Uno studio approfondito e appassionato sulla vita e sulla prolifica produzione di una scrittrice riscoperta solo negli ultimi anni restituisce al pubblico l’immagine di una donna dalla ricca interiorità, che osserva il mondo con sguardo feroce e descrive la tragica realtà di cui fu protagonista come un’ineluttabile e caduca epopea umana.

Iréne Némirovsky. Una vita da romanzo. Un romanzo da film di Fiorella SoldàQuello di Némirovsky si può davvero definire un caso letterario. Quando nel 2004, dopo aver assistito alla presentazione di un libro di Myriam Nissin, Denise Epstein si avvicina timidamente all’autrice per chiederle l’autografo, rivelando il suo nome completo, Nissin le dice: «Curioso, hai il nome della più grande scrittrice francese del secolo!» e la donna le risponde: «Era mia madre. Posseggo anche un manoscritto inedito», e scoppia subito il caso Némirovsky post mortem.

Il manoscritto, tenuto nascosto in fondo a una valigia che ha viaggiato per la Francia nelle mani delle due figlie in fuga subito dopo la deportazione della scrittrice francese, viene subito dato alle stampe. Diventato un libro, con il titolo ormai noto Suite francese, ottiene immediatamente un grande successo di pubblico, aggiudicandosi nello stesso anno il Premio Renaudot, per la prima volta assegnato postumo. In Italia uscirà nel 2005 per Adelphi, che continua successivamente a pubblicare tutte le opere della scrittrice francese.

Fiorella Soldà
, umbra di origini venete, fa rivivere la scrittrice russa di origini ebree, poi naturalizzata francese, con un lavoro accurato che ha il merito di raccogliere gli studi e gli approfondimenti sull’autrice condotti negli ultimi anni, in particolar modo il riferimento alle più esaustive biografie di Olivier Philipponnat e Patrick Lienhardt.

Nelle pagine di Irène Némirovsky. Una vita da romanzo. Un romanzo da film, Edizione LuoghInteriori – con il quale l’autrice si è aggiudicata il Premio Letterario “Tracciati Virtuali” di Città di Castello per la sezione saggistica – traspaiono passione e ammirazione verso la scrittrice che visse un’esistenza turbolenta durante la sua infanzia e in giovane età conobbe un rapido successo letterario, per poi essere screditata e accantonata durante il periodo nazista fino a rischiare il successivo oblio.

La scrittrice che pensava per immagini

“Sì, ho avuto una vita già parecchio movimentata. La Russia, la Svezia, l’Europa Centrale… e Parigi. Si potrebbe ricavare una sceneggiatura ricca di avventure da tutto ciò che mi è successo.”

Chi conosce le opere di Irène Némirovsky può confermare le sue parole, perché sa bene che quando ci si immerge nella lettura di uno dei suoi libri è un po’ come sentirsi al cinema. Nel suo saggio Fiorella Soldà ci spiega infatti come la settima arte fosse molto amata dall’autrice. Nei suoi romanzi la struttura narrativa ricalca puntualmente la tecnica del montaggio, e lo stesso romanzo Suite francese risente del simultaneismo filmico.

“Nella mia testa medito progetti di film, perché, come sempre, penso per immagini. I miei personaggi si muovono davanti a me. Soltanto dopo invento i sentimenti.”

Tutta l’esistenza della scrittrice fu contrassegnata da episodi tumultuosi, ed è per questo che Fiorella Soldà dichiara: «Non è possibile separare l’opera letteraria della Némirovsky dall’intera sua vita».

L’autrice del saggio sottolinea, dunque, l’importanza dell’innegabile combinazione vita-romanzo nel caso Némirovsky. Ha così deciso di intitolarle due parti di cui si compone il suo studio, rispettivamente Una vita da romanzo e Un romanzo da film. La lettura del suo lavoro procede pertanto a tappe, permettendo al lettore di seguire i momenti più salienti della vita di Némirovsky, correlandoli alla sua produzione letteraria. I tratti salienti della sua vita si ricavano dalla sua stessa esistenza attraverso le sue opere, in cui le principali tematiche si intrecciano, appunto, a episodi biografici: il fervido e astio contrasto con la figura materna, la solitudine di una infanzia ignorata e la riluttanza verso l’avida vocazione agli affari delle ricche personalità ebree che frequentavano la sua famiglia durante il periodo dell’infanzia, inevitabili fonti di critiche di antisemitismo.

La narrazione procede così dall’infanzia in Russia dove Irène nasce nel febbraio del 1903 da Leonid Borisovich Némirovsky – padre banchiere abile negli affari, una prerogativa che consente una vita agiata alla sua famiglia, originario di Némirov, città in cui si consumeranno violenti episodi di progrom – alla prima adolescenza vissuta in solitudine, perennemente affidata alle cure di amorevoli governanti, risarcimento di un affetto mancato e sempre agognato da parte della madre Anna Margoulis, ricca borghese dedita al lusso e scaltra ammaliatrice, invidiosa della giovinezza della sua stessa figlia; dalla fuga per scampare al pericolo del regime sovietico in seguito allo scoppio della Rivoluzione russa, prosegue fino alla giovinezza borghese in Francia dove Irène cercherà in tutti i modi di integrarsi ai Francesi.

Dotata di una fervida immaginazione e arguta intelligenza, sin da giovanissima si rivelerà avida di sapere. Leggerà i grandi autori francesi: Dumas, Balzac, Gautier, Proust, Colette, dei quali le sue opere risentono l’influenza. Si afferma giovanissima come valida scrittrice che da straniera ha assimilato uno stile francese limpido. La sua produzione si rivela sin da subito prolifica, nonché originale per la lucida capacità di analisi della realtà sociale narrata. Usa spesso pseudonimi per sentirsi una francese tra i Francesi, era questo il suo più grande sogno, ma il Paese tanto amato da cui desidererà sempre sentirsi riconosciuta la tradirà, prima negandole la cittadinanza, poi arrestandola e, infine, demistificando il suo grande talento.

L’analisi prosegue con il matrimonio della scrittrice con Michel Epstein, marito attento e premuroso, per fare riferimento poi alla nascita delle due adorate figlie Élisabeth (in futuro sarà editor di successo e autrice della sognata e toccante biografia materna dal titolo Mirador. Irène Némirovsky mia madre edito da Fazi in Italia) e Denise, verso le quali Irène si rivelerà una madre affettuosa, fino ad arrivare al triste epilogo con l’internamento presso il campo di Auschwitz, dove l’attenderà la morte nell’agosto del 1945, cui seguirà quella del marito l’anno successivo nel medesimo luogo.

Suite francese: dal romanzo…

“Vogliono farci credere che siamo in un’epoca comunitaria in cui l’individuo deve soccombere affinché viva la società, e non vogliono vedere che quella che soccombe è la società affinché vivano i tiranni.”

Una lunga parte del saggio di Fiorella Soldà è dedicato alla genesi, e conseguente triste epilogo, del romanzo incompiuto. Stanca del proprio destino errante, tra il 1940 e il 1942 Némirovsky si dedica al suo grandioso progetto, nonché preziosa testimonianza, che oggi conosciamo con il titolo Suite francese. La scrittrice rivive in queste pagine con struggente nostalgia. Il lettore la sorprende circondata dalle campagne del Bois de la Maie, immersa nei suoi incalzanti pensieri sulla costruzione dell’opera. Aveva fretta di scrivere, circondata da un’aurea malinconica che altro non era che il triste presagio della sorte che di lì a poco l’avrebbe travolta.

“I pini attorno a me. Sono seduta come su una zattera sul mio maglione blu in mezzo ad un oceano di foglie putride inzuppate dal temporale della notte scorsa, con le gambe ripiegate sotto di me. Ho messo nella borsa il secondo volume di Anna Karenina, il Diario di Katherine Mansfield e un’arancia. […] Tra poco cercherò di ritrovare lo stagno isolato. I miei amici calabroni, insetti deliziosi, sembrano contenti di sé e il loro ronzio ha note gravi e profonde. Mi piacciono i toni bassi e gravi nelle voci e nella natura.”

Irène lavorava alacremente e riportava con dovizia di particolari dati geografici e biografici di luoghi e personaggi narrati che avrebbero costituito, secondo i suoi minuziosi e fitti appunti,«Cinque romanzi, cinque titoli che saranno raccolti in una suite e avranno l’allure di una sinfonia». Scrive sulla rara carta che riesce a recuperare, su quei fogli contenuti nella misteriosa valigia che negli anni a venire le sue due figlie porteranno con sé, nascondendola e proteggendola gelosamente, così come era stato loro raccomandato dal padre, durante le numerose e affannose fughe nei più improbabili rifugi.

… al film

Nell’ultima parte del suo lavoro, Fiorella Soldà si sofferma su un singolare approfondimento sul film tratto da Suite francese portato nel 2015 sul grande schermo, l’unico sino ad oggi realizzato e che porta la firma di Saul Dibb. Nonostante il regista compia un lavoro sobrio, per l’impeccabile fotografia e l’ottima interpretazione degli attori, la pellicola si riduce a una storia “d’amor cortese”. Soldà ci tiene a mettere in guardia sul fatto che il film non è che la trasposizione di qualcosa di ben lontano dal romanzo a cui si ispira, e che finisce per ridurlo a un lavoro piatto e senza anima. Argomenta pertanto la sua tesi sostenendo che probabilmente la non riuscita del film è dipesa dalle resistenze della figlia della scrittrice, Denise, la quale temeva si potessero mettere in scena eventuali risentimenti verso gli ebrei. Questo è il motivo che l’aveva fatta sempre desistere dalle richieste di trasposizioni cinematografiche, tentate persino da At e dallo stesso Polansky. Il lavoro di Dibb probabilmente si limita a un’oggettiva trasposizione della realtà alla stregua del procedere naturalistico della scrittura.

Nonostante il film non sia stato in grado di rendere la portata storica dell’ultima grande fatica di Irène Némirovsky, resta l’atmosfera greve del senso di incompiutezza che riporta all’attenzione dei lettori contemporanei il dramma umano e storico che scaturisce dall’analisi disincantata di una tragica sorte che parla, ancora oggi, e lo farà per sempre, attraverso parole, descrizioni e quel non detto che rappresenta il fascino di una vita da romanzo e da film, quale fu quella di Irène.

Perché leggere questo saggio

Il saggio di Fiorella Soldà è un lavoro prezioso che riconsegna al nostro presente un’esistenza misteriosa e drammatica, ma al contempo attraente per la sottesa nota di pericolo che porta in sé. Non dobbiamo dimenticare, come la stessa autrice fa notare all’inizio del suo libro, che le opere di Némirowsky sono la testimonianza di un secolo appena trascorso, il Novecento, segnato da eventi che hanno scosso la coscienza europea e di cui portiamo le tracce nel nostro presente, pieno di paradossi e contraddizioni, sempre in via di interpretazione. Un destino, quello della Némirosvsky, che nasconde le tracce di una decadenza umana, che giunge ai giorni nostri come una vile indecenza e che trae, al contempo, la forza del riscatto attraverso l’universalità dell’urgenza dello scrivere, in grado di ravvisare l’umanità dell’insidia che fanatismi e totalitarismi recano in sé.

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Fiorella Soldà
TITOLO: Irène Némirovsky. Una vita da romanzo. Un romanzo da film
EDITORE: 
LuoghInteriori 2016
PAGINE:
96
ISBN: 
9788868640576

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Shares

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi * sono obbligatori

Shares