Una donna di Annie Ernaux

Una donna di Annie Ernaux – L’Orma Editore, 2018

Una scrittura piatta, fredda, atipica per una voce narrante che racconta il dolore di una morte.

In Una donna, Annie Ernaux edito da L’orma Editore, è distaccata dalle sue stesse parole ma è proprio grazie alle parole che tenta di guarire il trauma per la scomparsa di sua madre.
Può sembrare una contraddizione ma la bellezza di Una donna è proprio lo stile di scrittura scelto per scrivere un memoir che racconta un rapporto indissolubile come quello tra madre e figlia.
In alcune parti del testo, con un tono un po’ fastidioso ma mai scontato, Annie Ernaux fa un tentativo di riscoprire se stessa, utilizza la scrittura come cura contro un dolore indomabile. Non è semplice capire il testo, soprattutto se si legge il libro senza immedesimarsi nel dolore dell’autrice ma è grazie a un incipit asciutto e potente che Ernaux dimostra come scrivere serva per comunicare un’emozione.

“Mia madre è morta lunedì 7 aprile nella casa di riposo dell’ospedale di Pontoise, dove l’avevo portata due anni fa. Al telefono l’infermiere ha detto: «Sua madre si è spenta stamattina dopo aver fatto colazione.» Erano circa le dieci.”

È un inizio pieno di carattere, che racconta un dolore da conoscere, metabolizzare e poi tagliare a fette. In questo incipit c’è una richiesta di aiuto, la voglia di spiegare; c’è l’amore per il ricordo che resta tale solo se diventa scritto. C’è l’attesa di una rivalsa che non arriverà mai e il desiderio di scacciare dei sensi di colpa difficili da mandare giù.

“Tra di noi, le premure, quasi la timidezza di chi non vive più insieme. Per anni, con lei ho avuto solo dei ritorni.”

Annie Ernaux sceglie di sconfiggere la tristezza proprio con la scrittura, ripercorrendo la vita della madre da quando era bambina fino agli ultimi due anni della malattia, che l’ha spenta giorno dopo giorno. È questa la parte più emozionante del racconto, che ti entra dentro perché ti lega a chi scrive, ti porta nel suo mondo e ti fa riflettere sui sentimenti che avresti provato tu se fossi stata al suo posto.
Sembra che la Ernaux scriva un diario di getto. La immagino con carta e penna, seduta bella dritta sul suo scrittoio. Segna con rigore, premendo forte sul foglio. Segna le parole di cui si vuole liberare. Eppure è solo una percezione, perché ogni sua frase è studiata per lasciare un’emozione. Penso sia questo l’aspetto più bello del racconto, insieme alla sua capacità di entrare dentro luoghi e persone.

“Era un luogo indefinito, senza sguardo, in cui ci si sentiva galleggiare, privati di sentimenti e pensiero.”

Ho amato molto questa cura per le parole, il suo desiderio di condividere un dolore in maniera così pura. Ho amato la sua capacità di descrivere fatti, ambienti e anime ed è per questo che voglio rileggerla in altre storie, conoscere meglio questa sua insaziabile voglia di parlare al lettore regalando un pezzettino di sé.

Nelle ultime righe di Una donna leggo la parte più illuminante e vera di tutto il testo, densa di un amore sconfinato, spesso incomprensibile ma anche il più bello che un essere umano conosca.

“Era necessario che mia madre, nata tra i dominanti di un ambiente dal quale è voluta uscire, diventasse storia perché io mi sentissi meno sola e fasulla nel mondo dominante delle parole e delle idee in cui, secondo i suoi desideri, sono entrata.

Non ascolterò più la sua voce. Era lei, le parole, le sue mani, i suoi gesti, la sua maniera di ridere e camminare, a unire la donna che sono alla bambina che sono stata. Ho perso l’ultimo legame con il mondo da cui provengo.”

Insomma, assolutamente consigliato.

SCHEDA DEL LIBRO:

TITOLO: Una donna
AUTORE: Annie Ernaux
EDITORE: L’Orma Editore (2018) – Prima pubblicazione con Editions Gallimard (1987)
Traduttore: Lorenzo Flabbi
PAGINE: 99
EAN: 978-8899793470

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