Caro mondo

di Bana Alabed

Bana Alabed è una bambina di Aleppo che nel 2016, con l’aiuto di sua madre, ha creato un account su Twitter per raccontare al mondo che cosa succedeva ogni giorno nella sua città.
La sua è una richiesta di aiuto, un inno disperato alla vita, un modo per condividere con degli sconosciuti la vita in Siria durante la guerra. Perché Bana la guerra la conosce bene. Ha solo 8 anni ma vive in un paese in guerra da quando ne ha 3. Ha una famiglia che adora e non capisce perché vengono lanciate le bombe, anche se ha imparato a riconoscerne i diversi suoni.

Con il suo account Twitter Bana Alabed è diventata un simbolo per la sua città. I suoi messaggi sono diventati famosi e sono arrivati a personaggi che contano, a cui si è rivolta per chiedere la fine della guerra ad Aleppo. Oggi è rifugiata in Turchia insieme alla sua famiglia e con questo libro, Caro mondo, racconta di innocenza, paure, sofferenze ma anche speranza.

Edito da TRE60, Caro mondo tocca il cuore del lettore e aiuta a conoscere meglio la vita delle famiglie in guerra, che combattono ogni giorno per restare vive senza avere nessuna colpa, se non quella di essere nate in un paese che porta tante sofferenze.

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AUTORE: Bana Alabed

TITOLO: Caro mondo

EDITORE: TRE60

PAGINE: 217

ISBN: 978-8867024575

In questo libro Bana non è soltanto il simbolo dell’innocenza per quello che ha raccontato con gli occhi di una bambina di 8 anni. Le sue parole sono leggere e proprio per questo arrivano dritte al cuore di chi legge. Grazie alla sua richiesta di aiuto su twitter, secondo Time Bana Alabed è al 12°posto tra le 25 personalità più influenti su internet; per Il Corriere della Sera tra le 100 donne più stimate nel 2017.

Da Caro mondo si legge:

Volevo scrivere ogni giorno su Twitter per raccontare alle persone come fosse brutto Aleppo e quanto fossi spaventata, cioè tante volte. Ma era anche divertente raccontare al mondo cose carine, come quando mi caddero i denti. La mamma mi avrebbe aiutato a capire cosa dire in inglese. Facemmo anche molte fotografie e video, così che il mondo potesse vedere cosa stava succedendo in Siria. Avevo paura che la gente non ci avrebbe creduto, se non avesse visto quanto era brutto.”