare estremamente significativi per moltissime donne. Due casi che, accomunati dall’atto della tessitura a sua volta legato a quello del comporre testi, dimostrano quanta forza risieda nella Parola. Ancora una volta, e non a caso, il riferimento all’attualità è automatico: la difficoltà che hanno molte donne nel denunciare degli episodi di violenza, per fattori culturali, ideologici o semplicemente per paura, è uno degli ostacoli maggiori per provare a innescare un’inversione di tendenza. Come dimostrano gli ultimi episodi, però, basta una voce fuori dal coro per far tremare l’intero sistema.

La letteratura, che ha sempre dalla sua l’intramontabile potere dell’immaginazione e le miriadi di possibilità creative, potrebbe essere oggi uno dei canali principali di diffusione di idee rivoluzionarie anche tra le grandi masse. Al di là degli esempi citati e dei libri che il mercato dell’editoria oggi propone al solo scopo di vendere, esistono infatti moltissimi testi contemporanei che, attraverso una scrittura di qualità che ne rende facile e piacevole la ricezione,riescono comunque lasciare il segno. Tre di questi ve li consigliamo noi di Leggeremania: Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf, “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood, “La camera di sangue” di Angela Carter.

25 novembre giornata mondiale contro violenza sulle donne

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Autore

Siciliana e studente di Lingue e Letterature Straniere. Dopo gli studi classici, si è laureata con una tesi su Cesare Pavese e “Il mestiere di vivere”. Attualmente prosegue i suoi studi con un master in Marketing e una laurea specialistica in Letterature Comparate. E’ redattrice presso alcune riviste online in cui si occupa di attualità, arte e cultura. Bibliofila e femminista.

Numero di articoli : 7

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