La citazione di oggi riguarda un classico intramontabile della letteratura, Cime tempestose.

“Il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne che stanno sotto quegli alberi: una fonte di piacere ben poco visibile, ma necessaria. Nelly, io SONO Heathcliff! Lui è sempre sempre, sempre nella mia mente: non come una gioia, non più di quanto io lo sia per me stessa, ma come il mio stesso essere.”

Rispetto alla citazione della scorsa settimana questa è forse meno conosciuta. Ma sveliamo subito il mistero: è tratta da Cime tempestose, l’unico romanzo scritto da Emily Brontë e pubblicato per la prima volta nel 1847.

Il romanzo, che si potrebbe intuire come prediletto da un pubblico femminile, poiché racconta in sostanza di una storia d’amore, in realtà è molto amato – forse senza troppo clamore nel rivelarlo – anche dagli uomini, soprattutto perché la tematica amorosa è affrontata con tinte decisamente oscure, che lo rendono a pieno diritto un romanzo gotico.

Ma veniamo alla storia vera e propria che la penna geniale di Emily Brontë ci ha regalato. Si tratta della lunga saga che coinvolge due famiglie ma i due personaggi che tengono il lettore inchiodato al romanzo sono i Catherine Earnshaw e Heathcliff, inizialmente bambino di strada portato a casa (la magione si chiama proprio Cime tempestose) dal padre di Cathrine.

Tra i due si sviluppa un sentimento – che per Heathcliff nasce già dall’infanzia – che si fa sempre più intenso e diventa, alla fine, distruttivo, ma non entro nei dettagli, il romanzo ha su ogni lettore un impatto diverso e merita una lettura personale!

La citazione scelta rappresenta uno dei punti centrali del testo: Nelly, la governante di Cime tempestose, che è anche una dei narratori, intuisce il potenziale devastante del sentimento che lega Heathcliff a Catherine e cerca di frenare la caduta dei due protagonisti proponendo una separazione, secondo il motto “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”.
La soluzione di Nelly si rivela, come dimostra la risposta di Cathrine, ingenua.

La separazione fisica non può portare all’allontanamento sentimentale perché Cathrine non può allontanarsi da se stessa. La protagonista definisce infatti ciò che la lega a Heathcliff non come un sentimento (d’amore, di rispetto, di passione, di appartenenza e via dicendo) ma come una totale identificazione.
Cathrine non è innamorata di Heathcliff, non è legata a lui in maniera più o meno intensa, Cathrine non può scindere se stessa da Heathcliff perché sarebbe come scindersi da se stessa.

Questa identificazione – che vale sia per Cathrine sia per Heathcliff – è, contemporaneamente, la rovina e la grandezza dei personaggi. È anche quello che ci conquista come lettori, perché ci chiede di fermarci a riflettere su quello che dice Cathrine, su quel “Nelly, io SONO Heathclifff”.

Possiamo davvero capire il senso di questa affermazione? Tutti noi abbiamo provato sentimenti molto intensi (d’amore ma magari anche di rabbia, di orrore) ma siamo mai riusciti ad essere qualcun altro senza essere altro da noi perché ci siamo identificati completamente?
Anche la persona più vicina a noi in fondo è diversa da noi, anche solo per piccole cose.
Anche della persona con la quale condividiamo di più, ci sono comportamenti che non sempre possiamo comprendere pienamente perché noi, in determinate circostanze, agiremmo diversamente.

Ci capita spesso di pensare di conoscere una persona “come noi stessi” eppure a volte di non capirne le scelte o le reazioni o gli atteggiamenti.
In fondo però, non ci succede anche con noi stessi? A me è capitato più volte di stupirmi di un comportamento o di una reazione e di dirmi “questa non sono io”.
Davvero è così, oppure ero io e non sapevo di esserlo?

Insomma, credo che la frase di Cathrine arrivi così diretta al lettore e faccia da sola del romanzo di Emily Brontë un capolavoro perché ci pone davanti ad una delle sfide più grandi che ognuno di noi deve affrontare: conoscere se stesso.

Possiamo ammirare Cathrine per conoscersi talmente bene da sapere di essere identica ad un altro essere umano, col quale si indentifica completamente.
Oppure possiamo trovare in lei la debolezza, tutta umana, di chi ha trovato una versione di se stessa e si è fermata lì, destinandosi alla rovina.
In fondo noi siamo sempre versioni diverse di noi: cresciamo e cambiamo perché solo così possiamo dire di essere sempre vivi.

Forse ci conosceremo un po’meno bene di quanto Cathrine conosceva se stessa ma, in continua trasformazione, avremo sempre una possibilità di salvarci.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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