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Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf

Una stanza tutta per sè, l’illuminante visione della Woolf del rapporto tra le donne e la letteratura.

 

una-stanza-tutta-per-sè-Woolf-newton-compton-editoriUna stanza tutta per sé è un saggio della scrittrice inglese Virginia Woolf pubblicato nel 1929 e basato su due conferenze tenute a Newnham e Girton (due college femminili dell’Università di Cambridge) l’anno precedente.
Innanzitutto il titolo si riferisce all’impossibilità delle donne di avere “una stanza tutta per sé”, una sorta di salottino in cui poter godere della propria privacy e con tranquillità potersi dedicare alla scrittura. Quello che succedeva era spesso che queste donne fossero costrette a scrivere nei soggiorni delle loro case, in cui si svolgeva la normale vita di tutta la famiglia, tanto che il nipote di Jane Austen – che poi pubblicò le sue memorie – si chiedeva come lei riuscisse a fare tutto quello che fece. E parliamo della scrittura di libri, perchè se scrivevano lettere era tutto considerato normale.
La donna è sempre stata tenuta lontana dalla letteratura, in parte fino ai primi del’ottocento, epoca in cui le scrittrici smettono di celarsi dietro uno pseudonimo (pensiamo a Currer Bell, alias Charlotte Brontë, o a George Eliot, alias Mary Anne Evans) o di pubblicare come “anonimo” i loro scritti. La Woolf fa una sorta di excursus storico-sociale della condizione della donna, parlandoci di come potesse essere considerata negli anni. Nelle enciclopedie storiche, ci dice, si legge a chiare lettere che anticamente ella era assoluta proprietà dell’uomo che poteva farne ciò che voleva, compreso picchiarla, perchè ritenuta inferiore, quasi come se servisse solamente a fare i figli. E stupisce il fatto che almeno fino all’epoca di cui abbiamo detto su, a parlare delle donne fossero esclusivamente gli uomini. La Woolf avverte, rivolgendosi alle studentesse del college (da notare l’importanza del luogo da cui parte la disquisizione, il posto per eccellenza dove si forma la cultura e che per molto tempo è stato vietato alle ragazze):

Avete idea di quanti libri si scrivono sulle donne in un anno? Avete idea di quanti sono scritti da uomini? Sapete di essere l’animale forse più discusso dell’universo?

E così va avanti parlandoci di come molte donne fossero talmente intrappolate nell’opinione che il “sesso forte” aveva di loro che lasciavano trasparire dai loro versi o dalla loro prosa quel senso di soffocamento che la Woolf vuole tentare di estirpare dagli animi delle nuove generazioni. Eccezioni di tutto questo, però, erano autrici come Emily Brontë o Jane Austen che sfruttarono appieno il loro potenziale (la prima, dice la Woolf, aveva più slancio creativo, ma la seconda ebbe più astuzia) evitando di rimanere invischiate nel loro astio verso chi era comunemente considerato superiore a loro. Grazie a questa loro libertà oggi possiamo godere di personaggi meravigliosi, uno fra tutti Elizabeth Bennet.
Indicativo è il passaggio in cui l’autrice prova a immaginare come sarebbe stata la vita di un’ipotetica sorella di Shakespeare (nella realtà morta molto giovane), una “poetessa che non scrisse mai una parola”. Magari sarebbe stata molto dotata ma i genitori, in quanto femmina, non l’avrebbero mai mandata a scuola e quando avesse provato a leggere qualcosa l’avrebbero chiamata per controllare uno stufato o rammendare le calze. Magari l’avrebbero amata e sarebbe stata la pupilla del padre, ma sarebbe sempre stata una donna, niente di più. Ecco la storia, quindi, di una donna che avesse avuto lo stesso genio di Shakespeare.
La Woolf successivamente ci fornisce la sua idea del perfetto scrittore, una persona dalla mente androgina, che sappia far confluire nella scrittura la sua parte femminile e la sua parte maschile, perchè a parte pochi ogni individuo possiede dentro di sé una parte dell’uno e dell’altro sesso; idea contestata oggi dal femminismo più radicale che la considera quasi un compromesso con il genere maschile.
Questo saggio, pur rivendicando i diritti (sociali ma soprattutto letterari) della donna, evita di scadere in una sterile critica contro il genere maschile. Virginia Woolf, in maniera astuta ed elegante, non ci dice che l’uomo è sempre stato malvagio con le donne e non tenta neanche di spiegare le cause di questo atteggiamento con strane ipotesi. Lei ci racconta cosa è successo nei fatti, ci racconta alcune delle opinioni che i grandi uomini avevano del sesso debole (ad esempio Pope scrisse “Le donne per lo più non han carattere affatto” nei Moral Essays e John Langdon Davies, in A short History of Women dice: “Quando non si desiderano figli, le donne non sono necessarie”). Soprattutto ci dice: la rivalità tra i sessi è una cosa che deve essere relegata all’età scolastica dove tutto è visto in termini di “squadre” che devono vincere le une sulle altre; non bisogna opporre un sesso all’altro per dire che uno è migliore dell’altro, perchè di certo non si vince un premio. Bisogna riconoscere i meriti e difetti di entrambi così da essere tutti sullo stesso piano.
E’ un avvertimento alle donne affinchè si facciano spazio nel mondo e riescano ad avere quella stanza tutta per sé di cui hanno bisogno per esprimersi. A conclusione di tutto il suo discorso la Woolf si rivolge alle donne con un grande incoraggiamento e, partendo sempre dalla sorella di Shakespeare, dice:

Ora io credo che questa poetessa, che non scrisse mai una parola e venne sepolta presso un incrocio, vive ancora. Vive in voi e vive in me, e in molte altre donne che non si trovano qui questa sera, perché stanno a casa a lavare i piatti e a far dormire i bambini. Tuttavia essa vive; perché i grandi poeti non muoiono; sono presenze perenni, hanno bisogno soltanto di un’opportunità, mi sembra, siete finalmente in grado di offrirgliela voi. Perché io credo che se viviamo ancora un altro secolo – parlo della vita comune, che è la vera vita, e non delle piccole vite isolate che ognuno di noi vive come individuo – e riusciamo ad avere cinquecento sterline l’anno, ognuna di noi, e una stanza propria; se abbiamo l’abitudine della libertà e il coraggio di scrivere esattamente ciò che pensiamo; se usciamo un attimo dalla stanza comune di soggiorno e vediamo gli esseri umani non sempre in relazione l’uno con l’altro bensì in relazione con la realtà; e anche il cielo e gli alberi o ciò che si voglia; se guardiamo oltre lo spauracchio di Milton, poiché nessun essere umano ci può chiudere la visuale; se guardiamo in faccia il fatto, poiché si tratta di un fatto, che non c’è un solo braccio al quale appoggiarsi, ma che dobbiamo fare la nostra strada da sole e che dobbiamo essere in relazione con il mondo della realtà e non soltanto con il mondo degli uomini e delle donne, allora si presenterà finalmente l’opportunità, e quella poetessa morta, che era sorella di Shakespeare, ritornerà al corpo del quale tante volte ormai ha dovuto spogliarsi.


VOTO:
10

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Virginia Woolf
TITOLO: Una stanza tutta per sè
EDITORE: Newton Compton – Ed. Grandi Economici
PAGINE: 128
EURO: 0,99
ISBN: 978-88-541-5263-2
Formato Kindle: Una stanza tutta per sé (eNewton Classici)

NOTA SULL’AUTRICE

Virginia-woolfVirginia Woolf nacque a Londra nel 1882. Crebbe in un ambiente letterario certamente stimolante. Fu a capo del gruppo di Bloomsbury, circolo culturale progressista che prendeva il nome dal quartiere londinese. Con il marito fondò nel 1917 la casa editrice Hogarth Press. Grande estimatrice dell’opera di Proust, divenne presto uno dei nomi più rilevanti della narrativa inglese del primo Novecento. Morì suicida nel 1941. Tra i suoi romanzi ricordiamo: Gita al faro, Mrs Dalloway, Orlando, Notte e giorno, La crociera.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA




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Autore

laureata in lingue e culture moderne e studentessa in lingue e letterature moderne dell'occidente e dell'oriente. Siciliana, amante della sua terra e dei libri, coltiva anche altre passioni come danza e sport. Generalmente predilige i grandi classici, soprattutto italiani e inglesi, ma ama spaziare in tutti i campi della letteratura senza precludersi nulla.

Numero di articoli : 41

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