La tragedia di un giovane soldato americano rimasto orribilmente mutilato da una bomba si trasforma in un inno alla pace drammatico e struggente.

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Dalton Trumbo era un famoso sceneggiatore americano noto per i suoi successi cinematografici fin dagli anni Quaranta. Fu inserito dal 1950 nella lista nera degli artisti americani per la sua adesione al Partito Comunista e alla “Hollywood ten”, un elenco di dieci professionisti del cinema americano che si rifiutarono di testimoniare davanti al comitato per le attività antiamericane.

Utilizzando diversi pseudonimi vinse due oscar, il primo nel 1953 con Vacanze Romane, e il secondo nel 1956 con La più grande corrida. Grazie al successo dei suoi lavori fu in seguito reintrodotto ufficialmente nell’ambiente cinematografico e poté di nuovo utilizzare il suo vero nome.

E Johnny prese il fucile, scritto nel 1938 come apologo contro ogni tipo di guerra, uscì nel 1939 quando gli Stati Uniti stavano per intervenire nella Seconda guerra mondiale. Dopo l’attacco di Pearl Harbor il libro fu occultato per ricomparire nelle librerie dal 1945 e ritornare alla ribalta ogni volta che gli Stati Uniti entravano in guerra (Corea, Vietnam). Nel 1971 Dalton Trumbo riuscì a realizzare un film tratto dal romanzo, debuttando anche come regista (uno spezzone del film è presente nel videoclip del singolo One dei Metallica).

La trama

Joe Bonham è un giovane soldato americano partito per il fronte durante la Prima guerra mondiale. Nell’ultimo giorno del conflitto viene colpito da una cannonata e scampa alla morte grazie a un prodigioso intervento chirurgico. A causa dell’esplosione perde parte della faccia e con essa l’udito, l’olfatto, la vista e la parola, e gli vengono amputate entrambe le braccia e le gambe. Quello che resta di lui è «un ammasso di carne pensante», un tronco umano senza possibilità di interagire con il mondo esterno.

Il libro si divide in due parti: i vivi e i morti. La storia è narrata con un continuo alternarsi tra i flashback del protagonista che rivive il proprio passato e la giovinezza in America, e i flussi di coscienza durante i quali Joe in un letto d’ospedale affronta i propri incubi, prende lentamente consapevolezza della condizione in cui si trova, e poi tenta di instaurare un legame con il mondo dei vivi.

Dalton Trumbo descrive con abilità e delicatezza la vita di un diciannovenne della provincia americana, le sue emozioni più semplici, gli amici e la famiglia. Viene sottolineato in particolare il tenero rapporto col padre nel periodo che segna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, raccontato attraverso il toccante episodio di una gita a pesca. E poi le delusioni, le amicizie, il tradimento, l’amore per Karen, fino alla partenza controvoglia per «una guerra non sua».

Man mano che il focus della storia si sposta direttamente nella stanza di ospedale di Joe, il lettore ha sempre più la sensazione di compenetrarsi con la realtà del protagonista, nei suoi sforzi quotidiani, in primo luogo quello di distinguere il giorno dalla notte e la realtà dal sogno, e poi altri come ad esempio riuscire a contare i giorni che passano o distinguere le diverse infermiere che lo assistono.

Il tutto in un susseguirsi di emozioni che vanno dalla più cupa disperazione all’eccitazione per la semplice scoperta del calore del sole sulla fronte che indica il sorgere di una nuova giornata. Più la sua condizione sembra disperata, più John riesce a trovare una forza straordinaria dentro di sé per riemergere dal mondo dei morti a cui sente di appartenere e per cogliere la vita attraverso i segnali più deboli e insignificanti che recepisce. Sarà proprio questo a spingerlo a sforzarsi di comunicare con l’esterno utilizzando il linguaggio del corpo. Con uno sforzo sovrumano per la sua condizione, e una determinazione incrollabile, riuscirà a stabilire un contatto che porterà a un finale sorprendente e straordinario.

Ispirato da un fatto realmente accaduto nel corso della Prima guerra mondiale, E Johnny prese il fucile supera le barriere del tempo per restare un libro sempre attuale, ed è per questo ritenuto il più grande romanzo sul tema degli orrori causati dalle guerre.

Nascosta sotto qualche bella collina rotonda che è come il seno di una donna sulla solida pelle della terra nascosta sotto la collina in qualche sconosciuto deposito di munizioni c’è la mia bomba. È pronta. Presto ragazzo fai presto soldato non ti attardare finisci quello che hai da finire non ti è rimasto molto temo ormai.

Considerare questo libro come una semplice requisitoria contro la guerra è riduttivo. Dalton Trumbo, utilizzando un tipo di scrittura volutamente priva di punteggiatura, rende efficace il messaggio che vuole trasmettere: scuotere le coscienze dal profondo attraverso un grido di indignazione, lanciare un attacco alle scienze e all’esercito e porre l’interrogativo sull’esistenza di Dio. Un grido di sdegno che si leva dal letto di una vittima della barbarie bellica, da un mutilato, un relitto, un morto tra i vivi, un uomo ridotto a un torso di carne umana. Eppure è proprio da quello che rimane di un uomo che arriva un messaggio forte e invincibile, così forte da spaventare coloro che lo circondano.

Ho cominciato la lettura di questo libro quasi per caso mentre ascoltavo la canzone One dei Metallica (uno dei miei gruppi musicali preferiti), in cui si vede uno spezzone del film tratto dal romanzo. Così come spesso accade, proprio dal caso nascono le esperienze più belle.

Un libro meraviglioso che lascia qualcosa a chi lo legge: un insegnamento di vita.

SCHEDA LIBRO:

AUTORE: Dalton Trumbo
TITOLO: E Johnny prese il fucile
EDITORE: Bompiani – Collana I grandi tascabili
PAGINE: 272
ISBN: 9788845254628

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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